CARTAGIRO. LA RASSEGNA STAMPA DELLA CORSA ROSA

GIRO D'ITALIA | 24/05/2026 | 09:00
di Aldo Peinetti

Cambiando le similitudini narrative del tappone valdostano il risultato non cambia. Veni, Vidi, Vingegaard: il danese cala il tris di successi di frazione prendendosi il simbolo del primato sotto il traguardo di Pila. Per Gazzetta, in vena di omaggio ai sovrani..., “Largo al Re” è il titolo che ci vuole. Parlando della sua nuova livrea, il diretto interessato spiega; «Sì, la sognavo. È così spe­ciale. Unica. Se penso a quanti bimbi Ita­lia, ma direi nel mondo, fan­ta­sti­cano di poterla por­tare anche solo per poche ore. Ecco per­ché sono felice». Vittoria al Giro (la tripla corona è ipotecata)che non può essere relativizzata, anche da parte di chi sa cosa significhi prendersi per due volte il Tour.


A leggere Corsera e Il Giornale, però, il Vingegaard di Pila viene efficacemente descritto con il bisturi in mano.  “La pre­ci­sione e la disin­vol­tura del chi­rurgo impe­gnato in un inter­vento di rou­tine. Il segreto di una sala ope­ra­to­ria è un’equipe in armo­nia” scrive Marco Bonarrigo, mentre Pier Augusto Stagi aggiunge circa la meticolosità del capitano Bisma Lease a Bike: “Se non fosse un cicli­sta, forse, avrebbe fatto il dot­tore. In bici­cletta Jonas Vin­ge­gaard è dav­vero chi­rur­gico: non sba­glia nulla. Pre­ciso come pochi. Non si fa pren­dere mai dalla fre­ne­sia”. Dall’inno al tempismo del leader, si passa ad una “Rivoluzione Rosa” (La Stampa) che mica pone il buon Eulalio nei panni del sovrano spodestato. Oltralpe titolano “La prise du pouvoir”, presa di potere annunciata fin che si vuole ma che, ricorda l’Equipe, ha anche sancito il repentino passaggio dalla maglia blu a quella rosa. In passerella, come un Damerino, Jonas sfila già con la collezione estate, di cui conosce tutte le nuances.


GAZZETTA DELLO SPORT
LARGO AL RE
Pen­sare per ore a tro­vare le parole giu­ste per spie­gare potere e fascino della maglia rosa, e poi sco­prire come basti incro­ciare gli occhi di Jonas Vin­ge­gaard – che l’ha appena indos­sata per la prima volta nella vita - per rea­liz­zare quanto spe­ciali siano quella casacca, quel colore, quella sen­sa­zione. E ascol­tarlo: «Sì, la sognavo. È così spe­ciale. Unica. Se penso a quanti bimbi Ita­lia, ma direi nel mondo, fan­ta­sti­cano di poterla por­tare anche solo per poche ore. Ecco per­ché sono felice». Il danese sa che cosa signi­fica stare in cima al mondo: ha vinto due volte il Tour de France bat­tendo il grande Tadej Poga­car – unico ad esserci riu­scito –, è il cam­pione in carica della Vuelta. (Ciro Scognamiglio)

CORRIERE DELLA SERA
VINGO, LA MONTAGNA ROSA
Jonas Vin­ge­gaard si è preso la sua prima maglia rosa a 4.600 metri dal tra­guardo di Pila con la pre­ci­sione e la disin­vol­tura del chi­rurgo impe­gnato in un inter­vento di rou­tine. Il segreto di una sala ope­ra­to­ria è un’equipe in armo­nia: l’assi­stente belga Cam­pe­naerts ha pre­pa­rato i pazienti/avver­sari nella prima parte dell’ascesa, l’ane­ste­si­sta ame­ri­cano Kuss ha sedato il lea­der Eula­lio ai 10 chi­lo­me­tri, all’azzurro Pigan­zoli il com­pito di affon­dare il bisturi sugli altri in pro­gres­sione. Dall’inter­vento però è uscito benis­simo solo il chi­rurgo Vin­ge­gaard, tutti gli altri sono in pro­gnosi riser­vata. (Marco Bonarrigo)

LA STAMPA 
RIVOLUZIONE ROSA
È perfetta come una pagina di Mozart, la tattica della Visma Lease eBike, il team olandese di Vingegaard, il padrone. Il danese, 29 anni, la stella arrivata al Giro d'Italia da favorito, si divora la tappa che da Aosta arriva a Pila. Con un gioco di gruppo che incastra analisi e algoritmi, la squadra lo scorta, lo blinda e lo lascia solo a 5,5 chilometri dall'arrivo. È il momento dell'attacco. E il capitano Jonas in quei minuti racchiude tre magie in una: è il re di giornata, sfila la maglia rosa dalle spalle del portoghese Eulalio che l'ha indossata per dieci giorni, e ribalta il Giro. La rivoluzione di maggio è completata. (Daniela Cotto)

IL GIORNALE 
FINALMENTE VINGEGAARD, IL CHIRURGO VESTE ROSA
Se non fosse un cicli­sta, forse, avrebbe fatto il dot­tore. In bici­cletta Jonas Vin­ge­gaard è dav­vero chi­rur­gico: non sba­glia nulla. Pre­ciso come pochi. Non si fa pren­dere mai dalla fre­ne­sia. Nervi saldi e gambe svelte, il resto viene da se. Non è uno che si pre­oc­cupa di dare spet­ta­colo, non è nelle sue corde, ma lo spet­ta­colo è guar­darlo venire su da Pila come se stesse andando a pren­dere il pane dopo una gior­nata di lavoro. Nono­stante il gran caldo - il primo - sem­bra non sudare nem­meno. (Pier Augusto Stagi)

L’EQUIPE 
PRESA DI POTERE
In questo periodo dell'anno, la Valle d'Aosta è una tavolozza di colori, un'ode alla primavera, un caleidoscopio in cui si rivelano anche i corridori del Giro. Maestosamente in piedi ai piedi degli immensi campi innevati del Gran Paradiso, del Monte Fallère e di Punta del Trajo, di fronte al verde lussureggiante della foresta di fine maggio, Jonas Vingegaard ha scambiato la maglia azzurra di miglior scalatore che aveva indossato fino a quel momento con la maglia rosa di leader, una maglia che aveva sognato e che aveva indossato per la prima volta il giorno prima. (Thomas Perotto) 

TUTTOSPORT 
VIGEGAARDM CHE TRIS E VESTE LA MAGLIA ROSA
Tre su tre. Nelle prime due settimane del Giro d’Italia ci sono stati tre arrivi per scalatori nei quali Jonas Vingegaard ha sempre vinto. Dopo Blockhaus e Corno alle Scale, il danese della Visma-Lease a Bike ha trionfato pure nella Aosta-Pila. Il 29enne Jonas ora indossa una maglia rosa che difficilmente perderà. Ha il merito di averla strappata al portoghese Afonso Eula-lio, regalando spettacolo senza andare fuorigiri. Ieri Jonas ha preceduto di 49” l’ottimo Felix Gall, terzo a 58” è giunto Jai Hindley che non perde occasione per dimostrare di essere capitano alla Red Bull-Bora. (Alessandro Brambilla)

CORRIERE DELLO SPORT
LO STRAPPO DI JONAS
Un tris da primato. Al terzo squillo, la maglia rosa arriva sulle spalle dell’uomo più atteso del 109° Giro d’Italia. Nel tappone valdostano dai 5 gran premi della montagna in appe-na 133 chilometri, Jonas Vingegaard completa l’opera cominciata lo scorso weekend con gli arrivi in salita del Blockhaus e di Corno alle Scale. Con una pro-gressione irresistibile ai -4,6 km dall’arrivo, ha salutato la compagnia tra due ali di folla tutta per lui e, sfruttando il grande lavoro dei fedeli gregari Piganzoli e Kuss, ha potuto baciare ancora una volta la foto della famiglia sul manubrio e poi la fede nuziale verso il cielo, con la consapevolezza in più di aver conquistato il simbolo del primato che ancora gli mancava. (Alberto Dolfin)


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