Prudhomme: oggi parte un Tour tutto nuovo

| 05/07/2008 | 08:47
Sarà un Tour tutto nuovo quello che scatta oggi da Brest, dove la Bretagna si tuffa nell'Oceano Atlantico e gli antichi disegnavano la fine del mondo. Sarà un Tour tutto nuovo perché così lo ha voluto chi lo ha disegnato: per la prima volta dopo quarant'anni, infatti, non si partirà con un prologo a cronometro ma con una lunga tappa in linea che porta a Plumelec e ad una volata impegnativa in vetta ad uno strappo che sale al 6% di pendenza media. «Abbiamo scelto questa soluzione - spiega il direttore del Tour de France, Christian Prudhomme - perché ci piace pensare che tutti e 180 i corridori al via possano battersi per la prima maglia gialla e lo facciano anche nelle prossime due tappe. Il quarto giorno di gara, poi, avremo una cronometro di 29 chilometri a Cholet per cominciare a scremare il gruppo e alla fine della prima settimana di corsa il primo arrivo in salita, a Super-Besse». L'intento di Prudhomme è chiaro: evitare le solite prime dieci tappe noiose che hanno caratterizzato gli ultimi vent'anni di Tour, per dar vita ad una corsa più movimentata e aperta, capace di regalare emozioni ogni giorno. «Proprio questa è la nostra ambizione - continua Prudhomme -: privilegiare la corsa ed i suoi protagonisti. Abbiamo disseminato la corsa di trappolke e di inviti alla battaglia per tutti coloro che avranno la voglia di mettersi in gioco. Sulla carta ci saranno meno salite che in passato, ma non mancheranno i mostri sacri come il Tourmalet, il Galibier e l'arrivo all'Alpe d'Huez. Attenti poi alla tappa del Col de la Bonnette, il più alto d'Europa con i suoi 2802 metri, che avrà l'arrivo piazzato a Jausiers, a metà discesa». Un Tour che farà tappa anche in Italia. «È vero e ci aspettiamo molto dalla tappa che si concluderà in salita a Prato Nevoso, affrontando per entrare nel vostro paese il Colle dell'Agnello che il Tour scoprirà per la prima volta». Si parla di Tour ed è inevitabile andare con il pensiero alle brutte storie di doping. «Negli ultimi anni siamo stati prigionieri di questa piaga, nonostante i nostri sforzi. Ora siamo affiancati dall'Agenzia Francese per la Lotta la Doping che da alcune settimane sta procedendo a controlli a sorpresa, poi c'è il passaporto biologico istituito dalla Wada e ci sono misure ancora più restrittive. Tanto è stato fatto e tanto sarà da fare ancora, ma la strada intrapresa è quella giusta». Hanno fatto discutere anche le vostre scelte riguardo le squadre invitate. «In realtà ha fatto discutere la decisione di escludere la Astana. Lo scorso anno quella squadra ha tradito la nostra fiducia, doveva pagare. Anche se hanno cambiato staff e corridori, i "padroni" sono sempre quelli, non potevamo metterci una pietra sopra e basta. Il prossimo anno, se sapranno meritarsi la nostra fiducia, torneranno a correre alle nostre corse. Ma attenti, non dimenticate mai che è il Tour a far grandi i corridori e non viceversa. Perché il Tour è il Tour».
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