I cinquant'anni di Silvano Contini

| 15/01/2008 | 00:00
Cinquanta anni, oggi, Silvano Contini, è ancora primattore, lì. 43 vittorie, dal '78 al '90, Contini da Leggiuno resta a decantare nel ricordo una stagione da autore: quel “1982”... Lui, il delfino di Gimondi, stipite Bianchi, il pupillo di Giancarlo Ferretti, maglia bianca al suo primo Giro, nel '79, rimane infatti emblematicamente protagonista di una vittoria e di un insuccesso che reclamano ancora applausi e valutazioni, in quella primavera-estate del 1982. Contini è, innanzitutto, una domenica di aprile, pioggia e neve in Belgio, tempo di ciclismo e di lupi, Liegi-Bastogne-Liegi, classica al quadrato, quando va a sconfiggere in una volata di abilità, da urlare solo dopo il traguardo, un favorito dichiarato come Fons De Wolf, con Mutter e Criquelion in scia. Una domenica di aprile, scomparsi gli altri sulla Cote de Forges, Van der Velde e Roche, De Vlaeminck e Grezet, abbrunati un po' come il calcio ed i talk-show primordiali dell'epoca, Contini che perfora il video...E Gianni Minà, Raidue, che pure avrebbe improbabilmente chiesto la linea dallo studio di Roma. «E mi ricordo ancora...» E Contini diventa, un mese e mezzo dopo, al Giro d'Italia, l'alfiere della avventura biancoceleste - un tridente discusso, quella Bianchi, con Baronchelli e Prim -, all'assalto di Bernard Hinault. Ed è allora la cavalcata wagneriana di Boario Terme, quando i tre moschettieri della Bianchi, con l'ausilio del metallo antico di Van Impe e del talento acerbo di Groppo, distanziarono alla grande il campione francese, isolato, in maglia rosa. E Contini in tripudio avrebbe indossato, per un pomeriggio ed una notte almeno, il “rosa” preferito dagli italiani. Fino all'indomani, appunto, alla tappa breve con arrivo in salita, a Monte Campione. Lì, in un orgoglioso e devastante contrattacco, Bernard Hinault, quel 2 giugno - una Festa della Repubblica italiana a sancire alll' incontrario una Monarchia francese -, sbriciolò letteralmente la concorrenza, Van Impe, Baronchelli e Wilson, gli ultimi a cedere, il nostro Contini avrebbe perso senza difesa alcuna il primato: tre minuti e mezzo di distacco... Ed in quel Giro, il secondo vinto da Hinault, Contini avrebbe patito un ultimo dispiacere ancora, nella cronometro conclusiva di Torino, con il compagno di squadra Prim a soffiargli per una inezia pure il secondo posto. Ma oggi, ad onorare i suoi cinquanta anni, è infinitamente più giusto illuminare ancora quel trionfo di Liegi. E con lui, il ragazzo Contini, condividere la telefonata da appassionato offeso alla Gazzetta di quel pomeriggio: «ma perchè Minà, per dare spazio ad un cantante, ha tolto il video a Contini e la voce a De Zan?». Gian Paolo Porreca
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