LA LEGGE DEL PIU' FORTE: VAN DER POEL, SEIXAS E UN CICLISMO PIU' SEMPLICE DA LEGGERE

APPROFONDIMENTI | 01/03/2026 | 14:40
di Gianfranco Pezzolato

Sabato pomeriggio, in due corse diverse e quasi sovrapposte, è successo più o meno lo stesso: uno davanti e gli altri a inseguire senza reali possibilità di rientrare. Non è stato un caso, ma una sintesi abbastanza precisa di come funziona oggi il ciclismo di alto livello.


Omloop Het Nieuwsblad non è più un’anteprima


Per molti anni l’Omloop Het Nieuwsblad è stata considerata poco più di un’apertura di stagione. Serviva a capire chi stava bene, chi doveva ancora crescere e chi avrebbe davvero inciso nelle classiche successive. Le gerarchie restavano sospese.

Ai tempi di Tom Boonen, certi passaggi — il Taaienberg, il pavé affrontato in fila — avevano quasi un valore simbolico. Non decidevano necessariamente la corsa: annunciavano quello che sarebbe successo più avanti, soprattutto al Tour of Flanders.

Anche alcune convinzioni non scritte contribuivano a mantenere questa lettura. Per anni si è ripetuto che vincere Omloop e Fiandre nella stessa stagione fosse impossibile, una sorta di regola non ufficiale utile a dare un significato alle sconfitte di inizio anno.Nel 2026 questa distinzione sembra essersi dissolta.

Quando Mathieu van der Poel si è presentato al via di Gand, era evidente che non fosse lì per prendere riferimenti. La corsa è diventata presto lineare: dopo la foratura di Jasper Philipsen, ogni ambiguità tattica è sparita e la squadra ha assunto il controllo del gruppo senza forzature apparenti.

Sul Molenberg ha evitato una caduta, ha ricucito su Florian Vermeersch e ha lasciato che la selezione avvenisse quasi da sola. Sul Muur non c’è stato un attacco netto, ma un aumento progressivo del ritmo. Da quel momento la corsa non riguardava più come avrebbe vinto, ma solo quando.È un passaggio sottile, ma cambia completamente la percezione della gara.

Collaborare o resistere cambia poco

Dopo l’arrivo il dibattito si è concentrato sulle scelte di Vermeersch: collaborare oppure no con Van der Poel. Il problema è che entrambe le opzioni portavano allo stesso esito. Provare a giocarsi tutto significava rischiare di uscire dal podio; accettare la collaborazione voleva dire difendere almeno il risultato. Una decisione pragmatica, più gestionale che eroica.

In questo ciclismo, spesso, la differenza non è tra vincere e perdere, ma tra limitare le conseguenze della superiorità altrui.

In Francia, stessa dinamica

Quasi nello stesso momento, alla Faun-Ardèche Classic, la corsa ha seguito uno schema simile. Paul Seixas ha staccato Matteo Jorgenson senza cambi di ritmo spettacolari o manovre tattiche particolari. Solo un’andatura leggermente superiore, mantenuta con continuità. Un gesto quasi ordinario: bere, pedalare, aumentare il margine. Nessuna costruzione drammatica. Solo prestazione.

Un ciclismo con meno variabili

Nel dopo gara Van der Poel ha indicato spontaneamente Tadej Pogačar come principale rivale della primavera. Non è sembrata prudenza comunicativa, ma una constatazione.

Negli ultimi anni le grandi classiche sono sempre più spesso decise da un gruppo ristretto di corridori capaci di fare la differenza in modo ripetuto. L’imprevedibilità non è scomparsa del tutto, ma pesa meno rispetto alla continuità dei più forti.

Il calendario assomiglia sempre meno a una storia che si sviluppa lentamente e sempre più a una serie di verifiche successive: chi è superiore tende a esserlo da febbraio fino all’autunno.

Quando gli hanno ricordato la vecchia tradizione secondo cui Omloop e Fiandre non possono convivere nello stesso palmarès stagionale, Van der Poel ha sorriso.

Forse perché oggi certe superstizioni non servono più a spiegare le corse. Rimane soprattutto ciò che si vede sulla strada: chi ha più forza, prima o poi resta da solo.

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COMMENTI
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1 marzo 2026 15:14 Craven
"Chi ha più forza, prima o poi resta da solo" non è mai stata la regola del ciclismo. Quando si ammetterà che non c'è più niente da vedere sarà troppo tardi.

Purtroppo
1 marzo 2026 15:51 lupin3
Il ciclismo è diventato uno sport principalmente di prestazione e la spettacolarità ne risente. Le variabili sono sempre meno, per cui se chi è più dotato è in forma e segue il potenziometro secondo le sue possibilità, è difficile batterlo. Come in atletica, nuoto, sci di fondo.

Lupin
1 marzo 2026 16:03 Craven
Ricordo, dato che in tv non se ne parla più, che a ruota in pianura si risparmia il 20% di energie e su salite brevi avere uno davanti ti fa andare molto più forte di quello che potresti andare. Tutte cose sparite dai vocabolari e fatto con facilità per chi vince.

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