| 29/02/2008 | 00:00 Negli ultimi tempi mi sembra, talvolta, di sentirmi come una vecchia caffettiera con problemi di pressione prima che il buon caffè ci faccia sentire quell’aroma che noi italiani tanto apprezziamo alla mattina. Il perché di questa pressione alta è forse l’eccesso di “indifesa” che da tempo avvertiamo nel mondo del Ciclismo.
Ci hanno proposto “codici etici”, “passaporti biologici”, e perfino “microchip sottopelle”. Hanno poi accusato il mondo del Ciclismo addirittura di “omertà” ed il problema è che veramente è così ma non perché c’è chi rischia di essere buttato in un fosso perché ha parlato di chissà che, ma la vera omertà che viviamo è quella che mettiamo in atto quando non abbiamo il coraggio di difenderci. Per paura di perdere il lavoro, di essere coinvolti in chissà quale inchiesta.
Per altri mille motivi ci troviamo con le spalle ed il capo chino ma non per gli anni passati a dialogare con un manubrio mentre pedali, bensì per l’incapacità di alzare lo sguardo con la dignità e l’onore che la storia del nostro sport ci permette.
Non abbiamo la forza di dire chiaro che proprio il responsabile della procura antidoping ha dichiarato ufficialmente che il vincitore del Giro 2008 è messo sotto accusa per probabile assunzione di acqua. Acqua, signori, proprio e soltanto acqua.
Acqua, probabilmente, secondo l’accusa, assunta dopo aver già passato un controllo nella stessa giornata, controllo nel quale tutto è risultato nella norma. Ma la cosa bella è che anche nel secondo controllo subìto in un giorno tutto è risultato nella norma. Anzi, tanto nella norma da essere fuori norma. Me la vedo la scena con la maglia rosa che pensa bene di bersi un paio di litri d’acqua per assolvere alla richiesta del secondo controllo e poi andare a mangiare e a dormire.
Mangiare e dormire. Forse qualcuno si chiederà se per i ciclisti è ancora normale mangiare e dormire. Per me ci sarà chi pensa che c’è del losco anche qui. Adesso questi mangiano e dormono come gli umani e fanno i controlli antidoping negli orari stabiliti anche quando nascono i loro figli, senza sconti di orologio.
Dovremmo forse chiedere a tutti i quotidiani, sportivi e non, di dedicarci una pagina intera per dire che il vincitore del Giro 2007 è sospettato per troppa pulizia. Dovremmo dire che questo è “antidoping” e non “doping”. Dobbiamo dire, a chi vede i Telegiornali, che in nessuno sport è successo un fatto simile.
Un tempo si diceva che un corridore pulito era un corridore “pane e acqua”. Probabilmente la dicitura è valida anche ora perchè essere troppo puliti aumenta il rischio di essere messo sotto inchiesta e di finire a “pane e acqua”.
Bello pensare che il vincitore del prossimo Giro sarà forse “il Conte di Montecristo”. C’è pure la suspence della fuga !!!
E pensare che negli amarcord a due ruote le fughe eran quelle del Fausto Nazionale con la maglia bianco celeste.
Desidero chiudere lo sfogo di questa vecchia caffettiera con un appunto e due ringraziamenti.
L’appunto a tutti quelli che hanno detto “abbiamo vinto” quando Danilo è arrivato a Milano in rosa e che adesso non si ricordano neanche più chi è il vincitore dell’ultimo Giro.
Il primo ringraziamento ai procuratori della Commissione Antidoping perché sono convinto della loro buona fede e del fatto che, pur commettendo errori come molti, cercano di migliorare lo sport.
Il secondo, ma il più gradito e sincero, al Presidente Di Rocco.
Per primo ha avuto il coraggio, la personalità e la grinta di andare da Danilo in un momento di grande difficoltà. Grazie! Anche le vecchie caffettiere stanno meglio quando si sentono tutelate da un presidente che piange di gioia quando i suoi atleti vincono i mondiali ma c’è anche nei momenti difficili.
Un abbraccio anche un “Killer” che oggi ha bisogno di non sentirsi solo.
Drinn Drinn
Roberto Damiani
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