ESPERTI DE CHE?

TUTTOBICI | 22/08/2019 | 07:44
di Pier Augusto Stagi

Arriva dall’Olan­da un nuovo allarme su una sostanza co­nosciuta già da qualche anno. A rilanciarlo è il quotidiano De Telegraaf a cui Peter van Eenoo, direttore del del DoCoLab di Gand, laboratorio affiliato alla Wada (agenzia antidoping mondiale), ha dichiarato di aver avuto un sollecito per intensificare le indagini sull’Aicar.
Douwe de Boer, un altro esperto di antidoping (consulente di Contador nel caso clenbuterolo), rincara la dose: «L’Ai­car è una sostanza naturale, è difficile da rilevare. Lo si può scoprire attraverso l’HDL nel passaporto biologico, ma non è facile». Complimenti vivissimi all’espertone di antidoping! Certo che non è facile, caro de Boer. Non è facile perché dal 2007 il passaporto biologico si fonda su soli tre va­lori: l’emoglobina, i reticolociti e l’off-score che è un parametro indiretto risultato di una formula analitica nella qua­le rientrano sia l’emoglobina che i reticolociti. Insomma, l’HDL - il cosiddetto colesterolo buono - non rientra nei controlli del passaporto biologico. E meno male che questi sono esperti.

VOLTIAMO PAGINA. Tommaso Elettrico si è aggiudicato la Maratona delle Dolomiti. La cicli Colnago che fornisce le biciclette a questo prodigioso cacciatore di Gran Fondo il giorno dopo decide di pubblicare sulla Gazzetta dello Sport una pagina per celebrarne il successo, e Colnago Ernesto, con il nipote Alessandro, viene travolto dalla gogna mediatica dei social.
La cosa non mi colpisce affatto, so da tempo come funzionano certe cose. Non conosco invece Tommaso Elettrico, ma questo è un aspetto del tutto secondario, visto che mi appassiona molto di più (diciamo pure esclusivamente) parlare di ciclismo di vertice: quindi di Froome, Thomas, Nibali e compagnia pedalante.
In ogni caso, mi colpisce l’alzata di scudi di questi webeti che pensano bene di lanciare i loro epiteti con assoluta naturalezza e noncuranza, come i bimbi il frisbee sulla spiag­gia. Per questi giustizieri da tastiera, Colnago non doveva celebrare la vittoria di un ciclotuonato (così lo definiscono i più benevoli…). Parliamo di Colnago, ma lo stesso discorso può valere per Wilier, Pinarello, De Rosa o Bian­chi che forniscono bici a tutti, che secondo il loro pensiero (è incredibile, anche loro ne hanno uno) può sponsorizzare squadre giovanili, team di World Tour e Mtb, di ciclocross e pista oltre al triathlon, ma non può gonfiare il petto per un cicloamatore che vince una Gran Fondo.
Voglio essere chiaro: le Gran Fondo mi appassionano molto poco. Sono da randonnée e ciclopedalate. Mi piace il concetto di Gran Fondo non competitiva. Detto questo, capisco che ognuno ha il diritto di fare nella vita ciò che meglio crede, e che per le case costruttrici e tutto il comparto della bicicletta queste manifestazioni sono un toccasana. Capisco molto meno chi li sponsorizza questi granfondisti di riferimento,garantendo loro cifre anche molto importanti: da 80/100 mila euro l’anno, mi dicono. In ogni caso sono problemi di chi glieli dà, non certo di chi li prende.
Detto questo, per un costruttore dare il proprio mezzo mec­canico ad una società giovanile, ad un team di World Tour o Professional, ad un team femminile, ad una squadra di Mtb o della pista, o a chi fa del triathlon è la stessa cosa. Promuovono, aiutano, sostengono il movimento a 360°, in tutte le sue declinazioni. Se poi c’è chi pensa di fare una pagina sulla Gazzetta per complimentarsi per il successo ottenuto, fa parte del gioco. E del marketing. Forse, però, qualcosa da cambiare c’è. Soprattutto da parte di chi, queste Gran Fondo le organizza. Forse c’è da lavorare su un approccio diverso alle corse, con una minore esasperazione di questi eventi (la Rai, quest’anno, sotto la direzione di Auro Bulbarelli ha sicuramente depotenziato e di molto l’aspetto agonistico e la sua narrazione). Insomma, non demonizziamo chi vince e chi fa pagine di pubblicità: c’è solo da cambiare approccio mentale. E voltare pagina.

VERRÀ IL GIORNO. Verrà il giorno in cui anche Egan Bernal correrà il Giro. Verrà il giorno, forse tra qualche anno, perché ci sbaglieremo, ma questo ragazzo prima di rivederlo sulle strade rose ne passerà del tempo. Ora è un big dichiarato e riconosciuto e il Tour centrato alla sua seconda partecipazione è chiaramente una priorità per se stesso e per il team di Dave Brailsford. E dire che il Giro poteva correrlo quest’anno, in maglia Ineos, ma una caduta con conseguente frattura della clavicola glie l’ha impedito. E dire che avrebbe potuto correrlo nel 2017, giovanissimo ma già indicato da tutti come un piccolo grande fenomeno, meno che dal Giro, che non diede la wild-card all’Androni Giocattoli, perché secondo loro aveva una squadra non all’altezza della situazione. Adesso, se fossimo in lui, ci penseremmo su due volte prima di tornare al Giro. Adesso il pallino ce l’ha in mano lui. Adesso può essere lui a dire: preferisco il Tour, perché il Giro non è all’altezza.


Editoriale da tuttoBICI di agosto


Copyright © TBW
COMMENTI
Arriva dall'Olanda
22 agosto 2019 15:00 pagnonce
Termina il giro non è all'altezza.Fammi capire Pier Augusti Stagi,di concreto cosa vorresti dire.

Marcio
22 agosto 2019 18:38 Berna71
Come il titolo il mondo delle gf popolato da gente esaurita che scarica alla domenica le frustrazioni della settimana passata al lavoro pensando di essere dei professionisti l'unica cosa che li accomuna sono le biciclette uguali a quelle dei suddetti comprate indebitandosi e poi tutto il carico di farmaci illeciti che sicuro prendono x fare delle medie orarie del genere e chi poi paga i suddetti " vincitori" di tali pedalate,x me, non "gare" con rimborsi fornitura di bici pubblicita' manco ne avessero bisogno le case costruttrici a me tali personaggi che sono i top rider ,sempre i soliti 30-40 fanno pena .....si ritorni allo spirito di quache anno fa e chi e' dotato vada a pedalare nel mondo professionistico non coi frustrati domenicali...questo a mio parere!

Hai dimenticato i tuoi dati, clicca qui.
Se non sei registrato clicca qui.
TBRADIO

00:00
00:00
Filippo Ganna ha sfiorato la maglia gialla e in queste settimane andrà a caccia della vittoria di tappa al Tour de France che gli manca. Intanto dalla sua Vignone arriva una bella notizia per i campioni di domani e il...


”Non cerco record ma il divertimento”. Le parole rilasciate da Pogacar alla Gazzetta sono sincere, anche se contestualizzate nella lettura della tappa che ha portato in maglia gialla Torstein Traeen. Nelle dichiarazioni raccolte da Ciro Scognamiglio, il campione del mondo...


Un tempo erano temibili e irresistibili le sue discese con il pallone ai piedi, lui che suggestionava sin dal cognome onomatopeico, soprattutto calciatore sopraffino della Francia campione del Mondo nel 1998 e vincitore della Champions con il Bayern. Ahinoi, ci...


Dopo avervi anticipato e poi dato ufficialmente la news del passaggio di Luca Guercilena dalla Lidl Trek (il Tour de France è la sua ultima corsa da team manager) a RCS Sports & Events come responsabile dell'area ciclismo, lunedì sera...


Numeri, curiosità e statistiche aiutano a rileggere e ad approfondire quel che abbiamo vissuto nella tappa di ieri. Seguiteci: 3: TRIPLETTAVincitore sulle strade di Foix, Mads Pedersen firma il terzo successo della sua carriera nel Tour de France, dopo aver...


Ci sono numeri che descrivono. Altri che spiegano. Poi ci sono numeri che, semplicemente, costringono a fermarsi. Quello di Tadej Pogačar appartiene a quest’ultima categoria: 19 giornate di gara, 14 vittorie. Tradotto in termini elementari, ma brutali, significa una percentuale...


Non accadeva dal 1992 che il Tour dovesse aspettare la quinta tappa per proporre la prima volata a ranghi compatti. E allora ecco la Lannemezan - Pau, km 158, 3  e 1.600 metri di dislivello, ovvero una frazione che le...


Un anno dopo aver concluso la sua carriera professionistica, Lizzie Deignan torna nel mondo del ciclismo con un ruolo di rilievo. La 37enne dello Yorkshire è entrata nello staff tecnico della Federazione Britannica e affiancherà Matt Brammeier, Commissario Tecnico delle...


Far crescere una simbiosi reale tra attività paralimpica e ciclismo giovanile tradizionale: è questo l’obiettivo del percorso avviato dal Comitato Regionale Lombardo, guidato dalla vicepresidente Cinzia Ghisellini con Roberta Amadeo della Commissione Nazionale Paralimpici, e dalle società di base impegnate...


La prima giornata dei Campionati Europei su pista di Cottbus si chiude nel segno dell’Italia, che mette in bacheca la quinta medaglia d’oro. A conquistarla è Matteo Fiorin, brianzolo della Solme Olmo Arvedi, protagonista assoluto nella prova dell’Eliminazione Under 23....


TBRADIO

-

00:00
00:00





DIGITAL EDITION
Prima Pagina Edizioni s.r.l. - Via Inama 7 - 20133 Milano - P.I. 11980460155




Editoriale Rapporti & Relazioni Gatti & Misfatti I Dubbi Scripta Manent Fisco così per Sport L'Ora del Pasto Le Storie del Figio ZEROSBATTI Capitani Coraggiosi Piede a Terra