Giochi&Doping: già 38 i casi di positività

| 04/08/2008 | 18:13
Mancano ancora cento ore al via ma sono gia' 38 gli atleti fermati per doping e che avrebbero invece dovuto prendere parte in questi giorni agli ultimi preparativi per le Olimpiadi di Pechino (senza contare una lunga serie di infortuni "sospetti" che hanno decimato molte selezioni nazionali in diversi sport, uno su tutti il tennis). Un bilancio che molto probabilmente e' destinato a salire, viste anche le massicce misure messe in atto dagli organizzatori di Pechino 2008 per individuare i casi di uso di sostanze vietate ai Giochi. Il laboratorio antidoping cinese, rinnovato proprio in vista delle Olimpiadi, ha annunciato che verranno effettuati 200 test al giorno, per arrivare al termine delle olimpiadi a quota 4500 controlli, anche grazie alle 41 drug-testing stations che verranno allestite nei luoghi delle gare. Quella contro le sostanze dopanti e' stata definita dal Bocog, il comitato organizzatore dei Giochi, ''la madre di tutte le battaglie''. E una battaglia e' stata gia' vinta: quella dei numeri. Quattro anni fa ad Atene i test effettuati furono ''appena'' 3700, mentre a Sydney, nel 2000, ''solo'' 2800. Ma se ad Atene 2004 i casi di doping furno 26, il presidente del Cio, Jacques Rogge, alcuni giorni fa non ha nascosto che a Pechino 2008 saranno almeno il doppio. E non e' servito mettere in moto l'imponente macchina dell'antidoping cinese per far alzare subito la guardia: dal 17 giugno ad oggi, infatti, ben 38 atleti di diverse discipline e altrettante nazionalita' sono stati ''pescati'' con sostanze proibite nel sangue. Il primo caso e' scoppiato in Grecia: il 17 giugno undici elementi della squadra di sollevamento pesi sono stati trovati positivi al doping. Appena 10 giorni dopo (il 27 giugno), un dorsista della squadra di nuoto cinese, Ouyang Kunpeng, viene radiato dalla sua federazione per uso di sostanze proibite. Passano poche ore e, sempre il 27 giugno, altri 11 atleti della Nazionale di Sollevamento Pesi della Bulgaria vengono trovati positivi a un controllo antidoping. Il 2 luglio e' ancora la Cina al centro della bufera: il lottatore Luo Meng viene trovato positivo a uno steroide. L'8 luglio e' la volta della mezzofondista romena Liliana Popescu, mentre l'11 il velocista greco Dimitrios Regas annuncia di essere risultato positivo a uno steroide. Nel bel mezzo del tour de France (17 luglio), invece, scoppia il caso Ricco': il corridore emiliano risulta positivo all'Epo di ultima generazione. Vincenzo Nibali prede il suo posto sull'aereo che porta a Pechino. Poi tocca agli Usa con la nuotatrice Jessica Hardy (24 luglio), risultata positiva ad uno stimolante. Il 28 c'e' ancora l'Italia: la campionessa del mondo di Ciclismo su Strada, Marta Bastianelli, trovata positiva ad un diuretico. Il 31 luglio due atlete romene, Elena Antoci e Cristina Vasiloiu, vengono cancellate dalla lista olimpica del proprio Paese per un sospetto uso di sostanze dopanti. Lo stesso giorno sei atlete russe, tra le quali Yelena Sebolova, vengono sospese dalla Iaaf per manipolazione dei campioni in occasione di un controllo. Il primo agosto nel sangue del fiorettista italiano Andrea Baldini, tra i favoriti per la conquista del podio olimpico, vengono rilevate tracce di una sostanza diuretica vietata. L'Italia sale quindi tra i gradini piu' alti di questo ''triste'' podio e la reazione del Coni e' durissima: anche oggi il presidente Gianni Petrucci, al suo arrivo a Pechino, ha ribadito che ''chi sbaglia va a casa, senza appello. E quando un'organizzazione sportiva interviene come siamo intervenuti noi credo sia segno di serieta': saremo inflessibili''.
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