LE STORIE DEL FIGIO. SILVANO CATTANEO, I FOULARD DEL DOTTOR TREDICI E IL SILENZIO DEL GENERO ALBERTO VOLPI. GALLERY

STORIA | 18/11/2023 | 08:08
di Giuseppe Figini

È un ex (ma solo un po’) giovanotto nato a Ceriano Laghetto, nella pianura a nord di Milano, nel Parco delle Groane, il 30 giugno 1939 e che ora fa parte della provincia di Monza e Brianza, dove tuttora risiede.


E le due ruote sono state, e tuttora sono, la passione della sua vita. In effetti Silvano Cattaneo non ha pedalato molto in quanto, dopo varie esperienze nel ciclismo giovanile come agonista, al primo anno fra i dilettanti vestendo la maglia della Cademartori, formazione di rilievo con sede a Mariano Comense e gestita dall’appassionato Gino Longoni, nelle cui file c’era pure il potente passista Toni Bailetti, poi medaglia d’oro nel quartetto della 100 Chilometri alle Olimpiadi di Roma nel 1960 e in seguito ottimo professionista, pressato anche da impegni di lavoro, valuta e comprende che è meglio attaccare la bicicletta al chiodo. E con consapevole pragmatismo, accompagnato però da qualche rimpianto, si dedica, a tempo pieno, al suo lavoro di specialista degli impianti elettrici, soprattutto nel settore delle stazioni di servizio, che lo conduce in giro per l’Italia con serrata frequenza. È comunque sempre partecipe delle vicende ciclistiche della società locale e segue sempre con viva passione le vicende ciclistiche di rilievo.


Il continuo girovagare per lavoro, dopo vari anni, comincia a pesargli un po’ e verso gli inizi degli anni 1980, per una serie favorevole di combinazioni, pure di tipo familiare, entra in contatto con la Novartiplast, azienda chimico-tessile con sede nel vicino comune di Cogliate che era parte della galassia d’attività, in Italia e all’estero, di patron Mario Cioli, industriale bresciano di Remedello di Sotto, che per anni ha vissuto con la famiglia a Cogliate, tifoso e mecenate, del ciclismo soprattutto, con coinvolgimento emotivo totale, costante, e di altri sport, per molti anni.

La Novartiplast, a partire dagli inizi degli anni 1980 è stata un’eccellenza del ciclismo italiano, anche con altre denominazioni riferibili sempre alla sfera Cioli, con noti tecnici (Domenico Garbelli, a ruota Olivano Locatelli e il brianzolo, caratteristico e simpatico tuttofare “Jair”, ossia Francesco Redaelli) che hanno guidato generazioni di corridori di primo livello molti dei quali autori e protagonisti di spicco di brillanti carriere pure nel professionismo. E la proposizione dei nomi sarebbe lunghissima come si può vedere, volendolo, consultando gli archivi del ciclismo.

E grazie anche alla segnalazione di un altro appassionato di ciclismo e pure cognato di Silvano Cattaneo, Lino Basilico, allora nello staff direttivo della Novartiplast e uomo di fiducia di Mario Cioli nell’ambito aziendale, Cattaneo ha un colloquio con patron Cioli di tipo lavorativo. Ed è subito assunto nell’azienda, a due passi da casa. In proposito, ancora ora, Silvano Cattaneo parla con assoluta devozione di Mario Cioli, un uomo che gli ha consentito poi d’assecondare la sua passione ciclistica, di collaboratore anche in gare internazionali, in funzione di guida al volante di vetture d’assistenza sanitaria, sempre nel cuore della gara, come vedremo più avanti, concedendogli ampia libertà d’azione con la gestione delle ferie e dei permessi. E quando non c’erano gare professionistiche collaborava attivamente, in vari ruoli, con la Sandamianese, attiva società ciclistica giovanile della frazione di San Damiano, sempre nel comune di Cogliate. Fra i suoi interlocutori ciclistici Cattaneo ricorda Fausto Ferrario della vicina Saronno, presenza sovente silente ma sempre attiva e fattiva in vari ruoli nell’ambito delle due ruote.

Prima annotazione di carattere famigliare: Lino Basilico ha sposato la sorella della moglie di Silvano Cattaneo, la signora Piera Beretta e i due coniugi hanno già festeggiato il sessantesimo anniversario di matrimonio. Seconda annotazione famigliare: Silvano Cattaneo è il suocero (di lungo corso…) di Alberto Volpi, nato nella vicina Saronno nel dicembre 1962, ottimo professionista per tredici anni e poi, senza soluzione di continuità, direttore sportivo in varie formazioni di primo piano che nel 2024 esordirà come “team principal”, per mutuare un termine della F1, della squadra giapponese JCL Ukyo, che sì affida alla sua esperienza e capacità per cercare di scalare le gerarchie ciclistiche e che al vertice dirigenziale presenta l’ex pilota nipponico di Formula1 Ukyo Katayama, da tempo amico di Alberto Volpi.

E Silvano Cattaneo rivela che Maura, sua figlia, conobbe Alberto Volpi alla partenza di un Trofeo Caduti Medesi, una classica all’epoca per i dilettanti, dove lui l’aveva accompagnata alla partenza con un’amica che simpatizzò con un altro corridore, Dario Montani, tricolore fra i dilettanti su strada, amico e compagno di Volpi.

E il rapporto iniziale di Alberto con Maura è sfociato poi nel matrimonio con due figlie, Federica – già sposata - e Alice. Altro figlio di Silvano è Marco, pure lui con due figli, Luca e Valeria.

Un cruccio di Silvano (che dura e durerà da sempre e per sempre) è che il genero si nega a lui per parlare di ciclismo. Volente o nolente, si è però un po’ rassegnato oramai ma continua comunque a seguire il ciclismo in tv e, di persona, nelle gare che si svolgono nelle sua zona.

La nascita quale capace “manico” alla guida delle auto d’assistenza medica avviene a metà circa degli anni 1980 quando Cattaneo frequenta un corso regionale per direttori sportivi al quale partecipa anche Giorgio Camera, già nello staff dei collaboratori di RCS Sport, che allora pilotava la vettura del prof. Giovanni Tredici, il responsabile medico dell’Equipe Enervit che gestiva il delicato settore nelle gare rosa. Giorgio Camera, geometra, doveva passare dal volante al settore cartografico dell’organizzazione RCS Sport, affiancando il veterano Cesarino Sangalli e il suo mitico pennino con inchiostro di china che siglava con il suo segno famoso “C. San” gli elaborati cartografici e rivestendo, in corsa, il ruolo di ispettore di percorso, all’epoca non ancora completamente codificato.

E dal 1986, ricorda Silvano Cattaneo, è per venticinque anni, la guida – senza mai un incidente, tiene a precisare – della prima vettura medica in corsa, subito alle spalle di quella della direzione corsa/presidente di giuria, soprattutto con il prof. Giovanni Tredici e pure poi anche con il dott. Massimo Branca. La funzione e il ruolo impediscono in pratica soste essendo tale posizione in corsa una di quelle “dove si macina il pepe”, per riprendere un’espressione cara a Nino Ceroni, direttore di corsa di lunga e brillante carriera e “allevatore/allenatore, o trainer se preferite” di molti successori, direttori di corsa e organizzazione di varia estrazione, che con le sue invidiabili novantasei primavere, pedala – in bici da donna – specifica con un punta, giusto una puntina, un vezzo più che un rimpianto, nella sua Imola e dintorni.

E per venticinque anni Silvano Cattaneo è al volante, sia nelle corse a tappe, sia in quelle in linea di RCS Sport, soprattutto con l’imperturbabile “Prof” – così è chiamato da tutti il voluminoso, serafico, con tratto sempre cortese, disponibile con tutti, professor Giovanni Tredici, tuttora riferimento per tutto il servizio d’assistenza medica, insensibile, con cortesia e sottile ironia, alle suppliche di Silvano che gli richiedeva la chiusura dei finestrini perché l’aria che entrava gli provocava dolori al collo. E, in risposta, la diagnosi e la cura consigliata dal Prof., nella circostanza, era sempre la medesima, univoca, concisa e definitiva: “Mettiti il foulard” con il paziente che borbottava un po’ ma non gli rimaneva altro da fare. È comunque sopravvissuto ai dolori al collo il buon Silvano che, in conclusione della sua collaborazione, è stato destinato un po’ ai servizi sedentari, o quasi, gestendo la vettura d’appoggio, fuori corsa, al servizio medico nelle gare a tappe.

Dopo la pensione, quella lavorativa e quella ciclistica, Silvano Cattaneo si è dedicato con costanza al volontariato nella sua Ceriano Laghetto, ovviamente soprattutto alla guida di automezzi, visto la sua esperienza in materia, dove poteva gestire in proprio, senza chiedere permessi, l’apertura o no dei finestrini. E, naturalmente, seguendo il ciclismo locale e quello internazionale in televisione, coordinando il tutto con la gestione dei nipoti quando erano piccoli.

Però il genero Alberto Volpi, pervicacemente, non deflette di un millimetro neppure ora dalla sua linea, sempre silenziosa e “off limit” in tema ciclismo, con il suocero che, però, nonostante tutto, spera sempre in un’inversione di linea. E, come dice il popolare proverbio, “la speranza è l’ultima a morire”.

E noi, un po’, non lo nascondiamo, parteggiamo per Silvano Cattaneo in questa “contesa.

 

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