Uci: Saronni perplesso sulle nuove norme. I corridori insorgono
| 21/06/2007 | 00:00 La proposta lanciata martedì dall’UCI (firma di un documento con cui ogni ciclista dichiara di devolvere aall’Uci un anno di stipendio in caso di doping) ha scosso il mondo del ciclismo. Dopo le contrastanti e violente reazioni iniziali - squadre unanimi a favore (chi non firma, non corre) e corridori contrari - tutto è tornato in gioco: la sbandierata unanimità dei team non è poi così reale.
«Belle parole - spiega Beppe Saronni, manager della Lampre - ma prima di passare ai fatti bisogna parlare con corridori e legali, capire se quel documento è lecito. Si sta aggiungendo confusione a confusione. E se un corridore deve devolvere tutto il suo guadagno, è giusto che anche chi ha subito danni di immagine, sponsor e squadra, sia risarcito. Invece incassa tutto l’Uci. È una manovra per tutelare il nostro sporto o per fare cassa? La cosa più incredibile è la totale reperibilità dei corridori. Qualcuno li considera delinquenti. Perché non propongono il braccialetto elettronico?».
Al riguardo però l’Uci potrebbe anche ammorbidire la sua posizione sulla reperibilità totale, in cambio dell’adesione in massa dei corridori al documento.
Anche Gigi Stanga, team manager Milra, è scettico: «Probabilmente davanti a un giudice quel foglio non ha alvun valore legale. Non escluderò a priori chi non firma. Gli chiederò spiegazioni e, se mi convincerà, lo farò correre lo stesso. Trovo invece importante che tutti gli atleti siano sottoposti a 5-6 controlli antidoping a sorpresa».
Questo è il punto cruciale. Squadre, corridori e organoizzatori hanno messo a disposizione un milione di eruo. Ogni test in Europa costa 700 euro, i corridori ProTour sono circa 6000: quindi almeno 3.000 test comportano 2.100.000 euro di spesa. Mancano un milione e centomila euro per finanziare il progetto. Dove prenderli? Con gli stipendi dei corridori che barano.
Pippo Pozzato, vicepresidente dell’ACCPI, taglia corto: «Se è una cosa giusta o meno passa in secondo piano. L’importante è che ancora una volta l’Uci ci ha preso in giro. L’opinione di noi, che siamo gli attori di questo teatro, non conta nulla. Decideremo tra colleghi che posizione prendere».
Claudio Ghislaberti
da La Gazzetta dello Sport del 21 giugno
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