CI HA LASCIATO GIÒ DI BATTE, IL PITTORE DEL CICLISMO

LUTTO | 18/09/2026 | 18:31
di Pier Augusto Stagi

Il mondo del ciclismo piange un grande amico: ci ha lasciato oggi Giò Di Batte. Livornese, classe 1944. Di Batte era un noto e apprezzato artista e un grandissimo appassionato di ciclismo, tanto da aver realizzato numerose opere per celebrare le gesta di grandi campioni. Le sue opere sono state spesso esposte in contesti ciclistici e importanti competizioni come il Giro d’Italia.


In questo triste momento giungano alla moglie Roberta, al figlio Daniele, per alcuni anni ciclista professionista, e a tutta la famiglia di Giò le più sentite condoglianze della redazione di tuttoBICI, tuttobiciweb e tuttobicitech.  


Del ciclismo ha sempre amato i colori, e Giò Di Batte, con i colori, ha reso il mondo più bello. Oggi il ciclismo perde un amico, un grande appassionato, un vero innamorato del nostro sport, che ha saputo tratteggiare con maestria, sapienza e garbo una disciplina che ha varcato i limiti della strada, entrando nel mondo dell'arte. Un artista a tutto tondo, Giò, che dopo aver praticato il ciclismo da ragazzo ha conservato nel cuore e nella mente quella bicicletta, dando sfogo a due passioni: la pittura e le due ruote.

È stato ribattezzato "il pittore dei ciclisti", ma forse questa definizione è stata fin troppo riduttiva, anche se a Giò, inguaribile innamorato, non dispiaceva neanche un po'. Nutriva un amore incondizionato per la bicicletta, per il Giro d'Italia e per il Tour de France, ai quali ha donato la sua creatività.

Giò Di Batte non avrebbe bisogno di presentazioni, perché per anni è stato amico di corridori e organizzatori, essendo un frequentatore di corse, insieme a Roberta, la sua adorata moglie, e al piccolo Daniele, che, fattosi grande, gli ha dato anche la soddisfazione di correre e di arrivare nel mondo dei grandi.

Lui, grande, lo è stato per davvero, e a testimoniarlo sono le decine e decine di mostre che ha realizzato in Italia e in Europa, oltre alle attenzioni ricevute dai maggiori quotidiani nazionali e internazionali, anche di matrice sportiva.

Il suo cammino nel mondo dell'arte parte da molto lontano. Fin da ragazzino viene incoraggiato dal padre, che intravede nel figlio grandi doti artistiche; per questo il piccolo Giò si dedica anima e corpo alla pratica del ciclismo e allo studio della pittura. Forza e passione, esperienza e tecnica, sono alla base di queste due discipline, apparentemente lontane eppure vicinissime: Giò le ha rese quasi la stessa cosa. Sport e pittura uniti da un amore comune, alimentato dal suo estro e da un uso del colore assolutamente personale.

Nel 1972 viene invitato all'esposizione nazionale di artisti contemporanei nel chiostro dei frati di Pietrasanta, insieme ad Annigoni e Acci, Miró e Gentilini, Primo Conti e Lucio Fontana, Ana Salvatore e Scanavino. Forse, però, l'emozione più grande è stata la sua partecipazione alla XII Quadriennale d'Arte di Torino, nel 1974, in compagnia di grossi calibri come Cantatore e De Chirico, Baj e Sassu, Guttuso e Brindisi. Ma il ciclismo è rimasto sempre lì, a volte in sottofondo e altre in primo piano, a seconda del suo stato d'animo, a seconda del suo ritrovato amore.

Tante e suggestive le opere dedicate ai ciclisti: da Marco Pantani a Felice Gimondi, da Eddy Merckx a Francesco Moser, da Beppe Saronni a Claudio Chiappucci. I suoi pennelli hanno generato emozione, rilanciando campioni e le loro storie. Ha immortalato fatiche e sudori in splendidi scenari paesaggistici, fatti di montagne e pianure, campi di girasoli e vedute di ulivi. Non ha mai parlato di sconfitte, forse neanche di vittorie, ma soltanto di protagonisti, di uomini, e della loro vita.

Diventa così "il pittore dei ciclisti" e la sua fama travalica i confini nazionali. Il Centro Congressi "Il Ciocco", in occasione del 78° Giro d'Italia, lo invita a esporre le sue opere, tra le quali alcuni dipinti ispirati alla poetica del grande ciclismo, senza però dimenticare mai, nemmeno per un attimo, la natura: la sua vera musa ispiratrice.

Grazie a una mano ispirata e sciolta, morbida e spontanea, riesce a creare momenti di profonda sensibilità attraverso composizioni di oggetti di un tempo (calamai, brocche e oggetti antichi), apprezzati da tantissimi amici che ne hanno fatto collezione, da Alcide Cerato a Vittorio Feltri, che, da direttore del quotidiano "Libero", nel gennaio 2007 gli rende omaggio dedicandogli, nella rubrica "Costume & Società", un ampio servizio.

Le sue opere fanno parte di collezioni private negli Stati Uniti, in Germania, in Francia e nella Repubblica Ceca, oltre a essere presenti in diverse città italiane come Firenze e Roma, Milano e Palermo, Torino e tante altre.

Oggi quella sua mano si è fermata, posando un pennello che sapeva rendere visibili i propri sogni. Oggi quella tela bianca non potrà più essere colorata. Ci resta il ricordo di un amore e le sue opere, testimonianza di ciò che è stato e di ciò che continuerà a essere. Per sempre.


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