Pat Mc Quaid reagisce alle accuse: «Cose scandalose»

| 28/07/2007 | 00:00
Siamo alle torte in faccia. Non c'è più misura, non c'è più controlo, non ci sono più regole, e visto il caso inquietante di Michael Rasmussen, ce ne sono anche troppe, visto che nei regolamenti Uci ce ne sono due in chiaro contrasto. Ad ogni modo Pat McQuaid non ha alcuna intenzione di lasciare la presidenza dell'Uci e definisce "scandalose" le accuse avanzate stamane dal patron del Tour de France Patrice Clerc. Non si è fatta attendere la replica del numero uno della federciclismo internazionale ai vertici del Tour de France, che accusano i vertici dell'Uci di lassismo nella gestione dei casi di doping e ne hanno chiesto formalmente le dimissioni. McQuaid, interrogato da Associated Press, ha replicato spiegando di "non avere mai fatto niente per danneggiare il Tour de France", definendo "scandalose" le parole di Clerc. "Dovremo vergognarci perché ci sono degli atleti che barano?", ha detto McQuaid. Intervenendo anche sul caso di Michael Rasmussen: "Non potevamo infrangere le regole per impedirgli di gareggiare. Non si possono fare delle regole in corsa come è stato fatto qui questa settimana. Lo sport ha bisogno di una struttura che sia subordinata a un governo e non che ognuno faccia i propri interessi". Ieri gli organizzatori del Tour hanno annunciato che dal prossimo anno non lavoreranno più con l'Uci, e Clerc oggi ha parlato apertamente di "incompetenza e mancanza di professionalità". Ma McQuaid non ci sta e replica a modo suo: "Il ciclismo non appartiene al Tour de France, appartiene alla 'famiglia ciclistica'".
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