AL CICLISMO NON SERVE QUESTO BRACCIO DI FERRO TRA FCI E LEGA

POLITICA | 11/12/2025 | 14:38
di Silvano Antonelli

Un amore mai sbocciato compiutamente, un rapporto difficile e teso tra Federciclismo e Lega del ciclismo Professionistico, tra il presidente Cordiano Dagnoni e il presidente della Lega Roberto Pella. Silvano Antonelli, uomo misurato e di pensiero, che del ciclismo ha attraversato strade e viali, costruendo ponti, ci invia una sua pacata riflessione che noi con piacere vi riproponiamo.


Una Lega Professionisti che invita, piuttosto irritualmente, i Comitati Regionali della FCI ad una videoconferenza il 15 dicembre, quale primo passo di un auspicabile  “confronto strutturato” per fare squadra nel promuovere il ciclismo a livello territoriale in occasione delle gare professionistiche,  ed un Presidente federale che, un attimo dopo, chiede  agli stessi presidenti di rinunciare all’invito in nome “del mandato che abbiamo ricevuto dai nostri elettori”. Se questo non è un fatto del tutto inatteso, di certo è un inedito sul quale riflettere. 


Da un lato una LCP che, con il suo dinamico e politico presidente Pella, e risorse finanziarie del tutto insolite, vuole, in occasione delle gare della “Coppa Italia delle Regioni”, spendersi anche a sostegno delle tante possibili iniziative locali, per la promozione dei territori, del ciclismo giovanile, fino a farne “sostegno educativo, sociale, culturale, con percorsi virtuosi insieme a scuole e associazioni”. 

Dall’altro, il presidente  federale Dagnoni, che ricorda ai presidenti regionali (per dire anche e soprattutto alla LCP) che “gli indirizzi di politica sportiva federale, attraverso il coinvolgimento di tutto il territorio, in particolar modo in relazione all’attività giovanile e alla promozione, sono prerogativa esclusiva del Consiglio Federale”.

Da un lato una Lega che muove risorse ed iniziative per il ciclismo, in ragione anche di  finanziamenti ricevuti (fatto unico) direttamente dal Governo, ma che per “metterle a terra” ha bisogno di strutture periferiche che invece non ha, e dall’altro una FCI che ha tutte le strutture che servono, ma con modeste risorse e più di una difficoltà a dispiegare pienamente il suo potenziale istituzionale e rappresentativo per gli obiettivi annunciati ad inizio del nuovo quadriennio, con qualche spazio indubbiamente lasciato ad altri. 

Il ciclismo nazionale, con le sue fragilità e incertezze di prospettiva, di tutto può avere bisogno tranne che di una contrapposizione di ruoli tra FCI e Lega, deleteria sul piano dell’efficacia e per il prestigio del movimento nel suo complesso, nonché mortificante per chi, come nel caso dei presidenti regionali, viene messo di mezzo tra offerte di aiuto da un lato, ed invito (obbligo) a rifiutare dall’altro.

Ovviamente, tutto quello che accade, è la conseguenza di azioni positive o negative, azzardi o debolezze, che ciascuno può attribuire alla parte che preferisce, ma a fronte di tale inedito scontro, minimizzare è impossibile. Se non ci si ferma in tempo, difficile prevedere dove si possa finire. Al di là delle “sostanze” in gioco, resta il fatto che la Federazione è una, e da questo non è permesso allontanarsi. Statuto federale docet.

Qui la passione non basta e la tolleranza nemmeno. Serve intelligenza progettuale e disponibilità al confronto. Dagnoni aveva già lamentato di una Lega per certi versi strutturatesi in modo speculare alla FCI, in particolare per alcune commissioni, con possibili conflitti d’azione. Ma oggi, ancora Dagnoni, con il suo esplicito richiamo alla Lega di rientrare nei confini delle proprie prerogative statutarie e ai presidenti regionali di non tradire le gerarchie federali, il “casus belli” è di fatto servito, con i rischi di una prossima stagione piena di difficoltà, ancorché ingiuste e deleterie. I soggetti titolati a ricomporre questo impasse sono evidenti. Spetta loro riconoscere l’assoluta  delicatezza della situazione, mettendo in campo saggezza, volontà e trasparenza d’intenti. E tanta capacità politica, dopo che altrettanto politicamente si è arrivati a questo. 

Debolezze e forzature, ovunque si siano manifestate, vanno recuperate nella insopprimibile necessità di non disperdere nulla di ciò che singole componenti federali sanno produrre e sulla evidenza che le fratture insanabili e prolungate non possono far parte di nessun mandato ricevuto dagli elettori.  Pertanto, oggi, esiste solo un primo ed indispensabile atto da compiere: quello che la Lega sospenda l’iniziativa del 15 dicembre. Togliendo fiato anche a quei maliziosi che pensano ad un ”inciampo” più calcolato che involontario. Una sospensione, per dare a tutti il tempo di capire meglio quel che sta avvenendo e come meglio affrontarlo. Senza trascinamenti, evitando nel frattempo atti che determinino “morti” e “prigionieri” tra i dirigenti dei livelli intermedi, fino a quelli delle società che a livello di territorio sono interessati a promuovere il ciclismo e i suoi valori, grazie anche agli arrivi e alle partenze delle gare professionistiche. 

Forza, al punto in cui si è giunti, “fare squadra” non è più soltanto una necessità. E’ un dovere.


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COMMENTI
la realtà
11 dicembre 2025 15:41 PIZZACICLISTA
Se fermare la LCP vuol dire fare squadra, non so dove andremo a finire, come al solito parole, parole, parole soltanto parole.

Collaborare per il rilancio del ciclismo
12 dicembre 2025 18:11 marco1970
Occorre un grande spirito di collaborazione tra le componenti che hanno in mano le sorti del ciclismo.Questo sport è in forte declino di popolarità e di oscurità mediatica.Ha bisogno urgente di essere rilanciato.Quindi niente lotte di cortile ma sinergie per il bene di questo sport.

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