SIMONI. «IL TOUR DE FRANCE? LÌ HO CONOSCIUTO LA FATICA VERA»

INTERVISTA | 23/06/2026 | 08:20
di Lucia Blini
A modo suo. Il rapporto con la bici non si interrompe mai, neanche quando non ci sali per due mesi, come successo tra aprile e giugno. Poi succede che Gibo Simoni in bici ci ritorni e non la molli per una settimana, anzi in sella tutti i giorni. Anche solo per una commissione.

E un filo che parte da lontano, e che adesso vive una stagione nuova. Quella di padre, alle prese con un figlio, Enrico, 20 anni e la decisione - dopo il diploma di scuola superiore - di essere corridore al cento per cento.


«È sicuramente più difficile per lui che per me - ci racconta il due volte vincitore del Giro d’Italia - io ero figlio di contadini e non avevo pressioni, anzi. Enrico (che ieri ha compiuyto 20 anni e corre nella Campana Imballagi - Morbiato - Trentino, ndr) invece ha inevitabilmente a che fare con il confronto con me. Ma siamo diversi, soprattutto come carattere: lui tranquillo, buon ragazzo. Uguali però nell’impegno».


La fatica, quella che non hai mai temuto.
«Non mi sono mai tirato indietro, ed è questa esperienza che cerco di trasferire ai ragazzi che incontro: quelli ungheresi della MBH Bank, quelli dai 5 ai 18 anni dell’Unione Sportiva Montecorona (la società storica, con i suoi 75 anni, che ha visto tra i suoi “figli” Aldo e Francesco Moser, poi il sottoscritto e Moreno) della quale sono consigliere, poi da organizzatore della cronoscalata Festa dell’uva a Palù e in tutte le occasioni in cui vivo ancora il ciclismo».

A proposito di fatica, si avvicina il Tour de France.
«Ecco, parliamo di fatica quella vera. Ricordo il mio primo Tour, anno 1995. Fummo chiamati (l’Aki era riserva) all’ultimo momento per sostituire la squadra di Luc Leblanc che fallì poco tempo prima. Così a ridosso, i più disponibili a partire fummo noi giovani. Che esperienza tosta..Ero sempre dietro, ho capito lì che non si muore di fatica».

Poi ne sono arrivati altri di Tour, anche una vittoria di tappa, nel 2003 a Loudenvielle sui Pirenei. Quest’anno come la vedi la Grande Boucle?
«Con Pogacar al via, c’è poco da inventarsi. Da tempo dico a chi mi chiede di lui che ha già fatto tutto da giovane, ma fino almeno ai suoi 30 anni resta il più forte. Puo’ succedere che sbagli, e allora bisogna farsi trovare pronti».

È il consiglio, quello di farsi trovare pronto, che dai anche a tuo figlio?
«Sì, che continui con serietà e voglia di fare. E invece a tutti i bambini e ragazzini che si affacciano al ciclismo di divertirsi. Amo rivedere me in loro, con quelle bici che sembrano così grandi. Ripenso alla mia, costruita smontando pezzo per pezzo quella che mio fratello aveva portato a casa da un cantiere e dipinta poi di color rosso Ferrari. Ecco tutto è partito da lì».

Un bel viaggio, Gibo. Un filo che non si spezza, nemmeno dopo due mesi di bici chiusa in garage. Poi si torna in sella e si va..anche a tifare per un figlio che sogna in grande.


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COMMENTI
Lisbona 2001
23 giugno 2026 11:17 Ale1960
Grande Gilberto! Quel mondiale, con lo sconsiderato inseguimento di Lanfranchi, grida ancora vendetta. Non me lo dimenticherò mai. Per il tuo valore, hai vinto poco. Però averlo ora uno come te.

Il Gibo
23 giugno 2026 14:23 Craven
C'è chi viene inseguito, per errore, per ragioni sue, di sponsor, chissà, e chi a sua volta insegue quando non ne avrebbe bisogno. Ogni riferimento non è puramente casuale. La cosa che non è mai mancata a gibo è l'orgoglio, in alcuni casi anche troppo, ma penso nessuno possa negarlo ed è una cosa che lo ha sempre contraddistinto. Nel poco/nulla soprattutto italiano di oggi, avercene di gibo, anche così com'era, avercene.

Al Tour rimediò delle gran figuracce
23 giugno 2026 14:52 pickett
Staccandosi anche dai velocisti,e facendo perdere la pazienza persino ad Auro Bulbarelli,che gli consigliò in diretta di starsene a casa,se non aveva voglia di correre.

Pickett
23 giugno 2026 17:46 Buzz66
Io tutte queste figuracce non me le ricordo proprio…invece ricordo bene la sua splendida vittoria di tappa sui Pirenei.
Dopo aver stradominato il Giro.
Dí sicuro non aveva la qualità per fare bene entrambi, ma sette podi al Giro…ad avercene come lui!

Picket
23 giugno 2026 18:16 Frank46
Ti ricordo che lui faceva il Giro. Anche Nibali quando puntava al Giro ad un certo punto lo ritrovavi trai velocisti nonostante tutto l'impegno del mondo.

Però sia Nibali che Simoni in quelle situazioni non si sono ritirati. Nel caso di Simoni ricordo bene che il suo fisico proprio non lo sopportava il doppio impegno , in svariate occasioni lo abbiamo visto con vistosissimi sfoghi sulla bocca e diceva di avere la febbre.

Però resisteva e poi appena stava un pò meglio andava all'attacco. Tant'è che vinse una o due bellissime tappe di montagne.

Stessa cosa Nibali e anche lui vinse una bella tappa... mi riferisco ad un occasione in cui fece il Giro, tentò inizialmente di rimanere in classifica e poi di colpo si ritrovo ad arrivare a fatica con i velocisti, salvo poi resistere e ritrovare una forma quantomeno decente per puntare ad un successo parziale.



All'epoca dopo Armstrong in salita Simoni era uno dei migliori assieme ad Eras e a qualche passistone che si giocava il podio al Tour. Ullrich in realtà stava quasi sui livelli di Armstrong però era anche solito avere delle giornate no, però di certo Simoni non era inferiore a Beloki, Vinokurov ecc ecc.

Avesse preparato a puntino qualche Tour era da top 5 malgrado le cronometro infinite di quegli anni. Con percorsi meno inadatti agli scalatori si poteva anche giocare il podio.

Ovviamente da scalatore puro e da corridore italiano non aveva alcun senso non poter fare il Giro per andare a puntare tutto su un Tour de France a misura di passistoni dove comunque non avrebbe potuto ambire al podio.

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