VENDRAME: «CON DECATHLON CAMBIANO MOLTE COSE. IO VOGLIO TORNARE A VINCERE»

INTERVISTA | 30/11/2023 | 08:20
di Carlo Malvestio

L’unico italiano attivamente partecipe alla rivoluzione targata AG2R è Andrea Vendrame. Qualche giorno fa, a Lille, la formazione francese ha annunciato la nuova partnership con Decathlon, che entrerà come name sponsor e darà una significativa rinnovata all’immagine e all’outfit della squadra. Abbandonato lo storico accostamento bianco-marrone, quindi, il trevigiano di Santa Lucia di Piave si appresta a cominciare la sua quinta stagione oltralpe (potrà posare con la nuova maglia solo dal 1° gennaio).


Andrea, Decathlon è ufficialmente entrato a bordo. Che atmosfera si respira a Lille?


«È stato un bell’evento, che porterà tante novità. Innanzitutto i materiali, che cambieranno in toto, biciclette, casco, occhiali, ruote, copertoni, tutto nuovo. Ma è senz’altro una notizia molto positiva che un colosso come Decathlon abbia deciso di affiancarci».

Ti preoccupa dover cambiare tutto l’armamento?

«Alla fine è solo questione di abitudine. È come se ti dessero in mano un Ferrari, i primi giorni sei un po’ titubante, sei un po’ timoroso nel lasciarti andare, ma poi col passare del tempo ti adatti. Poi oggi ai bike fitter non sfugge nulla, hai la possibilità di fare vari testi in diversi terreni, e alla fine ti mettono in sella alla perfezione». 

Hai avuto modo di ricaricare le pile?

«Ho fatto 25 giorni di riposo assoluto, sono stato in vacanza due settimane al caldo con mia morosa Letizia, in Madagascar, e poi ho ripreso gradualmente con la MTB, per non rientrare immediatamente nella routine della strada, divertirmi un po’ e, perché no, migliorare la guida in bicicletta. Da qualche giorno sono tornato anche su strada, con lavori progressivamente più impegnativi, prima del ritiro spagnolo che faremo dall’11 al 21 dicembre, dove ci daremo dentro per davvero, con carichi di lavoro pesanti in modo da essere già pronti per l’inizio della stagione».

A freddo, che 2023 è stato?

«La valutazione è positiva, sicuramente. Quest’anno ho cambiato preparazione, facendomi seguire da un ragazzo in orbita CT Friuli, con un approccio più scientifico e mirato a seconda della gara che mi apprestavo a fare. I benefici li ho avvertiti e dovrebbero vedersi ancor di più a lungo termine stando a quello che mi hanno detto. Nei momenti in cui dovevo arrivare in forma ci sono arrivato, centrando diverse Top 10. Poi si sono messi di mezzo un po’ di guai fisici, la caduta alle Strade Bianche e i punti al ginocchio che mi hanno fatto perdere la Tirreno-Adriatico, un’altra caduta e poi il covid al Giro, alla Vuelta ero in lotta per la maglia verde e mi son beccato un virus intestinale che mi ha fatto vivere una seconda settimana da incubo, una sofferenza unica che non auguro a nessuno. Nel complesso, però, sono contento del mio 2023, perché sono partito forte, ho fatto podio a Muscat Classic e Trofeo Laigueglia e anche alla Vuelta ero partito bene, facendo terzo nella tappa di Barcellona che era uno dei miei obiettivi. Anche il finale è stato incoraggiante, col 4° posto alla Veneto Classic, che aveva un percorso davvero impegnativo».

Tanti guai fisici, dunque. Quanto è complicato avere una stagione senza intoppi?

«È molto difficile. Fisicamente siamo costretti a portarci al limite, siamo tiratissimi e in balia delle condizioni climatiche, e qualsiasi accortezza prendiamo non è sufficiente per evitare di ammalarci. Io quest’anno tra covid e virus vari ho fatto bottino pieno».

La stagione si è conclusa col rinnovo fino al 2025 con l’AG2R.

«Mi sento in famiglia, c’era qualche altra proposta ma qui mi trovo bene, quindi perché cambiare? Anche se non l’avrei mai detto dopo il primo anno…».

Come mai?

«Perché è un ambiente totalmente francese, in cui non è facile integrarsi. In più era il 2020, c’era il covid, e mi sentivo davvero un pesce fuor d’acqua. Ricordo che durante un ritiro avevo chiamato il mio procuratore Alex Carera dicendogli “abbiamo sbagliato a venire qui”. E invece 4 anni dopo parlo tranquillamente francese e sto benissimo. Una situazione simile alla mia la sta vivendo Sam Bennett, che è appena arrivato, e l’ho visto un po’ spaesato perché non parla francese. Sembrava di vedere me 4 anni fa, ne abbiamo parlato, con un po’ di pazienza si ambienterà anche lui». 

Stai per entrare nell’anno dei 30, a che punto della carriera ti senti di essere?

«Fisicamente sto molto bene, rispondo positivamente a tutti i test che mi propongono i miei preparatori. Nel ciclismo di oggi è difficile prevedere la parabola di un atleta, io credo di appartenere all’ultima generazione di corridori che ha fatto a tempo a vedere il ciclismo un po’ più “vecchio stile”. Con le nuove metodologie di lavoro, poi, penso di avere ancora margini per poter migliorare. Quindi spero di avere ancora diversi anni di fronte a me».

È stato difficile adattarsi al “nuovo” ciclismo?

«Io sono uno molto metodico, me lo riconoscono sempre anche i preparatori, quello che devo fare lo faccio ad ogni costo. Quindi, nel complesso, questo modo programmatico di prepararsi non mi dispiace. Certo, non è stato immediato cambiare il modo di allenarmi, arrivare a fare uscite con regimi più alti di wattaggio, però alla fine l’ho assorbito bene. E poi c’è il discorso della nutrizione».

Una rivoluzione?

«È cambiato totalmente. Lo ha detto anche Mohorič qualche settimana fa, facendo un bell’esempio sui carboidrati che assumeva in gara una volta e che invece assume ora. Per esempio nei primissimi anni da professionista sapevo di dover mangiare la pasta la sera prima della gara. Ma quanta? Non lo sapevo, mi autoregolavo. Ora il nutrizionista ci dice esattamente cosa mangiare e in quale quantità, in base alla corsa del giorno dopo, al dislivello ecc.. In più, è personalizzata in base al corridore, a seconda di quanto si è consumato. E il tutto è in continua evoluzione».

Qualche desiderio per il 2024?

«Del calendario non so ancora nulla, ma sicuramente vorrei tornare ad alzare le braccia al cielo. Anche la nostra squadra ci ha richiesto di andare a caccia di punti, punti e punti per il ranking UCI, e io proverò a portare a casa punti, punti e punti». 

Possibile che un corridore con le tue caratteristiche non abbia mai corso sulle Ardenne?

«Ogni anno ho chiesto alla squadra di farle, facendomi aiutare anche da Carera, ma hanno sempre preferito mandarmi a fare altre corse. Con l’ingresso di Decathlon, però, secondo me cambieranno alcune dinamiche e spero davvero che il 2024 sia l’anno buono per provare a correrle».

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