Su «Panorama»: Fuentes, Torri, Zidane e quel medico dell'Uci

| 07/12/2007 | 00:00
«Lo sport agonistico pregiudica la salute» ha dichiarato il 4 dicembre Eufemiano Fuentes, il medico arrestato nel 2006 con l’accusa di essere a capo di un’organizzazione, con ramificazioni anche in Italia, che praticava autoemostrasfusioni e vendeva sostante dopanti al gotha dello sport iberico, e non solo. Poi ha aggiunto, come riferisce «La Gazzetta dello Sport», che il caso che lo coinvolge è «archiviato, ma non chiuso». Vero, almeno in Italia. Infatti da alcuni mesi la unitad central operativa della Guardia Civil di Madrid (in particolare un giovane tenente) sta collaborando in modo riservato con la procura di Roma e con quella antidoping del Coni per riferire tutti i collegamenti con l’Italia della cosiddetta Operacion Puerto». Un’indagine che in Spagna è rallentata da una legislazione antidoping dalle maglia larghe, ma che potrebbe andare in porto a Roma. Nel 2006 la polizia iberica aveva sequestrato nel laboratorio di Fuentes sacche di sangue (comprese quelle del tedesco Jan Ullrich e di Ivan Basso, ex vincitore del Giro d’Italia, ora squalificato dal Coni) e numerosi elenchi cifrati di presunti clienti. Tra questi almeno 58 ciclisti, come pure tennisti, piloti e calciatori. Per esempio, quelli di Barcellona e Real Madrid, tra questi l’ex calciatore Zinedine Zidane. Un appunto alle indagini: nessuno in Spagna ha controllato i file nei computer di Fuentes, cosa che gli investigatori italiani ora farebbero volentieri. Intanto il pm romano Paolo Ferraro sta studiando le oltre 6 mila pagine dell’«Operacion Puerto», che ha secretato. Lo stesso fascicolo è nell’ufficio del procuratore antidoping del Coni Ettore Torri (le ultime carte sono arrivate una decina di giorni fa). E’ presto quest’ultimo inizierà a convocare in Italia sportivi citati nell’inchiesta che hanno gareggiato in Italia negli anni sotto esame. Chi non risponderà alla chiamata rischierà una condanna in contumacia e conseguente rinuncia alle competizioni in Italia. In questo caso ciclisti celebri come Alejandro Valverde potrebbero essere esclusi dal Giro d’Italia, dal Tour de France e anche dai Mondiali di ciclismo che si correranno a Varese nel 2008. Le carte spagnole non incolpano solo gli atleti. La Guardia Civil ha riferito ai nostri investigatori che un responsabile sanitario italiano dell’Unione Ciclistica Internazionale (Uci) è stato accusato di aver cancellato dai computer file con valori sospetti di alcuni atleti. Medici e preparatori italiani nel mirino delle procure e dei nuclei antisofisticazione (Nas) dei carabinieri sono sempre più numerosi. Presunti stregoni intorno a cui, con il passaparola, si radunano, in piccole realtà di provincia, decine di atleti. Dai fondisti africani che si allenano in Lombardia agli sportivi, calciatori compresi, che si affidano, sempre più numerosi, alle cure di un mago della riviera romagnola. Gli inquirenti scandagliano (è recente un’inchiesta della procura di Trento) anche il mondo della mountain-bike. In Spagna i nomi dei calciatori, salvo qualche bisbiglio, sono rimasti coperti. In Italia, al contrario, i campioni negli elenchi di Fuentes potrebbero presto diventare pubblici e rischiare qualcosa. Soprattutto chi ha disputato partite in Italia nel periodo in cui ha fatto ricorso ai trattamenti di Fuentes. Come i giocatori di Barcellona e Real Madrid che hanno affrontato in Champions League squadre di serie A. Davanti al procuratore aggiunto di Torino Raffaele Guariniello, nel marzo 1999, Zidane, in quegli anni fantasista della Juventus, aveva ammesso di aver mandato giù, contro la fatica, decine di pasticche, di avere fatto ricorso a infiltrazioni di antinfiammatori e a flebo di vitamine e di ferro a causa della sua betatalassenia. «Le flebo sono utili, se no come farei a giocare 70 partite all’anno?» aveva detto. Ora, forse, dovrà spiegare il motivo della sedute nel laboratorio di Fuentes. Speriamo non alla vigilia di Italia-Francia dei prossimi europei. da «Panorama» di questa settimana a firma Giacomo Amadori
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