LEGA CICLISMO. DOPO SARONNI, ANCHE DAVIDE GOETZ PRESENTA LE SUE DIMISSIONI DA CONSIGLIERE

POLITICA | 11/06/2026 | 19:45

Davide Goetz, presidente della ADISPRO - l'Associazione dei Direttori Sportivi - ha formalizzato le proprie dimissioni dalla Lega del Ciclismo Professionistico. Lo ha fatto con una lunga lettera che vi proponiamo integralmente.


Caro Presidente, cari colleghi Consiglieri,
sono passati esattamente due anni dal nostro primo direttivo, tenutosi nella sede di tappa del Giro 2024, a Desenzano: Lega Ciclismo Professionistico si ritrova, quindi, giusto a metà mandato e i tempi sono maturi per un bilancio e una doverosa riflessione, vieppiù considerando il pregiudizio – è giusto ricordarlo - che ha condizionato la nascita di questo nuovo progetto, dopo un lungo periodo di commissariamento, con il sospetto che si trattasse di un’iniziativa inutile, se non per creare poltrone solo per compiacere chi le avrebbe occupate.


Lo scopo di LCP doveva essere - negli intendimenti di chi, come il sottoscritto, ha difeso per anni e con impegno l’idea che fosse necessario un ente dedicato e autonomo per il ciclismo professionistico - quello di condividere con l’intero movimento, in primis con FCI, un ben definito progetto di rilancio, sulla base certi chiari obbiettivi da mettere al centro del lavoro, a sostegno degli organizzatori, delle squadre e dei corridori, in raccordo con l’attività giovanile portata avanti dalla Federazione.

Il rapporto con FCI era da ricucire, certamente affermando l’autonomia della Lega, ma altresì l’esigenza ineludibile di una stretta collaborazione, non essendo neanche immaginabile, nel nostro contesto, una conflittualità o addirittura un antagonismo concorrenziale a questo livello.

Nel corso di questo mandato, tuttavia, non solo è apparso impossibile un qualsiasi confronto progettuale, ma è stata addirittura affermata espressamente, in ogni occasione, un’indisponibilità in questo senso, sulla base della non condivisibile affermazione secondo cui chi aveva avuto il merito (fuori discussione e sempre sinceramente riconosciuto) di procurare le risorse, in questo momento oggettivamente rilevanti, avrebbe avuto anche il diritto di decidere come spenderle.

Indiscutibilmente, ciò ha dato luogo ad una impressionante promozione di immagine e la Lega, finalmente, è divenuta un soggetto identificabile, così come il suo Presidente è oggi da tutti molto riconoscibile come un nuovo protagonista della politica sportiva.

Ma con quali prospettive per l’Ente e per il ciclismo professionistico, nel momento in cui queste risorse straordinarie di cui disponiamo una tantum finiranno, alla fine del prossimo anno?

A chi me ne ha chiesto conto, ho dovuto rispondere, per sincerità, che il sottoscritto (ma non potrei essere smentito se affermassi che tutti i consiglieri sono nella mia condizione) non è mai stato messo a parte di nessuna decisione su alcuna allocazione di spesa, né tantomeno quale fosse la logica, nel senso a cui sopra facevo cenno quando parlavo di progetto.

L’ambizione personale e gli utilitarismi estemporanei sono aspetti non solo del tutto normali, ma talvolta anche positivi e stimolanti, dell’attività istituzionale e politica, sino al momento in cui si condividono in trasparenza certi rapporti di proporzione, ma quando invece si afferma, al contrario, la prerogativa di non discutere certi argomenti in funzione della celerità e non modificabilità delle decisioni già assunte altrove, allora, alla lunga, diventa anche difficile spiegare, a sé stessi e agli altri, il senso del proprio ruolo e dell’Associazione Direttori Sportivi che rappresento.

Le recenti dimissioni del vice presidente Giuseppe Saronni e la mancata ricandidatura del Collegio dei Revisori richiedono di più che una superficiale archiviazione come mero dato amministrativo, come invece è stato fatto, anziché come segnale da cogliere, senza chiedersi davvero come mai, se avessero ancora avuto piacere di essere parte di questa istituzione sportiva, non sono rimasti.

Personalmente, mi è sembrato un segnale di allarme di cui non posso non tenere conto, considerando come si è svolta l’attività consiliare in questi due anni; inoltre, non ritengo plausibile il grave deterioramento dei rapporti con FCI, per quanto possibile addirittura peggiorati rispetto alla fase pre-commissariale: a prescindere da chi ne abbia la colpa, per aver “cominciato per primo”, è un dato di fatto che mi fa sentire addirittura in imbarazzo, non essendo certo questo l’ambiente in cui pensavo di rappresentare la mia associazione.

Ciò detto, mi vedo costretto a rassegnare le mie dimissioni da consigliere di Lega, con riserva di assumere le iniziative che riterrò in futuro più opportune, dato che ADISPRO in ogni caso ha un posto di diritto nel direttivo, a cui si riserva di partecipare quando le condizioni saranno cambiate.

Un cordiale saluto.
Davide Goetz, presidente Adispro

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COMMENTI
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11 giugno 2026 21:13 Craven
Italia che vai, personalismi che trovi. Perché nessuno ha riportato la notizia delle dimissioni di Saronni? Com'è possibile questa cosa?

Ciclismo
12 giugno 2026 10:02 IginodiTacco2
Chi conosce il ciclismo a fondo, chi lo ha praticato sia a livello amatoriale che profesionsitico, sa che è uno sport di sudore, sofferenza, squadra e tanta tanta fatica.
Il ciclismo italiano sta vivendo uno dei periodi a parer mio più bui degli ultimi anni: società sportive storiche che sono costrette a chiudere per mancanza di fondi, giovani e sponsor. Organizzatori di corse che sono costretti a cancellare gare simbolo dell'Italia.
Questi sarebbero i veri punti su cui in coesione FCI e Lega avrebbero dovuto lavorare. Invece come sempre la politica fa, usa questo magnifico sport, come una vetrina per mettersi in mostra e fare proclami, promesse, che poi sono disattese, come normalmente succede nel mondo politico.

IginodiTacco2
12 giugno 2026 13:49 Miguelon
Quanta verità hai affermato.

Beh
12 giugno 2026 15:26 frankie56
La vedo nera per il nostro sport. Se uno come Saronni, che sicuramente ha una visione professionale della situazione, si chiama fuori, i motivi devono essere estremamente seri. Costi fuori controllo, problematiche a non finire per mettere in piedi una gara in qualsiasi categoria, ragazzi che si rivolgono ad altri sport magari meno faticosi e rischiosi (il ciclismo è anche questo), e compagnia bella. Il ciclismo doveva essere gestito da ex ciclisti magari guidati e consigliati da manager, non da burocrati che non hanno mai messo un numero sulla schiena, da presenzialisti incalliti che usano la vetrina ciclistica per tentare la scalata ad altri ruoli magari politici. Basta andare a vedere le corse minori, ed è desolante vedere che poco pubblico c'è, e, cosa più grave, che pochi atleti partecipano. Peccato.

segnale da non sottovalutare
12 giugno 2026 19:37 pietrogiuliani
Le dimissioni di figure autorevoli come Saronni e Goetz dovrebbero indurre tutti a una seria riflessione. Quando chi rappresenta competenze, esperienza e sensibilità diverse sceglie di fare un passo indietro, liquidare tutto come semplici vicende interne sarebbe un grave errore.

Il ciclismo italiano non ha bisogno di protagonismi, né di continue contrapposizioni istituzionali. Ha bisogno di dialogo, rispetto reciproco e capacità di fare squadra. Per questo appare sempre più evidente come la disponibilità al confronto dimostrata dal presidente federale Cordiano Dagnoni rappresenti oggi un valore aggiunto per tutto il movimento.

Chi guida un'istituzione deve saper aggregare, ascoltare e condividere le scelte, soprattutto quando si ha la responsabilità di amministrare risorse e di rappresentare interessi collettivi. Se invece prevalgono personalismi, decisioni calate dall'alto e la ricerca di visibilità, il rischio è quello di isolarsi e dividere il mondo che si è chiamati a servire.

Il ciclismo italiano sta attraversando una fase delicata: società che chiudono, organizzatori in difficoltà, giovani sempre meno attratti da questo sport. Le energie dovrebbero essere indirizzate verso questi problemi concreti, non disperse in guerre di posizione.

Forse è arrivato il momento di comprendere che la vera leadership non si misura dal numero di telecamere accese o dai titoli sui giornali, ma dalla capacità di costruire consenso, mantenere unito il movimento e lavorare nell'interesse generale. Ed è proprio su questo terreno che oggi la differenza tra chi divide e chi prova a tenere insieme il ciclismo italiano appare sempre più evidente.

all'AVV. Davide GOETZ
13 giugno 2026 21:09 angelofrancini
Parto dalla chiusura della sua lettera:
"Ciò detto, mi vedo costretto a rassegnare le mie dimissioni da consigliere di Lega, con riserva di assumere le iniziative che riterrò più opportune...
Lei dovrebbe andare a Zelig perché fa proprio ridere: mi spiega come fa a dimettersi da una carica (consigliere della Lega prof) alla quale non é mai stato eletto: la stessa cosa vale per Cristian Salvato.
Non eravate nemmeno candidati all'Assemblea elettiva di Lega.
Per cui non scriva cavolate: l'unica carica da cui può dimettersi é quella di Presidente dell'ADISPRO, ammesso che esista ancora perché il numero dei DS prof in Italia non basta a ricoprire la composizione del proprio direttivo...

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