ORLANDO MAINI: «I NOSTRI GIOVANI PRONTI A SBOCCIARE, GESTIAMOLI BENE»

INTERVISTA | 08/01/2024 | 16:30
di Giulia De Maio

Al via della nuova stagione abbiamo chiesto a un direttore sportivo tra i più esperti e capaci in gruppo di “fare le carte” al movimento italiano. Orlando Maini è stato professionista dal 1979 al 1988, vincitore di una tappa al Giro d'Italia e una alla Vuelta a España, e dal 1995 è in ammiraglia. Tecnico nella massima categoria della Refin, Mercatone Uno, De Nardi, LPR, Tinkoff, Katusha, Ceramica Flaminia, Lampre, Uae Emirates e nell'ultimo biennio all'Astana Qazaqstan al fianco di Giuseppe Martinelli, tra il 2018 e il 2021 con la Petroli Firenze-Maserati-Hopplà e la Beltrami TSA nella categoria Under 23.


Apprezzato e ben voluto da tutti, conosce benissimo i giovani e nessuno meglio di lui può dirci quali sono i talenti azzurri che potranno farci sognare quest'anno e nei prossimi a venire. «Siamo di fronte a un ciclismo di super qualità in cui ragazzi in erba vincono già corse importanti. Prevedo carriere più brevi perchè se passano pro' a 20 anni a 32 faranno già fatica a mantenere i ritmi imposti da questa vita. Fino a qualche tempo fa c'era il singolo che riusciva a fare la differenza, ora c'è un gruppetto fortissimo e le medie di conseguenza si sono alzate tanto – esordisce Maio, prima di rivolgere il pensiero ai corridori di casa nostra. - Quest'anno abbiamo una bella sfornata. Lorenzo Finn e Gabriele Bessega sono già stati accalappiati da squadre importanti al primo anno tra gli juniores (al secondo anno militeranno rispettivamente nel vivaio della Bora Hansgrohe Team Grenke - Auto Eder e della Polti Kometa, ndr), la UAE Emirates GenZ ha preso Luca Giaimi, la Intermarché-Wanty Francesco Busatto, e per fortuna Davide Piganzoli (Polti Kometa) e Giulio Pellizzari (VF Group Bardiani CSF Faizanè) cresceranno in due Professional italiane. Si fa un gran parlare, giustamente, del fenomeno messicano Isaac Del Toro (UAE Emirates), ma i nostri azzurri all'ultimo Tour de l'Avenir erano i primi alle sue spalle. Il ciclismo italiano non sta attraversando un gran periodo, campioni alla Pantani e Nibali non si inventano dall'oggi al domani, effettivamente non abbiamo al momento il nome che ci toglie le castagne dal fuoco vincendo i grandi giri, né una squadra World Tour ma dobbiamo essere fiduciosi».


Secondo Maini una nazione da cui dovremmo prendere esempio è la Francia. «I nostri cugini hanno passato anni tristi, con meno risultati dei nostri, ma hanno investito sulle squadre World Tour e Professional, con i loro rispettivi vivai Continental. Ora iniziano a raccogliere i frutti di quanto seminato con FDJ, Ag2r e Arkea. I giovani sono il futuro, dobbiamo investire su di loro».

Tra quelli con cui ha lavorato a stretto contatto negli ultimi anni, Maini scommette su 4 nomi: «Sentiremo parlare sempre di più di Lorenzo Milesi passato alla Movistar dalla DSM, Davide De Pretto pronto al grande salto con la Jayco Alula, Nicolò Parisini (Q36.5 Pro Cycling Team) e Filippo Baroncini, che ho conosciuto quando era un ragazzino che militava nella squadra del mio paese e so per certo ha svolto il percorso giusto per maturare gradualmente. Si vedeva fin da allora che aveva la stazza per fare il corridore, sarebbe stato facile spremerlo al primo anno, invece abbiamo avuto pazienza. Per non bruciare i talenti bisogna dare loro i giusti ruoli in corsa, spesso invece per la foga di dover accumulare punti si affrettano i tempi e si dà troppo gas».

Non confermato dall'Astana, Orlando è tutt'altro che furioso ma, comprensibilmente, un po' rammaricato. «Mi piacerebbe mettere a disposizione di un progetto serio per il futuro di questi ragazzi la mia esperienza. Gestiamo i loro sogni, dobbiamo farlo con cura e sensibilità. Il ciclismo per me non è mai stato lavoro, è una passione sfegatata, che non passa anche se sul curriculum c'è scritto che ho 65 anni – confida a tuttobiciweb. - Una volta l'età era una valore aggiunto, guai chi toccava i tecnici più esperti perchè erano i custodi dell'ABC del ciclismo, ora che si viaggia a mille all'ora tra evoluzione e tecnologia sembra l'opposto. Se riceverò una chiamata risponderò presente con l'entusiasmo di un neopro'. Nelle stagioni trascorse nella categoria Under 23 ho visto sbocciare una generazione incredibile che ora non vedo l'ora di ammirare galoppare tra i big».

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COMMENTI
Mandateli a correre all'estero
8 gennaio 2024 17:14 Howling Wolf
E' molto più intelligente mandare i più promettenti giovani italiani a correre all'estero, nei team belgi, olandesi e anche francesi, perché lì imparano davvero a correre e a capire cos'è il ciclismo ad alto livello. All'estero nessuno guarda in faccia nessuno, se ne hai emergi, sennò cambi mestiere. Basta con le squadrette italiane da due soldi che fanno credere di avere grandi talenti e invece ingaggiano degli autentici nessuno che poi svaniscono come neve al sole.

considerazione
8 gennaio 2024 18:52 PIZZACICLISTA
Caro Maini parole, parole, parole soltanto parole..........ma basta!!!!!

Sfornate
9 gennaio 2024 08:33 fransoli
Ne abbiamo avute anche un passato, il problema è che in pochi poi riescono nel salto di qualità ed affermarsi anche fra i grandi. Come esempio eclatante cito ulissi, dominatore fra gli juniores con 2 mondiali in bacheca, che poi si è ritagliato certo il suo spazio fra i pro ottenendo buoni risultati ma niente a che vedere rispetto a quanto lasciavano sperare i trionfi giovanili.... Tiberi, piccolo per ora sono sulla stessa china

@wolf
9 gennaio 2024 11:03 Carbonio67
niente da fare, i commenti non mi vengono pubblicati. Concordo non solo con te, ma aggiungo che certi tem da proclami (con zero risultati, zero), sono sempre quelli piu' coccolati, anzichè essere oggetto di domande/critiche. Ma va bene cosi

Howling Wolf
9 gennaio 2024 12:33 Arrivo1991
Come ho scritto nell'articolo/intervista di Magrini, anche se avessimo la squadra Wt, poco cambierebbe. Manca alla base il movimento che qui c'era 20-30 anni fa. Ora tanti ragazzi fanno altri sport e si " perdono " talenti alla base. Poi,come dice Carbonio67, ci sono troppe chiacchiere e pochi fatti.

L'ATLETA
9 gennaio 2024 14:07 Claude60
Secondo me esiste solo l'atleta, con nome e cognome, indipendentemente da dove arriva.
Pogacar è Pogacar non perché è sloveno,
Evenepoel è Evenepoel non perché è belga e così via.
La nazione non conta, conta solo l'atleta.

Base e imbuto
9 gennaio 2024 23:30 lupin3
La base é molto piú stretta di 20/30 anni fa per svariati motivi e se uno forte volesse iniziare a correre a 18/20 anni non ha possibilità. Cosi é difficile trovare i talenti tra i pochi che iniziano da bambino... E se anche ci sono rischiano di bruciarsi con l attività esasperata precoce. Ma il ciclismo in Italia non é fatto per i corridori Giovani, ma per chi ci vive. I risultati sono evidenti

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