L'ORA DEL PASTO. LE PERLE DI ROBERTO POGGIALI - 2

STORIA | 25/11/2024 | 08:14
di Marco Pastonesi

Ottantatrè anni, fiorentino, campione italiano dilettanti nel 1962 e una settimana dopo già professionista fino al 1978, Roberto Poggiali fa parte della commissione che aggiudica i premi del Giglio d’oro. Questa è la seconda puntata dei suoi ricordi e racconti, regalati a tavola, fra un premiato e l’altro, proprio durante il Giglio d’oro di martedì scorso.


AVENIR – “Tour de l’Avenir 1962. Squadre nazionali. Tappa affrontata a 50 all’ora. Gruppo in fila indiana. Davanti a me Pietro Partesotti. La sua ruota posteriore mi sembrava sgonfia. Ma si andava così forte, a tutta, che neppure lui se n’era accorto. Mi lasciai sfilare fino all’ammiraglia e al commissario tecnico, Elio Rimedio, dissi ‘dottore, Partesotti ha bucato’. Rimedio si stupì che fossi io a rivelarglielo e non lo stesso Partesotti, poi spronò l’autista ad avvicinarsi a Pietro per avvertirlo, fermarlo e sostituirgli la ruota. La sera, in albergo, a tavola, Rimedio richiamò l’attenzione generale, poi annunciò: ‘Da domani, in corsa, se non ci sono io, rivolgetevi a Poggiali’. Passavo per ‘il toscanino’, per ‘il furbettino’. Era invece solo spirito di osservazione”.


FIANDRE – “Giro delle Fiandre, quello del 1968, credo. Caduta generale, una ecatombe, una cinquantina di corridori a terra. Mi salvai, trovai un varco sul marciapiede, passai, dopo una ventina di chilometri a tutta rientrai nel gruppo in testa alla corsa. Vidi Felice Gimondi, il mio capitano e compagno di camera alla Salvarani, e glielo dissi, ‘la corsa è qui’. Non era vero. Attraversando un paesino, in una curva, sotto la pioggia, vidi un bambino che guardava l’orologio. Mi insospettii. Raggiunsi un commissario della giuria e gli chiesi notizie, lui mi confermò che c’erano due uomini in fuga, un francese e un olandese, e che avevano 1’20” di vantaggio. Tornai da Gimondi e glielo riferii. ‘Chi te l’ha detto?’, mi domandò”.

GIMONDI – “Era un capitano duro, severo, esigente. Di poche parole. Anche con i propri compagni di squadra. Un giorno gli suggerii di ringraziare, magari a tavola, davanti a tutti, due giovani gregari. ‘Se lo meritano’, dissi. “Se oggi non ci fossero stati loro a tirare nella prima parte, sarebbe stata dura”, spiegai. ‘E se li ringrazi, da domani ti daranno ancora di più’, aggiunsi. Gimondi ci pensò un attimo, poi disse che no, non l’avrebbe fatto. ‘E’ il loro mestiere, è il loro dovere’, sentenziò. Dopo la cena, quando tutti si erano chiusi in camera, andai a bussare alla porta di quei due giovani compagni, chiesi di poter entrare e gli dissi che Gimondi mi aveva incaricato di ringraziarli per il lavoro, prezioso, che avevano fatto per lui durante la tappa”.

ZANDEGU’ – “Tour de France 1969. La ventunesima e terzultima tappa, da Clermont Ferrand a Montargis, di 329 km. Chi pensava, o sperava, in una tappa di trasferimento, rimase sorpreso: pronti, via, Rini Wagtmans, un olandese, famoso perché aveva una frezza bianca, andò in fuga. Il gruppo, indispettito, lo inseguì. A tutta. In fila indiana. Ma non riusciva a riprenderlo né a scorgerlo. Wagtmans si era nascosto e poi si era accodato. E come se la rideva”.

PEZZI – “Negli anni alla Salvarani, all’inizio della stagione Luciano Pezzi consegnava a ogni corridore un librettino in cui aveva scritto tutte le corse cui avrebbe dovuto partecipare”.

BARTOLOZZI – “Come direttori sportivi ho avuto anche Ercole Baldini, Luciano Pezzi e Alfredo Martini, ma il più bravo di tutti, con me, è stato Waldemaro Bartolozzi alla Filotex. Voleva che, per aiutare Francesco Moser, mi risparmiassi all’inizio ed entrassi in azione solo nel finale. ‘Non voglio sentir parlare di te a radiocorsa’, mi intimava”.

SVIZZERA – “Giro di Svizzera 1970. Conquistai la maglia oro. Nella generale, cinque corridori mi tallonavano in 10 secondi. Una sera Rudi Altig, mio ex capitano alla Salvarani e in quella circostanza compagno di squadra di Louis Pfenninger, mi disse che, se avessi mollato, c’era pronto un assegno. ‘Rudi – gli risposi – faccio finta di non aver sentito nulla’. Gimondi aveva visto e intuito, e si era infuriato. ‘Felice – lo tranquillizzai – si fa la corsa’. Si arrivava a Finhaut, quattro capanne in cima a una salita nel Vallese. In testa si rimase io e Gimondi, soli. Lo esortavo a insistere, ad aumentare. ‘Felice – gli dichiarai – non ti voglio staccare, ma quelli sono lì sotto’. Primo Gimondi, secondo io, terzo Bitossi. E poi vinsi la classifica finale con un minuto proprio su Pfenninger”.

(fine della seconda e ultima puntata)


Copyright © TBW
COMMENTI
Poggiali
25 novembre 2024 18:45 canepari
gentiluomo onesto e astuto.
Nessuno vedeva la corsa come lui

Hai dimenticato i tuoi dati, clicca qui.
Se non sei registrato clicca qui.
TBRADIO

00:00
00:00
Siamo nel 2026 e i raggi in carbonio quasi non fanno più notizia, o meglio, fanno notizia se definiti di prima o terza generazione. Ma in una ruota c’è davvero molto in gioco e sono diversi i particolari costruttivi che...


Può un casco raccontare una storia? Certo e a ben guardaRe anche più di una, basta saper andare a cercare i particolari. È il caso del nuovo casco di Giulio Pellizzari, il modello Evade4 di Specialized, che Red Bull ha...


È un’ambizione neanche troppo velata quella che alberga nel cuore di Wout Poels. Presentatosi al via di questo Giro d’Italia (il quinto della carriera) con un’affermazione al Tour de France e una alla Vuelta España già in tasca, il...


Tutto come allora… Due anni fa in pieno Giro d’Italia Luciano Gasparotto - l’uomo ovunque del ciclismo italiano - è diventato nonno con la nascita di Ottavia e stanotte… ecco il bis. All’ospedale di Bassano del Grappa, infatti, poco dopo...


Le maglie nere: gli ultimi della classifica generale, i primi della classifica sentimentale. Perché le maglie nere appartengono ai gregari, in perenne lotta con il tempo massimo e le energie minime. I più umani e i più umili. I più...


C’è un aspetto sul quale Alberto Bettiol insiste subito e ci tiene tantissimo a dirlo: «Io ho vinto perché sulla bicicletta metto il sentimento. Oggi ho vinto perché come tutti mi sono impegnato nei mesi scorsi, ci ho messo l’anima....


Dopo aver inizialmente preso le misure alle grandi corse a tappe partecipando alle ultime due edizioni della Vuelta España (l’ultima purtroppo conclusa con un prematuro ritiro), per Luca Vergallito è finalmente arrivato il momento quest’anno di confrontarsi per la...


Nei giorni in cui è in corso la “Mission Giro” della Unibet Rose Rockets (così il team di licenza francese ha ribattezzato la sua campagna per le strade della Corsa Rosa), ecco che un team per molti versi affine...


A sette giorni dalla Grande Partenza di Cesenatico, è ufficiale l'elenco delle atlete iscritte al Giro d'Italia Women che scatterà il 30 maggio dalla Riviera Romagnola per concludersi, dopo 9 tappe e 1179.7 km, a Saluzzo il 7 giugno. Il...


Oggi la quattordicesima tappa Aosta-Pila del Giro d’Italia 109 sarà anticipata da una nuova edizione di “Un Giro nel Giro”, l’iniziativa di pedalate amatoriali dedicata a clienti e appassionati di ciclismo, organizzata da Banca Mediolanum lungo il percorso della corsa...


TBRADIO

-

00:00
00:00





DIGITAL EDITION
Prima Pagina Edizioni s.r.l. - Via Inama 7 - 20133 Milano - P.I. 11980460155




Editoriale Rapporti & Relazioni Gatti & Misfatti I Dubbi Scripta Manent Fisco così per Sport L'Ora del Pasto Le Storie del Figio ZEROSBATTI Capitani Coraggiosi La Vuelta 2024