VARESE. SARONNI, BERGOMI E QUELLE STORIE DA CAMPIONI DEL MONDO. GALLERY

NEWS | 19/10/2022 | 14:47
di Alessandro Brambilla

La Società Ciclistica Alfredo Binda del presidente Renzo Oldani contribuisce a valorizzare Varese e la sua provincia anche con iniziative e argomentazioni esterne alla Tre Valli Varesine, classica di grande successo vinta nel 2022 dal fuoriclasse Tadej Pogacar. Con la collaborazione del giornalista Francesco Pierantozzi di Sky, dell’efficiente e appassionato Michele Castelletti e dell’Associazione Tre Valli Varesine, la Binda ha organizzato una bellissima serata in onore dei due Campioni del Mondo del magico 1982: Giuseppe Saronni e Giuseppe Bergomi. L’evento si è svolto nel cuore di Varese, a Palazzo Estense, in presenza di autorità da sempre vicine alla Binda. Il Comune di Varese ha patrocinato la serata. Bergomi è nato il 22 dicembre 1963 a Milano, e in prevalenza ha vissuto a Settala. Il Beppe del ciclismo invece è nativo di Novara (chiaramente milanese di crescita, prima a Buscate poi a Parabiago) in data 22 settembre 1957.


Il cittadino di Varese Francesco Pierantozzi ha condotto la serata stuzzicando il vincitore del Mondiale di Goodwood e il terzino rivelazione del Mundial di Spagna ’82 anche a raccontare aneddoti. Calcio e ciclismo sono andati perfettamente a braccetto. Sollecitato da Pierantozzi e Oldani, l’autore di questo testo ha raccontato al pubblico di Palazzo Estense tutta la calcio-story di Bergomi fin da quando militava nelle giovanili dell’Inter, oltre ad elencare i grandi successi ciclistici di Saronni. E c’è stato altresì spazio per le domande del pubblico di bella qualità. “Quando sono approdato al professionismo nel ’77 – ha detto il campione di ciclismo – esistevano i senatori. Ho debuttato in maglia Scic al Palasport di San Siro e nell’eliminazione ho vinto distanziando Gimondi di molti metri. Dopo lo sprint Felice mi guardò con diffidenza e i miei compagni di squadra mi rimproverarono perché gli avevo fatto fare una figura troppo brutta. Negli allenamenti in Riviera Ligure ridiventai amico di Gimondi”. Qualcosa di analogo accadde anche a Beppe Bergomi: “Nel primo derby che ho giocato sono entrato con decisione sull’esterno milanista Aldo Maldera, che aveva 10 anni più di me, senza commettere fallo. Lui mi diede del “ragazzino” che doveva moderarsi”.


Goodwood è indimenticabile per le platee saronniane: “L’anno prima – spiega Saronni – a Praga ero arrivato secondo perché Baronchelli, che mi ha tirato la volata, in realtà la doveva tirare a Moser. Il problema è che Francesco non si è accodato a Baronchelli, che ha così impostato l’azione da apripista anche con leggero disorientamento”. Tutti ricordano il Mundial di Spagna iniziato in modo difficile dalla Nazionale di Bearzot. “Dopo la partita col Camerun – ha raccontato Bergomi – eravamo irritati da illazioni riguardanti soprattutto Paolo Rossi e Cabrini. Per questo motivo organizzammo il silenzio stampa. L’unico autorizzato a parlare era capitan Dino Zoff, che già parlava poco di suo”.

Pierantozzi ha logicamente stimolato i due campioni a rievocare le loro principali rivalità. “Quando sono arrivato all’Inter – ha scandito il Beppe calciatore – pensavo che la rivalità principale fosse quella col Milan. In realtà la rivalità principale per l’Inter , e me lo ha spiegato soprattutto Moratti quando è diventato presidente, è sempre stata con la Juve. Tutti gli episodi storici e molto contestati riguardano Juve e Inter”. Non serve spiegare chi era il rivale numero uno di Saronni. “Per Moser – incalza il Beppe del ciclismo – è stata una fortuna avermi come rivale. Adesso io e lui non lo siamo più. Io (ndr, col pubblico del Palazzo Estense che si è messo a ridere di compiaciuto ) adesso compro anche il vino da Moser. E una foto che ho messo sul libro che mi ha scritto Beppe Conti mi ritrae con una bottiglia di vino Moser in mano. Pensate che Francesco mi ha detto che per fare una foto così, con una sua bottiglia tra le mani, dovrei essere io a pagare lui…..”.

Saronni non aveva particolari soprannomi, Bergomi sì. “La prima volta che l’allenatore interista Eugenio Bersellini, sergente di ferro, mi convocò con la prima squadra, io avevo dei baffi folti malgrado l’età, 16 anni. E Gianpiero Marini, che nello spogliatoio era seduto di fianco a me, mi disse che sembravo suo zio. Da lì diventati per tutti lo “Zio””.

A Varese il Beppe del ciclismo ha reso omaggio al fattore campo: “La quarta vittoria nella Tre Valli Varesine , ottenuta in via Manin, di fianco allo Stadio Ossola-Velodromo Ganna, per me è indimenticabile, e non solo perché raggiunsi il leader Gianni Motta nella graduatoria dei plurivincitori. Era stata una Tre Valli molto dura, con 9 passaggi sull’erta di Ferrera che avevano scremato i partecipanti. All’ultimo chilometro si presentò un gruppo d’avanguardia di 25 corridori. E io quasi privo di gregari in volata riuscii a rimontare e a superare negli ultimi metri Guido Bontempi. Una vittoria bellissima, mi fece guadagnare la maglia della Nazionale per il Mondiale di Renaix”.

Beppe Bergomi di Mondiali con l’Italia ne ha disputati 4. “Oltre a quello vittorioso nel 1982 il mio Mondiale più bello è stato quello del 1990 in Italia in cui siamo arrivati terzi”. E’ il Mondiale in cui l’Italia perse a Napoli, ai rigori, la semifinale con l’Argentina di Maradona. “Prima di quel match – incalza Beppe Bergomi, fino al 1999 uomo bandiera dell’Inter - non avevamo subito reti giocando sempre a Roma, con l’Olimpico che ci trascinava. Prima che si giocasse Italia – Argentina c’era stato un battage di Maradona che esortava i napoletani ad essere diffidenti con la Nazionale italiana. Maradona rimarcava che in tutti gli stadi i napoletani venivano trattati male e di colpo non dovevano trasformarsi in “patriottici” per sostenere l’Italia. In effetti a Napoli non ci fu il tifo dei napoletani contro noi azzurri, si avvertiva tuttavia una netta diffidenza. L’ambiente era freddo in una partita che per noi si rivelò difficile”.

All’epoca della disfida Moser-Saronni il fattore campo contava pure nel ciclismo. “Sulle salite del Giro d’Italia – precisa Saronni – i tifosi di Moser me ne dicevano di tutti i colori. E venivano anche a urlare di notte fuori dagli hotel in cui alloggiavamo per non farci dormire”. Nel ciclismo moderno ci sono differenze e abissali rispetto a quello dell’epoca Moser-Saronni. “Le differenze – osserva Bergomi – ci sono anche nel calcio. Noi dell’Inter pur disputando sempre i tornei internazionali giocavamo meno partite nella stagione rispetto all’Inter attuale. E la rosa dell’Inter e delle altre squadre allora era molto ridotta rispetto alle attuali. Nel nostro calcio venivano schierati undici giocatori o al massimo 12, per cui l’allenamento era meno importante. Trapattoni ci diceva che noi dovevamo allenarci giocando i match ufficiali”. Saronni al Mondiale di Goodwood del 5 settembre 1982 ha preceduto Greg Lemond e Sean Kelly. Oltre al Mondiale di calcio 1982 con la Nazionale , Bergomi ha trionfato con l’Inter in tre edizioni della Coppa Uefa; erano edizioni alle quali le nazioni più evolute schieravano la seconda, la terza, la quarta e la quinta classificata del Campionato. Quindi erano Coppe Uefa che valevano come l’attuale Champions League qualitativamente. Beppe Bergomi nel palmares ha lo scudetto dei record 1988-89, la Coppa Italia 1981-82, il Mundialito Club 1981. In Coppa Campioni (“Champions League” allora partecipavano appunto solo le vincitrici del Campionato) è arrivato in semifinale nell’edizione 1980-81. In Nazionale ha totalizzato 81 presenze, molte delle quali da capitano, come nell’Inter.

La storia di Saronni per gli appassionati di ciclismo è un libro aperto che non si chiude mai: due Giri d’Italia, un Mondiale, una Sanremo, un Lombardia, un Giro della Svizzera, una Freccia Vallone, 4 classifiche a punti al Giro d’Italia , due Sei Giorni a Milano e tantissimo ancora…

foto Claudio Bergamaschi

 

Copyright © TBW
COMMENTI
Hai dimenticato i tuoi dati, clicca qui.
Se non sei registrato clicca qui.
TBRADIO

00:00
00:00
Il belga Jenthe Biermans ha vinto oggi la Cholet Agglo Tour, tredicesima prova della Coppa di Francia che oggi si chiama FDJ United Series, La corsa è partita e si è conclusa a Cholet con i corridori che hanno pedalato...


La bacheca di Demi Vollering si arricchisce di un nuovo titolo e di una nuova maglia: dopo l’arcobaleno conquistato una settimana fa a Montreal, la talentuosa olandese ha conquistato in solitaria l’Europeo in Slovenia vestendo la maglia con le stelline...


Dal Brasile arriva il nuovo re de “Il Lombardia U23”. È infatti Henrique Bravo a iscrivere il proprio nome nell’albo d’oro della prestigiosa classica internazionale disputata a Oggiono, conquistando la 98ª edizione al termine di una prova interpretata da autentico...


Dopo il successo di Alessia Vigilia nella gara femminile, il San Luca incorona un altro talento azzurro. Davide Piganzoli vince il Giro dell'Emilia avendo la meglio sul grande favorito Tom Pidcock (Q36.5 Pro Cycling Team) , costretto per il terzo anno...


La regina del San Luca è Alessia Vigilia. La bolzanina della Uno X si è imposta al Giro dell'Emilia femminile 2026. Arrivo in solitaria per la 27enne che ha fatto la differenza a 30 km dal traguardo, facendo valere le...


Con una foto che lo ritrae nella zona box dei campionati Europei in Slovenia e un lungo post che vi proponiamo integralmente qui sotto, Paolo Slongo, uno dei più esperti e apprezzati tecnici del gruppo, direttore sportivo della UAE Team...


Con un fantastico assolo di 15 chilometri a conquistare il titolo continentale nella prova in linea juniores degli Europei di Lubiana 2026 è Elias Dybing. Il norvegese, lasciatosi tutti alle spalle lungo la salita di Možjanca, è giunto al traguardo...


Qualcuno l’ha chiesta a Natale senza mai riceverla, altri la invidiavano al vicino di casa, tanti ne erano i fortunati possessori. Sta di fatto che in un modo o nell’altro Saltafoss ha fatto la storia, ed è rimasta nella memoria...


Arriva prima di San Francesco, che in questo caso non è Moser, ma il nostro Santo protettore,  il nostro patrono nazionale che domani compirà la bellezza di 800 anni dalla data della sua morte, che in ogni caso è avvenuta esattamente...


Un grave lutto ha colpito la famiglia Lucchini e il mondo del ciclismo: si è spento questa mattina, all'età di 94 anni, Valerio Lucchini. L'imprenditore valtriumplino è stato un vero e proprio punto di riferimento per l'intero movimento ciclistico bresciano...


TBRADIO

-

00:00
00:00





DIGITAL EDITION
Prima Pagina Edizioni s.r.l. - Via Inama 7 - 20133 Milano - P.I. 11980460155




Editoriale Rapporti & Relazioni Gatti & Misfatti I Dubbi Scripta Manent Fisco così per Sport L'Ora del Pasto Le Storie del Figio ZEROSBATTI Capitani Coraggiosi Piede a Terra