Ivano Fanini sente odore di bruciato: Non ci fermeranno!»

| 24/08/2007 | 00:00
Il ciclismo vuole emarginare l’Amore e Vita McDonald’s di Ivano Fanini? «Mi sono giunte indiscrezioni allarmanti - ammette il patron della squadra -. Tutto questo dopo le mie ultime affermazioni su alcune squadre che si allenavano tra Livigno e Saint Moritz con i ciclisti vestiti di nero per non essere riconosciuti, alla vigilia di gare importanti”». Insomma, sta succedendo questo: più teams si sarebbero accordati per boicottare l’Amore e Vita Mc Donald’s e dell’oscura manovra oggi pomeriggio è stato messo al corrente il patron che da anni si batte per la pulizia di uno sport ormai tartassato dagli scandali. «Non ce la faranno a fermarmi - si ribella -. Loro possono fare qualsiasi operazione mafiosa, ma si sappia che tutto ciò che faccio è mirato alla salute dei corridori. E dopo dieci anni delle mie denunce , che mi sono costate a caro prezzo, si è visto che sono sempre andato al cuore del problema. Un problema grave che deve essere risolto prima che si ripetano episodi luttuosi come quelli recenti». Ora Fanini aspetta di vedere che cosa accadrà, se le squadre italiane ostacoleranno l’Amore e Vita Mc Donald’s nelle prossime competizioni in programma in Italia a settembre. In sostanza non vogliono partecipare dove si iscriverà il team di Fanini. Una decisione che chiamerebbe in causa anche gli organizzatori che non potrebbero certo avallare l’ostracismo per l’Amore e Vita. «Una cosa del genere la propose personalmente un grande campione che oggi non c'è più a metà maggio del 1999, poi purtroppo si sa come è andata a finire. Ecco perché il ciclismo deve fare una profonda autocritica, prima che sia veramente troppo tardi per molti altri ciclisti». E Ivano Fanini chiude il suo sfogo: «Se tutto ciò che ho affermato sinora, compresa l’ultima storia degli allenamenti mascherati, è passibile di denuncia è bene che lo facciano. In queste ultime ore, alla riunione dei direttori sportivi del Trofeo Melinda di sabato hanno iniziato ad emarginare il mio ds Roberto Pelliconi, ma nelle ultime gare anche i miei corridori sono stati oggetti di comportamenti inqualificabili. Mi auguro che siano solo chiacchiere, perché altrimenti sarò dettagliato nella mia denuncia con nomi e fatti». P.S. Noi pubblichiamo, pubblichiamo ancora perchè non ce la facciamo più. Passiamo le giornate a discutere con Ivano Fanini, a smussare a cercare di ragionare, ma in questa ennessima lettera inviata dal patron lucchese emerge tutto il malessere del ciclismo italiano e non solo di quello. Rancori, lotte intestine, colpi bassi di ogni genere. Ivano e la sua squadra hanno il diritto di non essere emarginati, hanno il diritto di correre ove i regolamenti glielo consentano, ma è altrettanto vero che le sue denunce devono essere particolareggiate e circostanziate a prescindere. Se sei testimone di qualcosa di non chiaro, se hai prove ed elementi sufficienti per elevare una denuncia allora Ivano vai dalle autorità competenti e fai i passi che è più opportuno fare, per il bene di tutti. Non usare questo per tenere in scacco il mondo intero. La giustizia la si deve perseguire nelle sedi opportune, non sui siti o sui giornali in maniera smodata e alla ricerca di un po' di visibilità. Noi, come sito e giornale, abbiamo usato tutto il tatto possibile per una vicenda spiacevole che ha visto coinvolto un tuo corridore. Vicende di droga e spaccio. Probabilmente il corridore in questione non c'entra assolutamente nulla ed è stato sentito solo come persona infornata dei fatti, noi ci auguriamo che la questione sia chiusa lì, ma come noi abbiamo usato cautela e misura è giusto che anche tu, Ivano, sia cauto e misurato con gli altri. Ci sono vincende di doping e di droga, e magari per alcuni anche di tutti e due. Ognuno ha i suoi problemi e li combatte come può. Chi ha lottato contro la mafia, la camorra e il terrorismo l'ha fatto con impegno, agendo in silenzio e senza tanti clamori. Ivano, vai avanti per la tua strada, ma basta piazzate.
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