L'ARTICOLO 3

TUTTOBICI | 01/01/2022 | 09:05
di Pier Augusto Stagi

È uno degli argomenti caldi di questo rigido e sofferto inverno. È il caso di Giulio Pellizzari e Alessandro Pinarello, che sono diventati argomento di discussione, tra un articolo 3 che regolamenta l’abilitazione al professionismo (almeno tre anni nelle categorie minori, una da junior e due da under 23, unico Paese al mondo a prevedere tale regola) e qualche carta bollata per liberare questi due giovani classe 2003 che, loro malgrado, sono diventate figure paradigmatiche.


Non ho mai amato le formazioni Continental, anche perché dalle nostre parti, nonostante le crisi di vocazione, si respira tutt’altra aria. Le Under 23 sono un’esigenza italiana, perché nonostante si pensi che siamo alla canna del gas, rispetto al resto del mondo abbiamo molta più materia prima. Le Continental sono nate come formazioni dilettantistiche “rinforzate”, create con lo scopo di far crescere senza pressioni e a livello internazionale i nostri giovani più promettenti, anche se da anni molti di questi sono finiti regolarmente all’estero, in formazioni di sviluppo di World Tour: DSM, Alpecin, Jumbo, così come dai transalpini della Groupama.


Lorenzo Ursella, tanto per fare un nome, quest’anno finirà nel vivaio della DSM in una sorta di staffetta con Garofoli che ha traslocato all’Astana “expoir”. In passato, per fare un altro esempio, alla Groupama sono approdati sia Scaroni che Manfredi.

Un anno fa sono passati nel World Tour con deroga “pandemica” Antonio Tiberi e Andrea Piccolo, dopo aver sostenuto solo un anno tra gli under 23. Adesso, però, si discute animatamente per Alessandro Pinarello e Giulio Pellizzari: il primo trevigiano della Borgo Molino, il secondo marchigiano di Camerino della Unione Ciclistica Foligno. Entrambi talenti juniores di livello nazionale.

Perché tanto vociare? Perché non finiscono né all’estero, né in una Continental, ma nel nucleo giovani creato ad hoc quest’anno dalla Bardiani Csf Faizané. Un salto triplo che manda in bestia parte del movimento, come se fosse la prima volta. La cosa che però mi colpisce è la dicotomia di pensiero che esiste tra il desiderio di aprirsi al mondo e quello di chiuderlo a tre mandate, con questo ridicolo sorpassato e stantio articolo 3.

Tutto bene se alcuni ragazzini corrono corse promiscue con i professionisti ma con maglie di team Continental (spacciate per professionistiche…), ma guai se lo fanno e lo faranno con la casacca della Bardiani Csf Faizané e consimili. Non importa che i Reverberi abbiano deciso di creare una vera e propria “enclave” di ragazzini (8) all’interno del proprio team Professional, due dei quali provenienti direttamente dalla categoria juniores, chiaramente con l’impegno e l’intento di far svolgere loro solo attività “leggera”, solo da under 23.

So che l’argomento è delicato (ne sto parlando proprio per questo), ma temo che in questo momento, come spesso accade, prevalga solo il mai sopito sentimento del rancore e dell’invidia. Se un team Continental, ben strutturato, come Colpack, Zalf, Work Service, Beltrami e altri, corre contro team meno attrezzati di Under 23 va bene, ma se questi devono farlo contro la “green-line” di ragazzini della Bardiani Csf Faizané girano i cosiddetti: francamente non mi sembra né bello, né tantomeno elegante.

Il problema nasce da lontano, dalla recente abitudine di portare i nostri migliori elementi direttamente all’estero e in formazioni di World Tour e dintorni, così ai team Professional italiani, con tutto il rispetto, in questi anni sono rimasti spesso solo gli scarti, le seconde scelte. I Reverberi hanno capito che c’è da invertire il flusso, con un cambio di rotta. Se si vuole sperare di tirare fuori qualche ragazzo di talento e tenerlo tra le mura di casa nel Belpaese, è necessario muoversi per tempo. Aumenteranno i costi per i team Continental? Probabilmente sì, anche se non è detto, ma in un mondo globale però è anacronistico porre ancora questo tipo di vincolo.

Uno come lo spagnolo Juan Ayuso, classe 2002, da noi non potrebbe correre nella massima serie, invece lo scorso anno ha vinto quello che ha vinto fino a giugno in maglia Colpack e a 19 anni è passato professionista con la Uae Emirates, gareggiando fin dal subito con i professionisti. Con il nostro regolamento non ci sarebbero né Remco Evenepoel né tantomeno Tadej Pogacar.

È chiaro che una soluzione c’è: far diventare Pinarello e Pellizzari stranieri, portare la loro residenza all’estero, ma questa sarebbe una sconfitta per tutti, soprattutto per la nostra Federazione che fatica a comprendere che il mondo è cambiato. Ruggero Cazzaniga - vice presidente della nostra Federciclismo - ha già messo in guardia tutti: chi va all’estero non vestirà più la maglia azzurra! Come se a perderci fossero solo Pellizzari, Pinarello o la Bardiani Csf Faizané.
 
P.S. Dimenticavo: fate sapere al suddetto Ruggero Cazzaniga che Filippo Ganna, Elia Viviani, Vincenzo Nibali, Matteo Trentin, Davide Formolo, Diego Ulissi, Alberto Bettiol, tanto per citare solo qualche nome, sono tutti residenti all’estero. Buon Anno.

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COMMENTI
Meglio la padella che la brace....
1 gennaio 2021 10:23 limatore
Questo dimostra quanto siamo tornati indietro con questa nuova amministrazione Federale, fatta di amici e amichetti e favori da fare alla "base" votante. Cazzaniga un "dinosauro" nel ciclismo moderno.

Concordo
1 gennaio 2021 10:48 lupin3
in ogni parola. Inoltre gia piu di vent'anni fa Mapei fece una cosa simile, anche se i regolamenti erano diversi, ma comunque fece passare gente di 19 anni

Lupin3
1 gennaio 2021 12:19 rufus
Esatto, lo stesso Pozzato salto' direttamente dagli juniores alla Mapei giovani assieme tra gli altri a un certo Cancellara

Ridicoli
1 gennaio 2021 16:41 AleC
Quando il resto del mondo fa passare pro chiunque dai 19 anni in su, l'unico risultato di queste regole idiote è di farsi bypassare.
Prendano la residenza all'estero e ciaone.

Egregio Direttore,
1 gennaio 2021 16:46 gigo
La regola può essere sbagliata ma al momento e' questa ed eventualmente se ne deve discutere in questi primi mesi dell'anno per poi cambiarla nel 2023. Al di la' delle buone intenzioni dei Reverberi non e' credibile che questi ragazzi facciano solo le 10 (a spanne) gare internazionali U23 italiane. Scommettiamo che verranno utilizzati in molte .1 con i professionisti o (peggio) che, in forza di qualche deroga, correranno le nazionali: e' questo che preoccupa il movimento dilettantistico italiano

Aggiungo..
1 gennaio 2021 16:52 gigo
Lei cita Evenepoel e Pogacar ma parliamo di 2 fenomeni. Se guardiamo in casa nostra i migliori italiani (Colbrelli, Trentin, Bettiol,... ) mi risulta che abbiano fatto la loro esperienza tra i dilettanti e siano esplosi non in tenerissima eta'. Con l' andazzo di oggi li avremmo persi prima

Qualcosa non va
1 gennaio 2021 18:33 achille
Se non erro, credo che la federazione non possa negare il diritto al lavoro. Essendo la CSF una squadra professionistica, pertanto lavoratori dipendenti, non può esistere una regola che impedisca loro il passaggio e relativo diritto a lavoro.
La federazione non è suprema al diritto costituzionale

A 18 anni proff o quasi
2 gennaio 2021 00:16 pego64
A 24 con buoni risultati in una Continental non ti fila più nessuno perché sei vecchio, che tristezza

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