BORTOLAMI E QUEL FIANDRE DI VENT'ANNI FA

INTERVISTA | 03/04/2021 | 07:59
di Alessandro Brambilla

È l’otto aprile 2001, da Bruges a Meerbeke si corre l’ottantacinquesima edizione del Giro delle Fiandre: vince allo sprint il lombardo Gianluca Bortolami  che precede il forte olandese Erik Dekker, Denis Zanette si classifica terzo, poi varcano l’arrivo Rolf Sorensen, Daniele Nardello e altri tre battistrada. Per Bortolami, alfiere della Tacconi Caldirola, la soddisfazione è indimenticabile. Sono trascorsi 20 anni dalla vittoria di Gianluca nella Ronde Van Vlaanderen. Data la ricorrenza, Gianluca riavvolge il libro della sua vita.


«Sentirmi dire che già passati vent’anni un po’ mi spaventa – dice l’ex professionista nato il 28 agosto ’68, originario di Locate Triulzi e ora abitante a Castano Primo –. Il tempo corre, adesso ho un ruolo diverso nel ciclismo però l’identica passione». Gianluca ripensa alla gara: «La nostra è stata una lunga fuga col vantaggio che è sempre rimasto superiore ai trenta secondi». Non fu una giornata facile: «In mattinata – racconta “Borto”, che ha corso tra i professionisti dalla stagione 1990 alla  2005 ottenendo 33 successi - aveva piovuto e durante l’attraversamento di Ostenda passando sui binari sono rimasto coinvolto in una caduta. Eravamo in tanti a terra, e poi abbiamo inseguito per molti chilometri; rientrare nel gruppo principale è stato difficile perché c’erano raffiche di vento e davanti alcuni corridori avevano sferrato attacchi. Io pensavo che fosse una giornata negativa e dopo il rientro in gruppo principale quasi per dimenticare ciò che mi era accaduto prima mi sono infilato in una fuga. Non pensavo in quel momento che sarebbe stata la fuga decisiva. Invece è stato così».  


Gianluca si avvantaggiò con Dekker, Zanette, Sorensen, Nardello, Peers, Sciandri, Dierckxens. «Siamo passati insieme sul Muro di Grammont», precisa.  

Lei vinse in rimonta lo sprint decisivo.  
«È stata una volata strana che teoricamente io dovevo vincere facilmente, però nel momento in cui mi stavo lanciando, con la strada in salita e il vento contrario, Sorensen mi ha mandato contro le transenne. Ho rilanciato il mezzo e ai 250 metri mi sono infilato tra Sorensen e Zanette. Ed è stato Zanette a chiudermi in quella fase, poi tuttavia ho trovato il varco, superando entrambi. C’era però Dekker che da dietro rimontava molto forte anche perché coperto dal vento. Io ho guadagnato un margine sufficiente a non farmi superare dall’olandese».

Sappiamo che vuole fare dediche speciali di quel successo.   
«Sulla maglia avevo Caldirola come secondo sponsor. In questi giorni lo storico patron Nando Caldirola è salito in cielo. A distanza di vent’anni gli ridedico la vittoria. E un pensiero va anche a Zanette, pure lui lassù».

Lei nel 1994, alla Mapei, ottenne sette vittorie comprese due prove e la classifica finale di Coppa del Mondo. E vinse anche una tappa al Tour de France. Quello fu il vero momento magico.  
«Un’annata favolosa. Però sul singolo evento di una giornata la gioia del Fiandre 2001, gara monumento, è stata maggiore. Io sono anche arrivato sul podio in altre classiche, compresa la Parigi-Roubaix, tuttavia che conta per gli annali è la vittoria. Il successo al  Fiandre è stato il coronamento di una carriera e la conferma che ero un corridore adatto alle classiche del nord: in  Belgio ho ottenuto numerosi successi».    

La vittoria di Meerbeke 2001 ha dato un grande slancio al suo finale di carriera.
«Ci voleva, anche perché alcune annate le ho perse o per virus o per interventi chirurgici post-fratture. Mi sono sempre rialzato nei periodi bui, tornando a vincere».

Ad esempio nella tappa di Crotone del Giro d’Italia 1996 lei cadde a 108 chilometri dall’arrivo; li percorse tutti con un gomito rotto.
«Un dolore pazzesco, una parentesi sfortunata. Ho provato ad arrivare al traguardo per garantire nei giorni successivi il mio apporto a Olano, nostro capitano della Mapei in quel Giro d’Italia».  

Guardando indietro cosa vede ancora?
«Mi rendo conto che in altre occasioni in cui potevo vincere mi sono sacrificato sull’altare delle strategie di squadra. Io ho gareggiato in un ciclismo che stava cambiando, coi Gruppi Sportivi che cominciavano ad avere più capitani. Alla Mapei eravamo in tanti capaci di vincere le classiche e alla fine vinceva uno solo. Io rispettavo le esigenze di squadra. La fortuna può girare dalla tua parte, oppure da quella di un compagno di squadra. E la Mapei ha vinto moltissimo, e io magari mi dovevo accontentare anche di un quinto o un settimo posto. E anche in altri teams prevalevano le tattiche di squadra».

Fiorenzo Magni vinse tre edizioni consecutive della Ronde Van Vlaanderen e venne soprannominato “Leone delle Fiandre”. E lei?
«Mi sono sentito anch’io un leone, infatti ne ho messi due sulla maglia della mia società denominata GB, ovvero le mie iniziali. Siamo un gruppo unico che lavora in perfetta sinergia con due affiliazioni, una lombarda e l’altra piemontese. Avevo iniziato con la categoria juniores. Infatti la squadra è conosciuta come GB Junior Team. Ho avuto in squadra corridori che adesso corrono in teams  World Tour come Alessandro Covi, Stefano Oldani, Oliviero Troia. Nei giochi di squadra della Uae Emirates adesso Troia è molto importante. Sono tutti bravi ragazzi che nella mia GB sono cresciuti applicandosi sempre molto. Le tabelle, i test e la tecnologia non contano se mancano impegno e professionalità dell’atleta».  

Adesso la sua è una GB universale: avete tutte le categorie.
«Alcune società del vicinato hanno cessato l’attività e così io adesso ho tesserato 15 giovanissimi, 15 esordienti, 3 allievi, 13 juniores e numerosi cicloamatori. Inoltre forniamo la nostra collaborazione alla squadra under 23 dell’Arvedi».

E dalla bella gara di Ceriale, primo appuntamento stagionale su strada del 2021 , c’ è pure la GB femminile.  
«Sono 10 ragazze, di cui due della categoria juniores. La formazione femminile l’abbiamo velocemente creata tra ottobre e novembre e adesso siamo contenti. Stiamo già progettando di potenziarla catalogandola in UCI come Continental o qualcosa in più per il 2022. Vorremmo avere un  team abilitato a partecipare agli appuntamenti internazionali più importanti. Tra le due atlete juniores una è della Bulgaria, quindi un pizzico d’internazionalità l’abbiamo già».

ORDINE D’ARRIVO GIRO DELLE FIANDRE 2001 – 1. Gianluca Bortolami (Tacconi-Caldirola), km 269, 6 h 10’ 23”, media 43,576 orari; 2. Erik Dekker (Rabobank); 3. Denis Zanette (Liquigas-Pata); 4. Rolf Sorensen (Csc-Tiscali); 5. Daniele Nardello (Mapei-Quick Step); 6. Chris Peers (Cofidis);7. Max Sciandri (Lampre-Daikin); 8. Ludo Dierckxsens (Lampre-Daikin); 9. Andrei Tchmil (Lotto-Adecco) a 19”; 10. Romans Vainsteins (Domo).  

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COMMENTI
Bortolami
3 aprile 2021 08:38 Anbronte
Si potrebbe dire che ha regalato anche una Roubaix.

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