COPELAND. «ALULA E' UN PARADISO PER I CICLISTI. IL NOSTRO TEAM? PIU' EQUILIBRATO RISPETTO AL 2025» - 1

INTERVISTA | 27/01/2026 | 08:25
di Francesca Monzone

La nuova frontiera del ciclismo mondiale è l’Arabia. Scatta oggi l’AlUla Tour, partendo dalla città, non lontano dal Mar Rosso, che si trovava sulla via dell’incenso e ha reperti archeologici risalenti a oltre duemila anni fa. Qui c’è il primo sito dell’Arabia Saudita con il riconoscimento mondiale dell’Unesco e correre nel deserto, con uno sfondo così particolare, è sicuramente una delle esperienze più belle per un corridore. Il nome AlUla è sulla maglia della Jayco, la formazione australiana WorldTour diretta da Brent Copeland.


Copeland, come sta crescendo il ciclismo in Arabia?
«C’è sempre più interesse da parte della gente locale, c'è sempre più interesse da parte della Federazione con cui lavoriamo da due anni e che aiutiamo per le squadre maschile e femminile, la pista e il paraciclismo. Un nostro allenatore sta seguendo questi ragazzi con la preparazione fisica e la nutrizione. Qui ad AlUla hanno fatto una pista ciclabile di 80 chilometri che parte dall'aeroporto e arriva alla città vecchia: una così lunga è veramente difficile da trovare in un altro Paese. Ovviamente bisogna venire qui nella stagione giusta, perché in estate è troppo caldo: adesso invece è il momento perfetto, la sera ci sono 5-6 gradi e 20-25 gradi di giorno, per andare in bici è perfetto».


E a livello di gare?
«Ce ne sono sempre di più. Ogni settimana ci sono corse a Riad, a Jeddah e poi anche sulle montagne a sud di Jeddah, che arrivano fino a 3000 metri di quota, dove tante squadre locali vanno a fare i ritiri».

Il turismo in bicicletta?
«Ci vogliono ancora un po' di anni, ma l'intenzione è proprio di spingere in quella direzione. Soprattutto nella zona di AlUla stanno investendo molto, qui nel 2028 ci sarà il Mondiale gravel. La curiosità c'è, la gente c'è, abbiamo visto che qualche ciclista viene qui a pedalare, ma sono soprattutto persone che vivono a Dubai, Abu Dhabi o Oman, perché per loro è più facile arrivare. Invece dall’Europa ci vogliono tre ore in più. Ma i sauditi stanno investendo molto».

I luoghi sono sicuramente molto belli e affascinanti, e una volta che riescono ad arrivare i turisti da Belgio, Gran Bretagna, Olanda e Germania,  a quel punto il turismo in bici potrà partire sicuramente.
«Sì, è vero. Anche perché la gente pensa che l’Arabia sia lontana, ma invece è quasi più semplice che volare fino a Tenerife. Arriverà una nuova linea aerea Riyadh Air che, dicono, sarà più grande di Emirates: per volare da Milano a Riad ci viole un'ora in meno rispetto a Dubai o Doha, e poi da Riad ad AlUla ci sono 45’ di volo».

L’AlUla Tour è stato promosso dall’Uci nella categoria Pro Series: in futuro potrebbe arrivare qualche corsa del WorldTour?
«La federazione ci crede molto. Magari non ancora WorldTour, soprattutto con l'idea del ciclismo che hanno squadre e Uci, cioè fare un calendario un po' più semplice da seguire. Però altre gare Pro Series ci saranno di sicuro».

Com’è vivere oggi in Arabia?
«Se uno pensa all'Arabia Saudita di 5-7 anni fa, adesso è completamente diverso, è un’altra cultura. Siamo in un Paese dove si sente che il turismo viene spinto, c'è un'accoglienza molto piacevole da tutte le parti, bellissimi hotel, si mangia benissimo, le strade sono in buone condizioni. Noi veniamo qui da quattro anni e abbiamo visto un miglioramento incredibile. E poi per noi lavorano più donne che uomini, è completamente il contrario di quello che uno pensa. Abbiamo una ragazza che corre per la nostra squadra femminile di sviluppo, lei abita qui a AlUla e va in giro tranquillamente vestita da ciclista, non c'è assolutamente nessun problema perché da cinque anni chiunque è libero di vestirsi come vuole».

Ecco, come viene accolto il ciclismo femminile?
«Molto bene. Ci sono tante ragazze che corrono ogni weekend. C'è ancora qualche ragazza che sceglie di pedalare coperta, però è una libera scelta: la maggior parte corre vestita da ciclista normale e basta».

Parliamo della tua squadra, la Jayco-AlUla, nella quale c’è anche il campione italiano Filippo Conca. Che impostazione avete dato per questa stagione?
«Abbiamo fatto qualche cambiamento, soprattutto la scelta di non avere uno sprinter di altissimo livello come Groenewegen. Abbiamo Pascal Ackermann, che è sempre un buon velocista, però non tra i primi cinque del mondo. Investire su un velocista vuol dire investire anche nel treno. Invece con questa scelta abbiamo potuto prendere corridori come Covi e Vendrame, che portano a casa risultati e punti importanti per la nostra squadra. Poi c’è Michael Matthews che ha già vinto, Luke Plapp che sta crescendo sempre di più, Ben O'Connor che ha avuto un primo anno un po' difficile con noi, ma credo che riuscirà a fare qualcosa di più. Diciamo che è una squadra più completa, abbiamo tenuto i piedi per terra e costruito un team più equilibrato per avere dei risultati. Perché se andiamo al Tour de France pensando che O'Connor possa battere Pogacar o Vingegaard stiamo sognando, però magari un piazzamento nei primi 5 si può fare».

E per la formazione femminile?
« Ci aspettiamo un'altra fase di crescita. Abbiamo iniziato con una squadra molto giovane due anni fa, le ragazze stanno migliorando e adesso con Monica Trinca Colonel e Letizia Paternoster ci aspettiamo quel passo in più. Anche loro credono in questo progetto».

Quanto sta crescendo il ciclismo rosa?
«E’ un buon investimento per noi, sì. Siamo state una delle prime squadre, se non la prima formazione World Tour femminile, perché il nostro titolare Gerry Ryan ha iniziato a investire nel ciclismo proprio grazie alle donne. Nel 1992 c'era una ragazza che si chiamava Kathy Watt, è stata selezionata per le Olimpiadi di Barcellona 1992 ma non aveva i fondi per fare allenamento in altura. Allora Gerry ha deciso di investire su questa ragazza, che è andata a Barcellona ed è tornata a casa con due medaglie (oro nella prova su strada e argento nell’inseguimento individuale, ndr). Ryan ha sempre avuto il cuore dalla parte delle squadre femminili. Anche negli altri sport in cui investe, come baseball o netball, spinge sempre per le formazioni per le donne. Per noi è importante, per il nostro sponsor è importante, soprattutto è importante per la Giant, che fornisce le biciclette alle ragazze».

1 - continua


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