L'ORA DEL PASTO. GUARDAVO IL GIRO ALLA TV E PENSAVO...

NEWS | 24/10/2020 | 07:57
di Marco Pastonesi

Guardavo il Giro alla tv e pensavo ad Antonio Uliana quando mi raccontava della tappa del Bondone del 1956: “Avevo visto l’inferno, ma stava in cima a una salita, non in fondo a una discesa. Ed era bianco, non buio e nero, ed era gelido, non bollente e infuocato. L’inferno era proprio sul Bondone. Nella bufera di neve stavo vicino a Gastone Nencini, il mio capitano, che era in classifica. Lo incitavo, lo incoraggiavo, lo pregavo, lo imploravo: ‘tieni duro’. Il suo piazzamento valeva soldi anche per noi gregari, finché, all’improvviso, Nencini cadde a terra, gli occhi rivoltati, il corpo immobile, e venne caricato su un’ambulanza. Stavo così male che sull’ambulanza volevo salirci anch’io, ma Rolly Marchi, il nostro direttore sportivo alla Chlorodont, mi urlò che ero rimasto l’unico della squadra ancora in corsa, e che dovevo arrivare al traguardo. Strinsi i denti, pregai la Madonna, pensai a casa, e ci arrivai, sul Bondone, sesto, con le mie gambe”.


Guardavo il Giro alla tv e pensavo a Pino Petito quando mi raccontava della tappa del Gavia del 1988: “Da Chiesa Valmalenco a Bormio, 120 chilometri, prima l’Aprica, poi il Gavia. Pioggia alla partenza. Mi era successo di molto peggio: neve alla partenza al Fiandre, alla Roubaix e alla Vuelta. Solo che qui, stavolta, c’era una salita che ci avrebbe portato a metà strada fra Terra e Cielo. A Ponte di Legno attaccammo la salita, a Sant’Apollonia affrontammo i tornanti, appena usciti dal bosco entrammo nella tragedia. La strada era neve e fango, si seguivano i binari tracciati dalle ruote delle moto, il resto era invisibile, o nero nel buio della galleria a tre chilometri dal passo, poi ancora neve e fango, ancora vento e gelo, ancora una tormenta di cristalli. Ognuno procedeva con il suo passo, un passo da condannato a morte, avevo il 41x23, pedalavo di forza, di inerzia, ciecamente. In cima al Gavia, 2652 metri, non si capiva più nulla. I corridori s’infilavano nelle ammiraglie, nei pullmini, si stringevano, si scioglievano. Io avevo gambali, mantellina e berretto di lana. Cominciai a scendere con prudenza. Temevo di precipitare nel vuoto. Dopo un chilometro mi superarono Rosola e Bontempi: cambiati e scaldati, si buttavano giù come matti. Vidi un poliziotto, fermo, piangeva per il freddo. A metà discesa Shelley, la moglie di un corridore australiano, mi allungò una borraccia, c’era whisky, ne trangugiai metà, il resto – mi disse lei riprendendosi la borraccia – serviva per gli altri corridori della sua squadra. Non so come, arrivai a Santa Caterina Valfurva. A cinque-sei chilometri dall’arrivo vidi l’ammiraglia della Alfa Lum-Legnano ferma al bordo della strada, dentro Marco Zen e il direttore sportivo Carlino Menicagli, riscaldamento al massimo e ventola a palla, mollai la bici ed entrai, cinque o sei minuti per riprendermi, due o tre volte tentai di uscire, finché ci riuscii. Arrivai al traguardo 143° e ultimo, ultimo anche dei quattro – Longo, Zen, Cipollini, ma Cesare il fratello di Mario, e io – fuori tempo massimo. Superato il traguardo, il papà di Marco Giovannetti, un omone, mi staccò dalla bici, mi prese in braccio, mi portò in albergo, che stava vicino all’arrivo, mi introdusse in camera e mi immerse nell’acqua calda della vasca da bagno. Da solo non ce l’avrei mai fatta. Rimasi a mollo mezz’ora. Intanto Valdemaro Bartolozzi, il direttore sportivo, mi fece riammettere in corsa: una vergogna, sbottò con la giuria, Petito è uno dei pochissimi ad averla fatta tutta in bici. La mattina dopo ero pronto al via”.


Guardavo il Giro alla tv e pensavo a quando Giuseppe Castelnovi, caporedattore della “Gazzetta dello Sport”, mi raccontava della Pescara-Roma del 1912: la corsa si fermò per un nubifragio, i corridori dovettero affrontare un guado, dall’altra parte non ritrovarono strada e percorso, arrivarono al traguardo in treno, gli spettatori allo stadio vollero indietro i soldi del biglietto, però la tappa fu recuperata dopo l’ultimo giorno, con una specie di Giro di Lombardia, da Milano a Bergamo, 45 chilometri in linea d’aria, 235 quelli del percorso.

Guardavo il Giro alla tv e pensavo a quando Lauro Bordin – l’ho letto sul suo libro “Carriera di un corridore artista” - al Giro d’Italia 1914, la terza tappa Lucca-Roma di 430 chilometri, dopo una ventina di chilometri fu l’unico a superare un passaggio a livello (chiuso) mentre il casellante menava chi tentava di imitarlo, poi pedalò illuminato dall’ammiraglia e tenuto sveglio dal canto del direttore sportivo e del meccanico, raggiunse mezz’ora di vantaggio, lo esaurì per una foratura di gomma e una crisi di fame, quando fu raggiunto da Costante Girardengo e altri sei si fermò in un’osteria per farsi dare pane, salame e formaggio, arrivò al traguardo settimo a un paio di minuti da “Gira”, ma con il primato della più lunga fuga solitaria, 360 chilometri, imbattibile.

Copyright © TBW
COMMENTI
Vergogna!
24 ottobre 2020 09:07 LarryT

I corredori di oggi vogliono essere pagati e rispettati come quelli del passato per le gesta, ma in realtà non vogliono subirne. Vergogna!

Vergogna
24 ottobre 2020 12:57 andy48
I corridori di oggi rispecchiano la gioventu' di oggi. Tutta diritti, pochi doveri, fame di soldi, rifiuto della fatica. Non hanno rispetto di nulla, ne' dei vecchi, ne' degli organizzatori, ne' delle societa' che li stipendiano, ne' tanto meno degli spettatori. Tanto ormai per essere "eroi" agli occhi della societa' basta aiutare una vecchietta a attraversare la strada.

Autogol dei membri CPA
24 ottobre 2020 16:58 59LUIGIB
Sono sempre stato dalla parte dei corridori quando chiedevano più rispetto e più sicurezza per loro ma ieri no non possono pretendere che noi tifosi appassionati li capiamo era da Agosto che sapevano di queste 3 tappe in fila perché non protestare 2 mesi fa così etsembrata un'imboscata squallida

Hai dimenticato i tuoi dati, clicca qui.
Se non sei registrato clicca qui.
TBRADIO

00:00
00:00
Facciamo ammenda nei confronti del ciclismo africano, dove “si fanno cose”, per dirla con Nanni Moretti. Perchè a Tour de France Femmes concluso, quasi è sfuggito - o passato in secondo piano - l’annuncio autorevole fatto da Ashleigh Moolman Pasio (“nel...


Il tempo è tiranno, ma lo è anche lo spazio. Anzi, i due sono complici: il tempo satura lo spazio. E con il Covid o l’estate, arriva il momento del repulisti. Si comincia puntando a liberare la soffitta, ci si...


La Red Bull Bora Hansgrohe sta preparando la Vuelta a España in un'altura che stiamo conoscendo sempre meglio come eccellenza italiana in materia: l'alta Valtellina, per la precisione Livigno. È lì che Primoz Roglic e compagni stanno preparando il grande...


Calato il sipario a Petritoli sul 19° Trofeo Balacco Paponi, andato in scena sulle strade della Valdaso per la categoria juniores. A festeggiare è stata la Sidermec Slp grazie a Matteo Magnoni, nuovo nome nell'albo d'oro della manifestazione, in un...


Sono stati 276 corridori che hanno partecipato a Scorzè alla 45^ edizione del Gran Premio Piemme-Memorial Giuseppe Pizzolato e al 13° Gran Premio Officine Bmc e Mib valido per il Memorial Stefano e Silvano Bortoletto e organizzato dal Cs Libertas...


Dopo il bel podio al Tour Femmes dietro Vollering e Niewiadoma, che le ha permesso di completare una "tripla corona" di podi generali nei grandi giri, Elisa Longo Borghini ha risposto alle nostre domande mentre rientrava a casa per un...


Dopo aver vinto il prologo di apertura, Julius Johansen (UAE Team Emirates XRG9 ha dimostrato ancora una volta la sua forza contro il tempo, facendo segnare il miglior tempo nella cronometro individuale disputata tra Anadia e Águeda. Il percorso di...


Un importante riconoscimento arriva a premiare il lavoro della MBM Cicli e rappresenta un’opportunità per rafforzare ulteriormente il dialogo con tutti gli operatori della filiera della bicicletta. Scrive infatti l'azienda: «Il nostro Direttore Marketing e Vendite, Vincenzo Medugno, è stato...


Santiago Buitrago saluterà la Bahrain Victorious a fine stagione e dal 2027, per tre stagioni, correrà in maglia NSN. Il colombiano era passato professionista nel 2020 con la formazione araba, con la quale ha conquistato due tappe al Giro d'Italia...


Il team Pinarello Q36.5 Pro Cycling è lieto di annunciare l'ingaggio dello sprinter ceco Pavel Bittner, che entrerà a far parte della squadra a partire dal 1° gennaio 2027 con un contratto biennale. Considerato da molti uno dei giovani più...


TBRADIO

-

00:00
00:00





DIGITAL EDITION
Prima Pagina Edizioni s.r.l. - Via Inama 7 - 20133 Milano - P.I. 11980460155




Editoriale Rapporti & Relazioni Gatti & Misfatti I Dubbi Scripta Manent Fisco così per Sport L'Ora del Pasto Le Storie del Figio ZEROSBATTI Capitani Coraggiosi Piede a Terra