L'ORA DEL PASTO. "GUARDARE I MARGINI" E SCOPRIRE CHE IN BICI... GALLERY

EVENTI | 07/06/2025 | 08:30
di Marco Pastonesi

Una pista ciclabile che, rossa come un’arteria, taglia la campagna e indirizza al cuore di Roma, quale migliore modo per sbattere contro Castel Sant’Angelo e il Cupolone. Un ciclista amatoriale che, nel deserto del traffico, forse un mattino di mezza estate, si arrampica su un ponte e sfugge alla canicola, alla solitudine, ai problemi, inseguendo una leggerezza così poco terrena. Due corrieri in bicicletta su uno svincolo urbano, di qui la strada, di là la ferrovia, e lo zaino giallo così ingombrante e poco aerodinamico sulle spalle, chissà se stavolta è pieno o vuoto, una consegna o un ritiro, una pizza calda o un’insalata fredda, un libro di scuola o una dichiarazione di amore.


Tre delle sedici fotografie di Nico Marziali nella mostra “Guardare i margini” con opere anche di Davide Di Gianni, Mohamed Keita e Filippo Trojano, a cura di Simona Filippini, alla Casa dei Giovani / Associazione Cassandra, in via del Podismo, a Roma (ingresso libero, orari da consultare su www.cassandra-ita.com, aperta fino al 6 luglio, il finissage il 4 luglio alle 21). I margini sono quelli della città, in questo caso quella eterna. Periferie, sobborghi, dintorni. Circonvallazioni, raccordi, capolinea. Angoli, cantoni, dormitori. Parchi, giardini, capannoni. Quando la gentrificazione trasforma un quartiere popolare in uno di moda o lusso, chi non si può permettere di rimanere è costretto a spostarsi e allontanarsi anche da tutto quello che è educazione, istruzione, letteratura, addirittura poesia. La mostra rientra fra le attività che il Comune di Roma ha voluto proporre nei suoi quartieri meno centrali: fra questi il Municipio XV, che da Ponte Milvio si spinge fino a Cesano.


Ed è in questo ambito che i quattro fotografi hanno esplorato Roma e la romanità, i romani e i nuovi romani. Davide Di Gianni nel Parco di Veio, lungo la Via Francigena, e la scelta del bianco e nero sospende il tempo, ieri, oggi, sempre, chissà. Mohamed Keita viaggia invece a colori, fissa attimi fuggenti, esemplare una Fiat 500 – quella di una volta – metà alla luce e l’altra metà nell’ombra, o il muso di quel cagnolino che spunta dalla cesta di un’altra bicicletta. Filippo Trojano fotografa con una Polaroid nel pozzetto di una macchina al collo, il risultato è una foto rovesciata, o il rovescio di una foto, o il rovescio della realtà, ma di quale realtà stiamo parlando, quante realtà ci appaiono irreali. E Nico Marziali, l’autore delle foto ai cavalieri urbani in bicicletta, ha seguito il tratto di quella ferrovia che dal piazzale Flaminio arriva, sgangherata ed esausta, fino a Civita Castellana.

E’ un esercizio fondamentale, in fotografia, quello di ben ‘guardare i margini’ – scrive Simona Filippini nell’introdurre la mostra -. Dato che uno degli aspetti principali del linguaggio fotografico risiede nella scelta di una parte della realtà, l’osservazione attenta dei confini che delimitano ciò che si vuole da ciò che si scarta è tutto, o quasi. Questi confini corrispondono al sentimento che si prova nell’atto del fotografare. Come un senso di completezza e intima soddisfazione”.

“Guardare i margini” fa parte della manifestazione culturale “Alla fine della città – esplorazioni”, ideato da Fernanda Pessolano per Ti con Zero ETS, promosso da Roma Capitale – Assessorato alla Cultura, vincitore dell’avviso pubblico Artes et Iubilaeum – 2025, finanziato dall’Unione Europea Next Generation.


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