VIOLENZA DI GENERE E NELLO SPORT. QUALCOSA SI MUOVE

NEWS | 18/04/2026 | 08:20
di Pietro Illarietti

ROMA: La violenza nello sport. Un tema spinoso e trattato ieri al Centro di Preparazione Olimpica del Coni. Un tema e tante sfaccettature: i tipi di violenza, la paura nel denunciare da parte delle vittime, l'emarginazione dell'ambiente, gli strumenti per intervenire, la creazione di un legge apposita, l'educazione ed il lavoro di prevenzione. Qualificati i relatori che sono intervenuti ieri nella capitale nel convegno organizzato dalla FISO e che ha visto pure il coraggioso intervento di Andre Maggi, Presidente della Federginnastica.


“Sensibilizzazione contro la violenza di genere in ambito sportivo” questo per l'esattezza il titolo.  Sono intervenuti: l’onorevole Sara Ferrari, capogruppo PD nella Commissione bicamerale di inchiesta sul femminicidio e su ogni forma di violenza di genere; la giornalista e fondatrice dell’associazione ChangeTheGame, Daniela Simonetti; Alfio Giomi, presidente FISO. 


Durante l’incontro Sara Ferrari ha svolto una puntuale disamina del quadro istituzionale, illustrando le normative di riferimento e le linee guida legali, e ha rimarcato l’importanza dell’azione istituzionale per tradurre le norme in prassi concrete. È stata richiamata la legge 39/21 e il ruolo emergente del safeguarding come presidio da implementare contro la violenza a tutti i suoi livelli: economica, elettronica, sanitaria e nello sport, che — al pari della scuola — può essere uno strumento privilegiato di lotta.

Daniela Simonetti ha presentato il frutto di anni di ricerca e impegno di ChangeTheGame, associazione nata per assistere le vittime, rompere il silenzio e promuovere la prevenzione. Ha illustrato dati e analisi: in Italia circa 4 minori su 10 che praticano sport sono esposti a rischio di violenza (all’estero i tassi sono anche più alti). Ha inoltre mostrato come l’associazione abbia collaborato con le istituzioni, contribuendo all’approvazione di una legge nel 2021 e all’istituzione di figure dedicate al safeguarding. Sono emerse testimonianze forti di abusi su minori nello sport — fisici, sessuali e psicologici — con modalità ricorrenti: umiliazioni, palpeggiamenti, rapporti di potere, riti di iniziazione e isolamento delle vittime. Le tipologie identificate includono violenza sessuale (con o senza contatto), psicologica (umiliazione, esclusione), fisica (schiaffi, calci), negligenza e violenza fra pari. I luoghi e i fattori di rischio sono spesso gli stessi: spogliatoi poco regolamentati, trasferte senza adeguata presenza adulta, rapporti squilibrati allenatore‑atleta, cultura dell’omertà, coperture istituzionali e uso improprio dei social. Questi contesti favoriscono la normalizzazione dei comportamenti violenti. Per prevenirli servono azioni integrate: ascolto delle vittime, formazione continua, codici di condotta, regolazione dei carichi di lavoro, sicurezza delle strutture e vigilanza adulta.

ChangeTheGame ha presentato strumenti pratici — un progetto teatrale per le scuole, un’app gratuita per chiedere aiuto, percorsi didattici e podcast con atleti — pensati per informare, supportare e rompere il silenzio. Famiglie, allenatori e istituzioni devono agire insieme in un circolo virtuoso: formarsi, responsabilizzarsi e intervenire prontamente. L’obiettivo è trasformare consapevolezza e dati in misure concrete per portare alla luce le storie e costruire ambienti sportivi sicuri e rispettosi.

Andrea Facci, nel suo intervento ha spiegato come la sua federazione in passato abbia visto espisodi da condannare, ma come ora si stia guardando avanti con fiducia, dopo essere intervenuta con misure di prevenzione. Presente pure Pietro Giovanardi, avvocato. "Quello che si deve evitare è l'emarginazione del denunciante". 

DICHIARAZIONI: 

Sara Ferrari: “La violenza contro le donne è un fenomeno storico che finalmente è emerso con chiarezza e che, purtroppo, si traduce in circa 110 femminicidi all’anno. La violenza domestica e di genere è il risultato di stereotipi e discriminazioni che colpiscono le donne e che sono socialmente accettati come ‘dati di fatto’, al punto da normalizzare la violenza quotidiana che si manifesta come violenza sessuale, fisica, psicologica, economica e digitale. La violenza di genere è lo specchio della differenza di potere tra uomini e donne nella nostra società. Il mondo dello sport non ne è escluso, anzi. Ciascuno di noi, spesso in maniera inconsapevole, ripropone modelli di ruolo maschile e femminile precostituiti e crea aspettative diverse per uomini e donne. C’è bisogno di una nuova cultura per costruire relazioni libere da controllo e possesso. Le organizzazioni collettive, come le società sportive che lavorano con soggetti in età evolutiva — bambini, bambine, ragazzi e ragazze — devono assumersi la responsabilità di essere motori positivi di quel cambiamento. Per combattere la violenza sulle donne, che non è un fatto privato ma una piaga sociale, serve il contributo di tutti e tutte, a partire dalla consapevolezza degli adulti di avere sempre una funzione educativa, anche in contesti non formalizzati o non scolastici, e ancor più nel ruolo di guida e responsabilità di allenatori, allenatrici e dirigenti.”

Daniela Simonetti: “Spero che questi eventi scuotano le coscienze e pongano al centro un problema che lo sport non vuole vedere. Si vorrebbe che lo sport fosse un sogno dalla facciata immacolata. Invece lo sport non è diverso dagli altri ambiti sociali e, per certi versi, è indietro, con un’ipocrisia di fondo che non legge i segnali di allarme. Io porto le voci delle persone e le storie dolorose. Dobbiamo fare in modo che queste storie trovino soluzioni adeguate e non burocratiche. Non avremo mai un rischio zero, ma possiamo costruire attorno a un survivor un clima di reale ascolto ed empatia, in cui ci sia fiducia e ci si senta accolti per ottenere giustizia. Verso i survivor c’è spesso la volontà di non vederli e chi denuncia è frequentemente costretto a lasciare.”

Alfio Giomi: “L’orienteering si conferma una vera e propria agenzia educativa. Quella di oggi è un’iniziativa che esce dai nostri confini e si sposa con il nostro progetto ARRTE, che ci vuole portare fuori dalla stretta cerchia del nostro sport.”

Katiuscia Sibiglia promotrice dell'evento: “Questo convegno nasce dalla volontà di affermare un’idea di sport che non sia soltanto competizione, ma anche educazione, prevenzione, protezione e costruzione di relazioni sane”

(Nella foto da sinistra: Giuseppe Andreana, CIP Lazio, Alfio Giomi, Sara Ferrari, Katiuscia Sibiglia, Mauro Checcoli)

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