Di Luca: sono disgustato, penso solo a correre

| 01/04/2008 | 00:00
Ha solo una gran voglia di correre. Di cancellare tutto quello che non ha niente a che vedere con la sua professione. Danilo Di Luca è stanco di tutto, tranne che di pedalare. Ma sa bene che la serenità che gli stanno rubando da circa un anno finisce col compromettere i risultati sportivi. Come se l’acido lattico, che ti costringe ad alzare bandiera bianca, arrivasse dalla testa e non dai muscoli. Alla Settimana Lombarda il campione della Lpr Brakes vuole affinare la condizione ma si sente pronto anche ad andare a caccia di una vittoria, di tappa, se non di classifica. “Questa corsa per me è un avvicinamento agli obiettivi primari della stagione. Di sicuro però un occhio alla classifica non mancherò di darlo. Già oggi nella cronometro a squadre bisogna stare attenti e fare bene perché è importante vedere il responso anche in chiave Giro d’Italia. Il percorso di questa “Settimana” mi piace, è ben studiato e impegnativo”. E’ brutto parlarne sempre, ma ogni volta c’è una novità in negativo. Adesso anche il no alle Classiche del Nord, quelle Classiche che hai già vinto. Ma dentro cosa provi davanti ad una sequenza infinita di “colpi bassi”? “Sicuramente sono disgustato per come mi stanno trattando, in una maniera veramente assurda. Ma io vado avanti per la mia strada: gli obiettivi sono sempre i soliti il Giro d’Italia e poi le corse di fine stagione in vista del Mondiale a Varese. Per quel che riguarda le Classiche del Nord per adesso me le hanno tolte, speriamo ci sia un ripescaggio in extremis: io ancora ci credo e ci spero. E’ anche vero che solo pensare al ripescaggio mi sembra assurdo per uno che ha vinto l’Amstel, la Freccia e la Liegi”. Tutto quello che sta accadendo prima o poi finirà, almeno si spera. Ti hanno tolto molto e sarà impossibile restituirtelo. Chissà, però questa situazione, la rabbia che hai dentro e che vorrai sfogare pedalata dopo pedata finirà per “allungarti la vita”, ciclisticamente parlando? “E’ vero. Prima avevo intenzione di smettere a 34, 35 anni. Adesso già sto pensando di arrivare ai 36 o 37 anni prima di appendere la bici al chiodo. Sto andando molto forte, sono nel pieno della maturazione anche fisica e credo che almeno per altri 5 anni posso competere con i migliori”. Dalle situazioni negative a volte si possono trovare cose positive. Tutti ci stiamo accorgendo che il pubblico, i tifosi, ti stanno molto molto vicini. Diciamo che nel “dolore”, nella difficoltà, la gente ha imparato ad amarti ancora di più. Senti questo calore intorno? “Sì, lo sento questo affetto. La gente stavolta è tutta dalla mia parte, mi dicono di non arrendermi, mi fermano per strada e mi chiedono di non mollare, di continuare ad allenarmi, correre e vincere. Mi fa molto piacere tutto questo riscontro positivo da parte dei tifosi, significa che veramente hanno capito che si sta arrivando proprio alla pazzia totale”. Valerio Zeccato
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