Caucchioli: «Ho firmato. Non era possibile fare altrimenti»
| 22/06/2007 | 00:00 Si sta allenando ma al cellulare risponde. «Sì, sono stato veloce a firmare, anchep erchè c'era poco da fare o da pensare». Pietro Caucchioli è sereno come pochi, e soprattutto ha i modi e il garbo per spierasi con assoluta lucidità. «Ne abbiamo parlato un po', la squadra ha anche compreso le nostre ragioni e noi corridori abbiamo capito chiaramente le ragioni del team, ma quello è un documento che va firmato, non ci sono tanti discorsi da fare. Dicono che sia facoltativo? Provino a non firmarlo e vedranno se non ci saranno ripercussioni - dice il corridore veneto a tuttobiciweb.it -. Anche la reperibilità dei corridori 24 ore su 24 per 365 giorni all'anno non so se sia la strada giusta. Prendete il caso di Ivan Basso. Lui la reperibilità l'ha data da quattro anni e allora? Non credo che questi siano gli strumenti per combattere in maniera efficacia il doping. Però ormai noi corridori non abbiamo più voce in capitolo e probabilmente la colpa è proprio la nostra che ci siamo messi in questa posizione di debolezza. Il sistema sta patendo troppo e troppi non l'hanno ancora capito. Chi firma non è un debole o un codardo. Chi firma prende atto di una situazione. Poi sta a noi, una volta per tutte, guardarci negli occhi e cercare di adottare una strategia comune. Se ne saremo capaci bene, altrimenti ci toccherà solo pedalare».
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