Da «Il Giornale»: Il Mondiale in mano agli avvocati

| 29/09/2007 | 00:00
Dovendo spiegare a un marziano qualunque, che disgraziatamente dovesse sbarcare sul pianeta terra, come in realtà sia ridotto il ciclismo moderno, la migliore risposta sembra questa: il ciclismo è messo talmente male che il campione del mondo in carica deve ripresentarsi alla corsa iridata accompagnato dagli avvocati. E’ né più né meno la storia personale di Paolo Bettini, numero uno d’Italia e del pianeta terra. Arrivato a Stoccarda per tentare il bis, si è trovato davanti una carta bollata all’arsenico. A firmarla, la signora Suzanne Hesmann, assessore allo sport e presidente del comitato organizzatore. Il documento, recapitato d’urgenza al locale Tribunale, chiedeva che l’autorità giudiziaria escludesse per decreto proprio Paolo Bettini. La sua colpa: non aver sottoscritto la carta etica, un’esilarante dichiarazione d’intenti antidoping partorita dai cervellotici dirigenti internazionali. Per dirne l’efficacia: un sacco di bella gente che l’ha tranquillamente firmata, dichiarando di non avere niente a che fare con la chimica, nel giro di pochi giorni è finita fuori dal Tour de France per doping. In pratica, è come se Cicciolina firmasse un documento sulla sua verginità. Quanto a Bettini, non è vero che non l’abbia firmata: in realtà, ne ha firmata una con qualche modifica apportata dai suoi avvocati. Ma questo evidentemente non è bastato alla gran dama di Stoccarda, covinta che senza quella autocertificazione di verginità Bettini non sia un campione attendibile e pulito. Dunque, neppure gradito. Da qui, la richiesta al Tribunale di sfrattarlo con ingiunzione immediata. Per fortuna, a Stoccarda non bevono tutti la stessa birra. Esaminata d’urgenza la questione, il Tribunale ha difatti deliberato che il ricorso della signora Haesmann non sta in piedi. Respinto senza indugio. Per Bettini, nulla osta. Può correre. Ad accompagnarlo nell’impresa, però, le autorevoli parole del presidente Uci – Federazione mondiale – Pat McQuaid: “La presenza di Bettini al via non è certo il miglior segnale di un nuovo ciclismo…”. Gelida, la replica del nostro iridato: “Se mi mancava un po’ di cattiveria per rivincere il Mondiale, hanno trovato il modo migliore di darmela…”. E’ un po’ il nuovo sentimento di squadra, questo senso di rivalsa rabbiosa. Anche il cittì Ballerini, dopo l’esclusione per deferimento di Di Luca, cerca di cavalcare “il momento di criticità”, come amabilmente viene definito dal presidente federale Di Rocco. Spiega l’ammiraglio azzurro: “Finora abbiamo parlato poco della corsa. Ruoli e strategie, tutto sovrastato dai casi che ci hanno investito. Proveremo a rimediare nelle ultime ore. Di sicuro, queste bufere hanno cementato ancora di più il nostro spirito di squadra. Saremo arrabbiatissimi, in corsa”. Certo, sarebbe bello parlare di corsa. Lo vorrebbe più di tutti Ballerini, lo vorrebbero tanto i suoi nazionali. Ma è sin troppo chiaro che questo è il Mondiale – dopo il Giro, dopo il Tour, dopo la Vuelta – dei veleni e delle torte in faccia. Non è umano parlare di cose sportive davanti ad uno scenario simile. Non è possibile. Siamo di fronte a un cataclisma, non possiamo parlare del tempo che farà. Purtroppo, il ciclismo ancora si dimostra incapace di trovare una qualunque via d’uscita. E’ ancora e sempre tutti contro tutti. Ciascuno che dà dell’impedito all’altro, ovviamente presentandosi come l’unico genio della situazione. Risultato? Questa bella situazione, nell’anno 2007, a quasi dieci anni dal caso Festina, il papà di tutti gli scandali. La lista delle vergogne è interminabile. Non si sa da che parte cominciare. Personalmente citerei questa: mentre Paesi come Italia e Germania arrivano alle gare devastati e sfatti dalle inchieste antidoping, ce n’è uno come la Spagna, culla della famigerata Operacion Puerto, che invece si presenta al via senza una sola cicatrice. Tutti qui, belli come il sole, come se niente fosse. Come se i “Valv-Piti” e gli “Amigo de Birillo” della lista dannata non fossero spagnoli, come se non fossero colpevoli quanto i Basso e gli Ullrich. Niente: ineffabile e tronfia, la Spagna si gloria di non aver mai aperto un’inchiesta sportiva in casa propria, secondo i voleri del governo Zapatero. Bella storia. Inutile aggiungere che domani la Spagna di Valverde sarà la nazionale da battere. Anche se in realtà, per la sua spudoratezza, sarebbe la nazionale da abbattere. da «Il Giornale» del 29 settembre 2007 a firma Cristiano Gatti
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