IL PREMIO RIZZETTO A ROBERTO PELLA. «LAVORIAMO PER VALORIZZARE IL NOSTRO CICLISMO»

PREMI | 12/06/2026 | 08:20

La legge che porta il suo nome ha facilitato l’organizzazione delle corse, riducendo al minimo gli obblighi burocratici (ora sono le Prefetture a emettere l’ordinanza della sospensione temporanea del traffico); un’altra sua legge, sulla sicurezza stradale, è agli emendamenti in Parlamento (iter concluso al più tardi in autunno), preparata con la collaborazione di otto campioni del mondo; ha promosso la Coppa Italia delle Regioni, incrementando il numero delle corse dei calendari maschile e femminile e dando la possibilità alle Continental di correre di più con i professionisti; è al lavoro per la nascita di una “televisione del ciclismo” (“traguardo possibile entro sei mesi”, riferisce) sulla spinta di quello che ha fatto il tennis; lavora per il concreto obiettivo di far tornare il ciclismo italiano competitivo ad alti livelli favorendo la pubblicazione sui media di pagine sulle gare, coinvolgendo imprenditori, mettendo impegno per far nascere in Italia una squadra World Tour: Roberto Pella, sindaco e parlamentare di lunga data e presidente della Lega ciclismo professionistico, ama il ciclismo, trasmette passione e opera per renderlo migliore. Alcuni progetti sono già realtà, altri in itinere, altri nel “lavoro ancora da fare”, ma ben presenti nelle intenzioni, “realizzabili se sapremo lavorare di squadra, con il contributo di tutti”. “Per quanto ha fatto finora e per quanto si propone di fare per lo sviluppo del ciclismo, Roberto Pella è meritevole di ricevere il Premio Guido Rizzetto”, conclude così “el profe” Giuseppe Degani nella serata di consegna del riconoscimento che da 22 anni perpetua la memoria di un giornalista de L’Arena, quanto mai vicino al ciclismo giovanile.


Pella esterna emozione nel sentire la motivazione. “Cercherò di meritarmelo – dice – e queste parole mi danno la forza che a volte viene meno, mi spronano a fare sempre di più, a dare il massimo, a concludere i progetti avviati e studiati con persone che sanno molto più di me di ciclismo. Sto solo cercando, con tutti i miei limiti di valorizzarne ogni aspetto e sono contento vedere imprenditori si avvicinano al nostro mondo”.


Nel ciclismo di oggi c’è anche un “problema di reclutamento”, ricorda Degani e Pella è in linea con chi sostiene che “i nostri ragazzi dobbiamo farli divertire”. E’ il principale obiettivo del Comitato provinciale di Verona ed il suo presidente Diego Zoccatelli da tempo denuncia una preoccupazione: “Verona è sempre stata florida per i Giovanissimi, ma negli ultimi anni emerge sempre più la preoccupazione di vedere le nostre società sotto scacco dei genitori. La situazione non è rosea e anche a Verona si è po’ rotta l’armonia che ha sempre caratterizzato la nostra attività”. Il “rovescio della medaglia” sta nella “presenza di ben 64 Giovanissimi ai primi allenamenti al velodromo di Pescantina” e nella “speranza che si arrivi, finalmente, alla riqualificazione dell’impianto”.

E’ un tema che rientra nell’analisi sulla situazione attuale del ciclismo italiano di Silvio Martinello, olimpionico della pista e opinionista Rai: “Il Giro ci ha detto dell’eccellenza di Milan e Ganna, di un Bettiol capace di cose grandi quando si ricorda del suo talento, di un Ciccone sempre all’attacco e maglia azzurra. La classifica generale, però, la peggiore della storia, è la foto di un movimento che sta segnando il passo, di un distacco di chi dovrebbe, invece, stare vicino alle società e ad una base sempre più in difficoltà. Mi auguro che si guardi in faccia ai problemi e che con umiltà ci si sieda con i dirigenti territoriali per cercare soluzioni, pur sapendo che non ce ne è una pronta”.

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COMMENTI
Premio Rizzetto....
12 giugno 2026 19:30 Libertas
Le riforme possono anche essere scritte bene, ma se a mancare sono credibilità, condivisione e fiducia, resteranno inevitabilmente lettera morta.

Più che presentare "Leggi" e riforme ad effetto, bisognerebbe fermarsi a fare qualche seria riflessione. Se attorno a una persona si registrano continue spaccature, dimissioni e malumori, forse il problema non è il sistema, ma il modo in cui si esercita la leadership.

Nel ciclismo italiano c'è già troppa politica e troppo poco ciclismo. Troppe ambizioni personali, troppa ricerca di visibilità e troppo protagonismo rischiano di mettere in secondo piano le reali esigenze di società, tecnici, atleti e dirigenti che ogni giorno, spesso nel silenzio generale, tengono in vita questo sport.

Le leggi e i premi possono anche avere nomi altisonanti, ma senza ascolto, rispetto dei ruoli e capacità di aggregare le migliori energie del movimento, rischiano di trasformarsi nell'ennesima operazione d'immagine. E quando si privilegia la costruzione del consenso personale rispetto al bene comune, il prezzo lo paga tutto il ciclismo italiano.

Il nostro movimento non ha bisogno di uomini soli al comando né di passerelle mediatiche. Ha bisogno di unità, competenza, concretezza e di dirigenti capaci di unire, non di dividere. Perché il futuro del ciclismo si costruisce con il lavoro quotidiano e la condivisione, non con i personalismi. E sotto questo aspetto il nostro Presidente Dagnoni è il migliore che si possa trovare.

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