L'ORA DEL PASTO. ALESSANDRO VANOTTI RACCONTA LA STORIA DI UN GREGARIO SPECIALE

LIBRI | 23/12/2025 | 08:18
di Marco Pastonesi

Ogni corridore ha almeno una storia, una meravigliosa storia, da raccontare. La sua. E’ quello che ho sempre pensato, saputo, e che continuo a chiedere a tutti i corridori di raccontarmi. Perché è proprio così. Non importa che sia (o sia stato) un passista o un velocista, una vecchia gloria o un giovane virgulto, un dilettante o un professionista, uno stradista o un pistard, toscano di Valle a Ema o burkinabè di Ouadagougou, esistono meravigliose storie anche di chi ha cavalcato solo biciclette da passeggio per andare a scuola o al mercato o in fabbrica. Non importa dunque che sia (o sia stato) un vincente o no, sulla bicicletta (e dunque anche nel ciclismo), non esistono perdenti, tutti vincono, se non altro su sé stessi, e con sé stessi: si vince la paura, la pigrizia, la noia, si vince il freddo o il caldo, si vince la solitudine, spesso – ed è un paradosso - si vince la solitudine con la solitudine.


Alessandro Vanotti aveva (e ha, e avrà) una meravigliosa storia da raccontare: la sua, ovviamente. E in “Gregario”, titolo, “La mia vita al servizio dei campioni”, sottotitolo, scritto con Federico Biffignandi (Bolis, 200 pagine, 16 euro), racconta i suoi anni di corsa da una corsa all’altra, da assistente e aiutante, da soccorritore e compagno, da amico e confidente, da operaio e proletario in bicicletta, non solo gambe e polmoni, ma sempre testa e cuore. Nel suo caso, una pulizia e una fedeltà ammirevoli, esemplari. “Non ci sarebbe stato Nibali – scrive Paolo Marabini nella prefazione – senza un Vanotti”.


Vanotti (io, scherzando ma neanche tanto, sostengo che si chiami Van Otti e che sia un fiammingo emigrato nelle Orobie) deve molto ai suoi genitori, lui lo sa e lo tramanda: “Mia madre era la dolcezza, l’educazione e il rispetto. Si era trasferita a Marsiglia da piccola perché suo padre aveva trovato lavoro lì, nei campi. Si alzava alle 5 di mattina per lavorare e poi andava a scuola. Mi ha trasmesso questo senso del sacrificio, della fatica, del conquistarsi ogni cosa con le proprie forze, nonostante tutto. Amava la Francia, il Tour de France, i girasoli che nel giardino di casa non mancavano mai. Mio padre, invece, lavorava come muratore e poi come operaio in alcune aziende della Bergamasca. Lo ricordo nitidamente, in ogni suo gesto quotidiano. Saliva in sella alla sua Bianchi di buon mattino per andare a lavorare a Dalmine. Tra andata e ritorno si faceva 30 chilometri al giorno, lavorando 10 ore per garantirci il minimo indispensabile per vivere”. Fu così che arrivò la prima bicicletta: “A 6 anni, un inverno, mio padre Luigi decise che era giunto il momento di acquistarmi la prima bicicletta. Andammo da Alfredo Piazzalunga, che le biciclette le costruiva come fosse un artista. Arrivammo da lui e tutto sapeva di ciclismo. Si respirava profumo di telai, cerchi, freni. Accanto a mio padre e guardando dal basso all’alto Alfredo scelsi la mia prima bicicletta da corsa. Azzurra”.

La bicicletta da corsa – tante si sarebbero succedute, una dopo l’altra, ancora adesso – gli sarebbe stata compagna fedele, strumento accordato, fino a diventare una parte di sé stesso. A 7 anni la prima squadra, la prima corsa, il primo sogno, la prima storia rotonda. Per una carriera – le giovanili, il dilettantismo, il professionismo – straordinaria anche se le vittorie personali sono state rare, ma quelle collettive (il ciclismo vive di questo paradosso: sport individuale di squadra) tante, tantissime, Giri e Tour, Vuelta e Svizzera, Tirreno-Adriatico e Lombardia. Ricordo una tappa del Tour de France, conquistai l’autorizzazione a seguirla in moto, abbracciando un pilota esperto e, come sentenziavano i miei brividi, folle, ma più folle ancora era proprio Vanotti. Chiesi al pilota di seguire proprio lui: un tiramolla, tra salite e discese (era un tappone di montagne), tra cedere e inseguire e infine raggiungere il traguardo entro il tempo massimo, lontano dalle lotte per il primato. Vanotti mi parve valoroso, stoico, meraviglioso nella sua fatica, nella sua magrezza, nella sua personalissima vittoria.

Qui si va dall’ucraino Sergej Gonchar a Michele Scarponi, da Ivan Basso a Danilo Di Luca fino a – appunto – Vincenzo Nibali, passando per gli Armstrong e i Wiggins e i Froome. E’ il ciclismo dei primi anni Duemila, più scientifico e tecnologico, ma anche, ancora una volta meravigliosamente umano. E la memoria di Vanotti (e la ricerca di Biffignandi) è davvero prodigiosa: ricordi ed emozioni indelebili. Fino al giorno in cui, se non le gambe, è la testa a cercare altre strade che non siano quelle delle corse. E se per san Paolo la folgorazione per una nuova strada fu a piedi, per Vanotti non poteva che essere a pedali. Novembre 2015, da Soncino a Roma, quattro tappe, infine l’incontro con il Papa: “Papa Francesco, in quel momento, lo vidi come un grande ciclista a fine carriera: affaticato, con le rughe, con i segni di una vita straordinaria ben impressi sulla pelle, un ciclista che non vuole mollare”.


Copyright © TBW
COMMENTI
Hai dimenticato i tuoi dati, clicca qui.
Se non sei registrato clicca qui.
TBRADIO

00:00
00:00
Roma incorona Jonathan Milan. L'ultima tappa del Giro d'Italia 2026 si chiude con la vittoria del velocista della Lidl-Trek, che taglia il traguardo davanti a tutti in quella che lui stesso ha definito "una volata alla Milan" — potente e...


Fine del Giro, purtroppo. Fine di una corsa che è molto più di un viaggio per l’Italia, nel Paese più bello del… che meriterebbe la corsa più bella del… ma che sarà per la prossima volta, magari nel... Voto 6,...


E alla fine, Jonathan Milan! Parla italiano la tappa conclusiva del Giro d'Italia grazie al gigante friulano della Lidl Trek che centra il successo all'ultima occasione. Potenza allo stato puro, quella di Milan, che regola Giovanni Lonardi della Polti VisitMalta...


È Mattia Arnoldi il primo leader del 24° Giro Ciclistico del Friuli Venezia Giulia per la categoria Juniores. Il portacolori del Team Ecotek Zero24 si è imposto oggi pomeriggio nella frazione inaugurale, un circuito pianeggiante di 90, 4 chilometri con...


Un fine settimana trionfale in Toscana per la Beltrami TSA Tre Colli guidata dal direttore sportivo Matteo Provini. La formazione emiliana dopo aver vinto con il vicentino Andrea Guerra il Giro del Montalbano a Bacchereto in provincia di Prato, ha...


In definitiva, dopo questo Giro potremo parlare di ciclismo Pogacaard. E' una formula: fuoriclasse fuori categoria, fuori portata, e là dietro il resto del mondo. Così due anni fa con Teddy, così stavolta con Vinge. Marginali le differenze: sei tappe...


Olav Kooij sta ritrovando finalmentela condizione migliore e ha concesso il bis conquistando anche l’ultima tappa della Boucles de la Mayenne. L’olandese della Decathlon CMA CGM si è imposto sul traguardo di Laval precedendo il danese Mads Pedersen (Lidl-Trek) e...


Altri segnali di confusione fra il Giro maschile e quello femminile: alcuni corridori a Roma si sono trovati nel sacchetto del rifornimento cipria e rossetto «Per scalare la Maiella serve il nostro olio» (Alessandro ‘Spillo’ Altobelli, ex calciatore dell’Inter e...


Elisa BALSAMO. 10. Le sue compagne in maglia Lidl Trek lavorano bene per tutta la tappa, controllano e mettono Elisa in condizione di potersi esprimere al meglio. Lei inizialmente controlla Gillespie e Consonni rischiando anche di rimanere “imbottigliata” nel traffico...


La squalifica di Lorena Wiebes ha fatto clamore ed è destinata a far parlare ancora a lungo anche perché i vertici della SD Worx Protime hanno annunciato l'intenzione di adire alle vie legali. Il team manager Erwin Janssen è stato chiaro...


TBRADIO

-

00:00
00:00





DIGITAL EDITION
Prima Pagina Edizioni s.r.l. - Via Inama 7 - 20133 Milano - P.I. 11980460155




Editoriale Rapporti & Relazioni Gatti & Misfatti I Dubbi Scripta Manent Fisco così per Sport L'Ora del Pasto Le Storie del Figio ZEROSBATTI Capitani Coraggiosi La Vuelta 2024