VAN DER POEL. «SAREBBE STATO BELLO VINCERE, IL LAVORO AL CALDO STA DANDO I SUOI FRUTTI»

PROFESSIONISTI | 21/06/2026 | 08:00
di Francesca Monzone

A volte, nel ciclismo, la differenza tra una vittoria memorabile e una delusione che non ti aspetti si misura in pochi metri. È quello che è accaduto nella cronometro del Giro di Svizzera, dove Mathieu van der Poel è andato a un soffio dalla prima vittoria della sua carriera in una prova contro il tempo, vedendosi superare soltanto dall'ultimo uomo in gara: Tadej Pogacar.


Per oltre un'ora il campione olandese dell'Alpecin-Deceuninck ha occupato la "hot seat" riservata al leader provvisorio della prova, assaporando la possibilità di scrivere una pagina storica della sua carriera. Sul tecnico tracciato di Aarburg, Van der Poel aveva infatti firmato una prestazione sorprendente, confermando che, pur non essendo considerato un cronoman puro, possiede qualità eccezionali quando decide di preparare una prova contro il tempo con la massima attenzione.


Il suo tempo è rimasto imbattuto fino all'arrivo dell'ultimo corridore in gara. Ma quando dall'intermedio è emerso che Pogacar stava viaggiando sui suoi stessi tempi, la tensione è salita. Lo sloveno ha poi completato l'opera sul traguardo, facendo segnare appena tre decimi di secondo prima dell'olandese.

Una differenza infinitesimale - misurata in 60 centimetri a oltre 53 km orari di media - che ha lasciato Van der Poel con un misto di orgoglio e amarezza. Seduto nella postazione del miglior tempo, sotto il caldo svizzero, il corridore dell'Alpecin ha abbassato il capo quando il verdetto è diventato ufficiale. Un gesto eloquente per raccontare quanto fosse vicino il sogno.

«È stata quasi una pagina di storia - ha commentato poco dopo la gara - Non ho mai vinto una cronometro da professionista. Certo, mi sarebbe piaciuto riuscirci questa volta. Ma devo essere contento anche della mia prestazione».

Solo da junior, aveva battuto Mads Pedersen e Sam Oomen in una cronometro al GP Rüebliland, ma delle 60 vittorie di Mathieu van der Poel da professionista, nessuna è stata in una cronometro.

L'olandese ha preferito non lasciarsi ossessionare da quei tre decimi che lo hanno separato dal successo.

«Quando inizi a pensare a dove hai perso quei 0,3 secondi è meglio fermarsi. Sono i piccoli dettagli che fanno la differenza. Certo che mi sarebbe piaciuto vincere, ma non serve rimuginarci».

In realtà, durante la prova, Van der Poel non aveva immediatamente percepito di essere su tempi da vittoria. «Ho capito di poter essere vicino soltanto quando ho ricevuto il tempo intermedio. Prima mi sentivo bene sulla bici, ma non immaginavo che stessi andando così forte. Il mio piano era partire forte e dare tutto nella seconda parte. Ed è esattamente quello che ho fatto. Penso sia stata la tattica giusta».

A questo punto, la quarta tappa del Giro di Svizzera, assume ancora più valore considerando il lavoro svolto nelle ultime settimane. Con la cronometro a squadre del prossimo Tour de France nel mirino, Van der Poel ha trascorso molto tempo sulla bici da cronometro e aveva cerchiato la prova svizzera come un test importante.

«Preferisco dare il massimo in una cronometro che si adatta alle mie caratteristiche. Quando devi semplicemente sopravvivere e pedalare senza convinzione diventa frustrante».

Come spesso accade nella sua carriera, l'olandese si è affidato anche all'istinto. La mattina della gara ha infatti deciso di modificare completamente il proprio assetto. «La mattina ho scelto di partire con una bici diversa da quella con cui mi ero allenato per un mese».

Una scelta rischiosa che, alla luce del risultato, si è rivelata quasi perfetta. La cronometro rappresenta inoltre un segnale incoraggiante dopo un avvio al Giro di Svizzera un po’ complicato. Considerato tra i favoriti nelle prime due tappe, Van der Poel non era riuscito a lasciare il segno, mostrando invece segnali di crescita soltanto nei giorni successivi, culminati con il quinto posto ottenuto in volata venerdì. «In realtà sapevo già di essere in buona forma. I dati del ritiro erano positivi. Ho semplicemente sofferto un po' il caldo nei primi giorni».

Un problema che l'ex campione del mondo conosce bene e sul quale sta lavorando da tempo. Già dalla scorsa stagione ha introdotto specifiche sedute di acclimatazione al caldo, effettuando allenamenti sui rulli con numerosi strati di abbigliamento per simulare condizioni estreme.

«Quest'anno avevo programmato più sessioni di allenamento al caldo di quelle che sono riuscito a fare. Durante il training camp ero già al limite con il carico di lavoro e quelle sedute sono davvero un inferno. Idealmente dovrei farne tre alla settimana, ma sono così dure che spesso è difficile ripeterle dopo pochi giorni».

La sconfitta contro Pogacar lascia inevitabilmente un pizzico di rimpianto. Tuttavia, al di là dei tre decimi che gli hanno negato il successo, la cronometro di Aarburg ha restituito un Mathieu van der Poel brillante, competitivo e in evidente crescita.

Se il Giro di Svizzera ha confermato ancora una volta la straordinaria superiorità di Tadej Pogacar, capace di vincere persino quando il margine si riduce a una manciata di metri, ha anche ricordato al gruppo che Van der Poel, quando decide di concentrarsi su una disciplina, può essere protagonista ovunque. Anche contro il tempo. E questa volta, davvero, soltanto per una questione di metri. 


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