CHERIE PRIDHAM, LA PRIMA DONNA

INTERVISTA | 25/04/2021 | 08:11
di Francesca Monzone

Nata in Gran Bretagna 49 anni fa, dalla sua casa di Derby Cherie Pridham ha accettato di raccontarci la sua vita, caratterizzata da una rivoluzione al femminile che l’ha vista protagonista inconsapevole di una storia sportiva forte e affascinante. Una storia di trasformazioni nella quale lei, atleta che ha disputato otto Tour de France, a causa di un incidente stradale in allenamento è stata costretta ad ab­bandonare le cor­se ma non il ciclismo. Senza intavolare una lotta sulle pari opportunità con pretese, Cherie è di­ventata la prima donna a salire in am­miraglia e a guidare una squadra del World Tour, e non una squadra qualunque, ma quella della Israel Start Up Nation nella qule milita, tra gli altri, Chris Froome.


Affidarle questo ruolo è stato il risultato di un’analisi e di una selezione fatta dalla dirigenza della squadra israeliana, basate su fatti concreti, dove le qualità e i risultati sono stati messi al primo posto e per questo è stata scelta proprio lei.


Cherie, pur affrontando un lavoro che ha visto sempre uomini alla guida delle ammiraglie in corsa, con il suo sorriso e la sua determinazione è riuscita a mantenere la sua femminilità, anche se quando lavora non sopporta di essere identificata come la direttrice sportiva, perché lei è un direttore sportivo e ba­sta, identica ai suoi colleghi uomini.

Ha un passato di atleta, correva in bici ed era brava, fino a quando un’auto la investì mentre si stava allenando. Fu­rono due anni duri, al termine dei quali la ripresa agonistica purtroppo non è arrivata e la giovane Cherie è stata co­stretta a reinventarsi. Forte e determinata, ha deciso di vivere il ciclismo dall’altra parte, come tecnico.

Alla prima stagione in un WorldTeam, dalla sua ammiraglia ha guidato Mads Wurtz Schmidt alla vittoria nella sesta tappa della Tirreno-Adria­tico. Un giorno indimenticabile per lei che, all’esordio, ha subito festeggiato con una vittoria im­portante.

Lei è stata una ciclista professionista: in quale modo si è avvicinata a questo sport?
«Sono sempre andata in bicicletta, fin da piccola, perché mi dava un senso di libertà, sentimento che ho sempre amato. Mi piaceva sfidare mamma e papà e volevo misurarmi, per capire quanto potessi andare lontano».

Lei è stata una buona atleta prima di diventare direttore sportivo: qual è il ricordo più bello legato al periodo in cui correva?
«Ho sempre amato le corse a tappe e ho avuto il privilegio di correre otto Tour de France. Ho ricordi bellissimi di ogni mia corsa, ma per me arrivare sugli Champs Elysées, ogni volta era sia un sollievo per il lavoro fatto, ma anche un’emozione perché sai di essere sul traguardo della corsa più importante al mondo».

Lei è stata costretta ad interrompere la sua attività di atleta a causa di un incidente stradale, venne investita mentre si allenava. Da quel giorno la sua vita è cambiata…
«Mi stavo allenando con la mia bici quando sono stata investita da un’auto. Nonostante tutte le difficoltà che ho incontrato, da subito avevo deciso che non mi sarei arresa. Non ho mai mollato per un solo attimo e ho sempre combattuto, per due lunghi anni ho dovuto affrontare un percorso di recupero. Penso di aver lavorato bene con me stessa».

Perché ha deciso di intraprendere la carriera di direttore sportivo?
«Onestamente non avevo mai pensato di diventare un direttore sportivo. Tut­to è nato dal mio compagno, che era l’allenatore su strada della categoria junior della Gran Bretagna. Ho trascorso con lui molti fine settimana in gare e ritiri. È lì che è nato tutto, in un modo del tutto naturale e pian piano ho imparato ad amare questo lavoro».

Ricorda come è stata la sua prima volta alla guida di un’ammiraglia?
«Certamente, ricordo tutto come se fosse ieri. Ero alla Challenge Mallorca ed io ero alla guida della prima macchina. Veramente bello».

Forse non lo sa, ma lei sta scrivendo una pagina importante nella storia del ciclismo: è la prima donna direttore sportivo nel World Tour. Ha mai riflettuto su questo?
«Cerco di non farlo, in realtà vo­glio pensare solo a far parte del mon­do del ciclismo e basta. Da poco sto ricoprendo questo incarico, ma naturalmente sono orgogliosa del mio lavoro e mi rendo conto del significato del mio ruolo. Inoltre sono contenta di essere stata chiamata nel World Tour da una squadra importante come la Israel Start-Up Nation».

Qual è stato il momento più difficile nel suo lavoro?
«Sicuramente quando ero proprietaria di una squadra. Ero sempre in lotta sotto l’aspetto commerciale, sia perché non è facile trovare aziende disposte ad investire, sia per mantenere standard elevati e anche provare a vincere le ga­re. Sicuramente tutto questo mi ha da­to una visione a 360 gradi di un team e mi ha aiutato a diventare un buon di­rettore sportivo».

Nella sua carriera di tecnico, quale il ricordo più bello?
«Ne ho tanti, ma chiaramente al mo­men­to è la vittoria di Mads Wurtz Schimdt alla Tirreno-Adriatico. È stata la prima vittoria per lui nel World Tour e ovviamente anche per me».

Cosa le ha insegnato il ciclismo?
«Tante cose, in particolare la disciplina, la dedizione al lavoro e l’importanza di rimanere determinata. Questo è ciò che ho imparato: “Vivi la vita, corri dei rischi o perdi l’occasione. E sogna in grande”».

Quando era bambina e poi una giovane atleta, c’era un ciclista o una ciclista che era per lei un modello?
«Mi piacevano molto la statunitense Re­bec­ca Twigg e la formazione Eleven e poi Lance Armstrong».

Si è mai sentita giudicata come una don­na nel suo lavoro?
«Purtroppo sì, ma devi saper essere in­telligente e forte e guardare oltre».

Quanto ha dovuto lavorare per arrivare al World Tour?
«Direi abbastanza. Per 12 anni ho lavorato in un team giovanile e poi ho vissuto nove anni come proprietaria di un team Continental. Direi che è stato un buon apprendistato».

Cosa le piace e cosa non le piace del mon­do del ciclismo?
«Abbiamo uno sport incredibile, uno sport di squadra in cui, purtroppo, c’è un solo vincitore. È difficile vincere, dico sempre che si hanno più lacrime che medaglie d’oro. Ma questo è anche il bello dello sport».

È stata alla Tirreno-Adriatico, era la pri­ma volta che veniva in ​​Italia?
«In realtà ho iniziato la mia carriera proprio nel vostro Paese, vicino a San Marino, ho corso con la GS Pia / Ma­pei. Ho imparato a conoscere e ad ap­prezzare l’Italia. Oggi è un Paese che amo».

Coltiva altre passioni?
«Sono i miei cani, ne ho 4 che vivono con me e fanno parte della mia famiglia. Ci sono Bentley e Winnie che sono due bassotti nani, Sasha un pastore tedesco e in fine Rocky il mio rot­tweiler. Loro sono la mia forza, la mia allegria, la mia energia».

da tuttoBICI di aprile

Copyright © TBW
COMMENTI
Hai dimenticato i tuoi dati, clicca qui.
Se non sei registrato clicca qui.
TBRADIO

00:00
00:00
Miriam Vece torna protagonista agli Assoluti di San Francesco al Campo, conquistando il titolo italiano nella Velocità donne elite, specialità che da anni la vede ai vertici anche in campo internazionale. La cremonese delle Fiamme Oro firma una prova di...


Si apre nel segno di Wout van Aert il PostNord Tour of Denmark 2026. Superando in volata i sette uomini coi quali si era avvantaggiato nel finale, il belga del Team Visma Lease a Bike ha conquistato infatti la prima tappa...


A casa del Pool Cantù GB Junior arriva il titolo tricolore di Alberto Veglia. Il cuneese di Cherasco si è infatti aggiudicato la finale del Keirin juniores agli Assoluti di San Francesco al Campo (Torino), confermando il suo valore nelle...


Matteo Fiorin firma il tris tricolore nella gara a Eliminazione Elite maschile. Anche questa volta il brianzolo del Centro Sportivo Esercito fa valere la sua superiorità, regolando nell’ultimo sprint il campione olimpico Francesco Lamon (Fiamme Azzurre) con una progressione di...


La Ultra Top Tube Bag di POC con 1, 7 L vi offre lo spazio necessario per tenere tutto quello che vi serve davvero sottomano e direttamente sul tubo orizzontale, un posizionamento che la rende non solo facilmente usufruibile, ma anche...


Per Rachele Barbieri arriva il quarto titolo tricolore sulla pista Francone di San Francesco al Campo. Dopo la velocità a squadre, l’Omnium e l’inseguimento a squadre, la modenese delle Fiamme Oro completa la sua collezione d’oro imponendosi anche nella volata...


Dopo il titolo nell’inseguimento a squadre, Nicola Padovan si prende anche il tricolore dell’Omnium juniores, aprendo con un acuto la terza e penultima giornata degli Assoluti di San Francesco al Campo. Il trevigiano dell’Accademia Ciclistica Caneva domina la prova con...


E' stata inaugurata oggi, in cima al Poggio di Sanremo, la nuova e riqualificata Piazza della Libertà, alla presenza di Alessandro Mager, Sindaco di Sanremo, Alessandro Sindoni, assessore al Turismo e allo Sport del Comune di Sanremo, Massimo Donzella, assessore...


Due giorni dopo il suo 21esimo compleanno, Markel Beloki festeggia la sua prima affermazione in una competizione professionistica nella seconda tappa del Tour de l'Ain (aveva già vinto al Tour Alsace di classe 2.2.) e regala il secondo successo consecutivo alla...


Nell'ambito del suo piano strategico ONE 2024–2030, il team DECATHLON CMA CGM compie un nuovo passo nel proprio sviluppo con la creazione della squadra femminile, a partire dalla stagione 2027. Sostenuto dai title partner DECATHLON e CMA CGM, dal partner...


TBRADIO

-

00:00
00:00





DIGITAL EDITION
Prima Pagina Edizioni s.r.l. - Via Inama 7 - 20133 Milano - P.I. 11980460155




Editoriale Rapporti & Relazioni Gatti & Misfatti I Dubbi Scripta Manent Fisco così per Sport L'Ora del Pasto Le Storie del Figio ZEROSBATTI Capitani Coraggiosi Piede a Terra