L'ORA DEL PASTO. IL BELLO DEL CICLISMO QUANDO IL CICLISMO ERA BELLO

STORIA | 07/01/2019 | 07:37
di Marco Pastonesi

Era il bello del ciclismo. Bello come un attore, un attore del cinema o anche dei fotoromanzi, così bello che non sembrava neppure un corridore ciclista, semmai un corridore motociclista o un corridore automobilista, di quelli che hanno un motore sotto e non un motore dentro. Era il Mario Cipollini degli anni Cinquanta. E si sussurrava che più delle fughe la sua specialità fossero le scappatelle. Perfino durante il Giro d’Italia.


Silvano Ciampi, dall’alto dei suoi quasi 87 anni (li compirà il 22 febbraio), regala ricordi e confidenze. La famiglia (“Babbo meccanico, tornitore, capofficina, mamma, tre figli, io il secondo. A Maresca, sulle colline pistoiesi”), il primo amore (“Per le bici e il ciclismo, tra gli amici ero il più forte nelle ‘girate’”), la prima bici (“Una Malaguti di Bologna, acquistata da un meccanico biciclettaio, prezzo 59 mila lire, avevo circa 16 anni”), la prima squadra (“L’Unione ciclistica Pistoiese”), la prima corsa (“Non avevo neanche le scarpe, si fece il giro di San Baronto, il gruppo andava a spasso, mi dissi che se avessi sempre corso con quelli le avrei vinte tutte, poi però sulla salita di Vinci rimasi da solo, ma dietro, in fondo, e mi ritirai”), la prima vittoria (“In volata, in un paesino vicino a Pescia”), la prima convinzione (“Che ero forte in volata e debole in salita”).


Ciampi, che il primo anno conquistò due vittorie,il secondo anno sette, poi fece il militare e al ritorno era fuori forma, una vittoria, poi altre sette, tra cui il Gran premio Industria Cuoio e Pelli, che in Toscana è una specie di Mondiale, e per la seconda volta la Firenze-Viareggio, “finché mi giunse a casa una letterina della Faema, che era stata in Toscana ad allenarsi. Non mi pareva vero. Era quello che cercavo”. Ciampi, per cui il ciclismo si trasformò da passione a professione: “Avevo fatto la terza media. Ci fosse stata almeno una materia che mi appassionasse, macché. Poi qualche lavoretto, come quello da garzone di fornaio, ma mi dovevo alzare alle tre di notte. E a 15 anni il primo libretto di lavoro. Meglio il ciclismo, non c’erano dubbi, anche se il primo stipendio era il minimo sindacale”. Ciampi, che invece andava al massimo: “Vinsi subito otto corse, ero il plurivittorioso del 1957. Giro del Piemonte, Trofeo Matteotti, Gran premio Industria e Commercio a Prato… Sempre in volata, tranne una. Giro di Sicilia: la prima tappa finiva sull’Etna, ci arrivai ultimo, stecchito, il giorno dopo entrai in una fuga a sette, c’erano anche Alfredo Martini e Luciano Pezzi, l’arrivo ancora in salita, a Ragusa, stavo per mollare, domandai a uno spettatore quanto mancasse, mi rispose 500 metri, ma davvero?, e scattai, e li piantai, e vinsi, per poco, per pochissimo, ma da solo”.

Ciampi che fece da gregario a Charly Gaul (“Giro d’Italia 1957, tappa del Bondone, Gaul si fermò a fare la pipì, o forse la popò, Tognaccini lanciò un urlo di guerra, ‘Gaul ha forato!’, Bobet e Nencini lanciarono l’attacco, dietro ci organizzammo, ma il distacco rimaneva quello, non si guadagnava e non si perdeva, ai piedi del Bondone mollai, il guaio è che mollò anche Gaul, non aveva mangiato, prese una scoppola e perse il Giro”), finché un giorno disse basta (“Giro d’Italia 1958, tappa di Roma, Gaul stava in coda al gruppo, poi mi ordinava di portarlo in testa, lo feci quattro volte, alla quinta mi fermai, salii sul camion-scopa e mi ritirai”), che corse per Diego Ronchini (“Anche al campionato italiano del 1959, fuga a quattro con Guido Carlesi e Ercole Baldini”), che smise anche se non mancavano proposte (“Mi avevano cercato quelli della Filotex, ma offrivano poco, quei soldi li avrei fatti anche standomene a casa”), che ebbe Learco Guerra come direttore sportivo (“Ci mandava in Belgio, diceva che fossero kermesse, invece erano corse vere, e i belgi andavano alla morte”) e Gino Bartali come general manager (“E io direttore sportivo, alla Eliolona, si facevano delle grandi bisbocce, delle grandi baracche, lui era buono e compagnone”). Ciampi, che il giorno più luminoso lo ha vissuto nel Giro dell’Appennino (“Vinsi nonostante ci fosse la Bocchetta, una salita che mette paura anche in discesa”) e i giorni più neri alla Parigi-Roubaix (“La prima volta spaccai il telaio, la seconda ero con i primi quando mi comandarono di aspettare Carlesi che aveva forato, lo aspettai e lo riportai sui primi, ma a quel punto forai io, arrivederci e grazie”).

Ecco il bello del ciclismo: “Ma il ciclismo era più bello ai miei tempi. Adesso è sempre la solita storia, parte una fuga, viene ripresa, e c’è la volata. Una noia”.




Copyright © TBW
COMMENTI
Hai dimenticato i tuoi dati, clicca qui.
Se non sei registrato clicca qui.
TBRADIO

00:00
00:00
Giulio Pellizzari è la speranza italiana a Strade Bianche ed è stato tra i più applauditi alla Fortezza Medicea di Siena. Il marchigiano della Red Bull-Bora Hansgrohe, 22 anni, apre la stagione in Italia dopo il terzo posto alla Valenciana alle...


Con la Parigi-Nizza 2026 i motori dei grandi interpreti delle corse a tappe cominciano a scaldarsi. Dall’8 al 15 marzo va in scena la “Corsa verso il sole”, giunta alla sua 83esima edizione, con diversi attesi protagonisti che l’hanno indicata...


Oggi l’edizione numero 12 delle Strade Bianche Women apre ufficialmente il calendario delle corse italiane al femminile. Da anni si è ormai consolidata come un vero e proprio punto di riferimento per le grandi campionesse che si daranno battaglia tra...


Alla Fortezza Medicea Tadej Pogacar viene preceduto dal solito boato che parte dalla folla che lo acclama e, finita la presentazione, il cammino verso l’uscita diventa una sosta continua tra selfie e foto. Tadej non si sottrae, con la maglia...


Quando si pensa ad una delle gare più popolari, immediatamente viene in mente Strade Bianche. E’ sicuramente la Classica dalla storia più breve, ma per fascino e battaglia per molti è già considerata la sesta Classica Monumento della stagione. Questo...


In dieci anni di storia, il Tour of the Alps è diventato un punto di riferimento della primavera ciclistica, contribuendo ad affermare un nuovo modello di evento. Sin dal 2017, Melinda ha accompagnato la corsa a tappe euro-regionale nel suo...


Con Strade Bianche e Tirreno-Adriatico e lo sguardo rivolto alla Milano-Sanremo, torna anche l'appuntamento con Velò, la storica trasmissione ideata da Luciano Rabottini e condotta da Jacopo Forcella, dedicata al ciclismo. E sarà una ripartenza con tante novità: le prime sono...


Vini Fantini, gruppo vinicolo con sede in Abruzzo ha siglato un accordo con RCS Sport, organizzatore di una delle corse a tappe più importanti del calendario ciclistico internazionale. I vini Fantini saranno serviti anche nelle aree hospitality. Un’occasione di grande...


Marzo è per tradizione il mese che segna il ritorno del grande ciclismo per una stagione World Tour da vivere integralmente sui canali Eurosport di HBO Max e discovery+, disponibili anche su DAZN, TimVision e Prime Video. Una stagione...


Quanto dura un libro di viaggi? Il tempo del viaggio. Oppure per sempre. Pensavo a questo mentre leggevo “Avventurieri” (Sardinia Biking, 200 pagine, 18 euro), in cui Amos Cardia traccia, descrive, documenta, testimonia, insomma racconta 25 anni di mountain bike...


TBRADIO

-

00:00
00:00





DIGITAL EDITION
Prima Pagina Edizioni s.r.l. - Via Inama 7 - 20133 Milano - P.I. 11980460155




Editoriale Rapporti & Relazioni Gatti & Misfatti I Dubbi Scripta Manent Fisco così per Sport L'Ora del Pasto Le Storie del Figio ZEROSBATTI Capitani Coraggiosi La Vuelta 2024