Archiviata la gara femminile, in Australia cominciano le danze anche per gli uomini con il Tour Down Under 2026. Dal 2008 non solo apre la stagione professionistica (se si escludono i campionati australiani), ma anche il circuito del WorldTour. Appuntamento irrinunciabile per tutti i corridori oceanici, gli italiani non sono mai riusciti a vincerlo, anche se Diego Ulissi è salito due volte sul podio finale (3° nel 2014, 2° nel 2020) e Fabio Sacchi si piazzò 3° nel lontano 2001.
L’anno scorso Jhonatan Narvaez aprì la magica stagione della UAE Team Emirates-XRG vincendo a Willunga Hill e la classifica generale. Anche quest’anno, in nottata, la corsa sarà visibile sui canali di Discovery+.
IL PERCORSO
Il “Down Under” non è nessuna regione particolare dell’Australia, ma semplicemente un termine colloquiale tipicamente britannico per indicare il Paese. La corsa si corre comunque tradizionalmente attorno alla città di Adelaide e il 2026 non farà eccezione. Si partirà quindi con un prologo totalmente pianeggiante di 3,6 km per le vie della metropoli australiana, che conta un milione e mezzo di abitanti, e in particolare al Victoria Park.
La prima tappa in linea avrà partenza e arrivo a Tanuda per 120,6 km complessivi e tre giri di circuito che presentano la semplice salita di Mengler Hill (2,1 km al 3,4%), utile soprattutto ad assegnare la prima maglia di miglior scalatore. Sul traguardo dovrebbe essere volata a ranghi compatti. Più insidiosa la Tappa 2, che porterà i corridori da Norwood a Uraidla per 148,1 km: dopo la salita iniziale di Ashton (9,9 km al 4,3%), si entra in un circuito da 60 km da ripetere due volte, con la salita di Corkscrew (3,6 km al 6,7%) come punto chiave che taglierà sicuramente fuori i velocisti, essendo posto a 13 km dall’arrivo nel suo secondo passaggio. Da questa tappa usciranno i corridori interessati alla classifica generale.
I velocisti dovrebbero tornare protagonisti il giorno dopo, con la Herney Beach - Nairne di 140,8 km, ma i saliscendi non mancano quindi ci sarà da tener duro. L’opzione più probabile è una volata di un gruppone, ma non a ranghi completamente compatti. La tappa regina si conclude, neanche a dirlo, in cima all’ormai celebre salita di Willunga Hill: la Tappa 4 partirà da Brighton e vedrà tre scalate di Willunga Hill (3,2 km al 7,5%), una all’inizio e due, classiche, nel finale, per un totale di 176 km di tappa.
Per quanto l’esplosiva ascesa a Willunga Hill risultati quasi sempre determinante ai fini della classifica generale, non è da sottovalutare anche la tappa di chiusura, con partenza e arrivo a Stirling per un totale di 169,8 km. La frazione prevede 8 giri del circuito di Stirling, lungo 21 km, con la salita che porta al traguardo spezzata in due, una prima parte di 3,7 km al 3,6% e una seconda, dopo una breve contropendenza, di 2 km al 3,7%. Pendenze dolci, ma che ripetute 8 volte e dopo i primi 5 giorni di gara della stagione potrebbero comunque regalare qualche sorpresa.
(Altimetrie in copertina)
I FAVORITI
La UAE Team Emirates-XRG vorrà chiudere da dove aveva lasciato, sia il 2025 che il Tour Down Under, e punterà quindi al bis con Jhonatan Narvaez, coadiuvato da Adam Yates e soprattutto Jay Vine, che questa corsa l’ha già vinta nel 2023 e davanti al pubblico di casa vorrà farsi un regalo. Le gare di gennaio, però, fanno storia a sé e spesso le gerarchie sono diverse da quelle che poi si avranno durante l’anno. Per questo i corridori oceanici, nel Continente già da diverse settimane, di solito sono super performanti e a questo proposito sono tra i favoritissimi Ben O’Connor e Luke Plapp (Jayco AlUla), Jack Haig (Ineos Grenadiers) e i neozelandesi Finn Fisher-Black (Red Bull-Bora-hansgrohe), 3° lo scorso anno, George Bennett (NSN) e Aaron Gate (XDS Astana).
Sono comunque diversi i corridori potenzialmente andati agli up and down dell’Australia Meridionale, a partire da Santiago Buitrago (Bahrain Victorious), ma anche Lennert Van Eetvelt (Lotto Intermarché), Mauro Schmid (Jayco AlUla), Guillaume Martin (Groupama FDJ United), Nicolas Prodhomme (Decathlon CMA CGM) e Javier Romo (Movistar), secondo lo scorso anno.
Si preannuncia una bella sfida anche tra i velocisti, con Matthew Brennan (Visma | Lease a Bike) che comincia una stagione che potrebbe consacrarlo tra i top al mondo, e dovrà vedersela con Tobias Lund Andresen (Decathlon CMA CGM), Sam Welsford (Ineos Grenadiers), 6 volte vincitore di tappa al Down Under e all’esordio con la nuova maglia, e poi Jensen Plowright (Alpecin-Premier Tech), Juan Sebastian Molano (UAE Team Emirates-XRG), Corbin Strong e Ethan Vernon (NSN), Tim Torn Teutenberg (Lidl Trek), Danny Van Poppel (Red Bull-Bora-hansgrohe), Erlend Blikra (Uno-X Mobility) e Casper Van Uden (Picnic PostNL).
Anche il capitolo sugli italiani è piuttosto ampio, perché al via ce ne saranno ben 15. La condizione fisica è tutta da verificare, ma per le tappe più dure potrebbero dire la loro Andrea Bagioli (Lidl Trek), Filippo Zana (Soudal-QuickStep), all’esordio col Wolfpack, Edoardo Zambanini (Bahrain Victorious) e Simone Velasco (XDS Astana), mentre in volata vuole farsi trovare subito pronto Alberto Dainese, a sua volta all’esordio con la Soudal-QuickStep. A proposito di cambi casacca, al debutto con la nuova maglia ci saranno anche Francesco Busatto (Alpecin-Premier Tech), Matteo Sobrero (Lidl Trek) e Filippo Fiorelli (Visma | Lease a Bike), verosimilmente ultimo uomo di Brennan.
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