McQuaid risponde a Di Rocco: no a lassismo e a lotte politiche

| 08/06/2007 | 00:00
Il 25 maggio scorso abbiamo pubblicato un carteggio tra il presidente dell'UCI McQuaid e il numero uno della Federciclismo Di Rocco, nel quale quest'ultimo muoveva pesanti accuse a McQuaid. Bene, il carteggio prosegue ed ecco alcuni stralci della risposta che McQuaid ha inviato a Di Rocco. Caro presidente Di Rocco, la ringrazio per la lettera del 17 maggio. In passato ho avuto occasione di apprezzare il suo contributo alla discussione, ma leggendo la sua ultima lettera mi sembra che lei sia fuori strada. Il doping mina pesantemente il futuro del nostro sport e nessuna persona ragionevole può negarlo o minimizzare il problema, mentre è necessario agire con il massimo rigore. Le opinioni possono essere divergenti sul modo migliore di lottare contro il doping, ma bisogna assolutamente che lei rifugga dalle sirene del lassimo e alla tentazione di strumentalizzare questa lotta a fini politici. ...Per questo dico che le proposte da lei avanzate vanno in direzione contraria a quella che lei dice di voler perseguire. Io risponderò volentieri alle sue richieste quando riceverò una risposta positiva al mio invito di incontrarci nella sede dell’UCI, cosa mai avvenuta finora. Una discussione diretta sarà sicuramente più utile che uno scambio di lunghe lettere. Per questo mi limiterò ad alcune osservazioni generali. Per combattere efficacemente il doping, è necessario applicare con rigore le regole. ...La nazionalità ed il nome dei corridori coinvolti non possono giustificare alcuna deroga a questo principio: il caso Basso deve essere trattato come quello di qualsiasi altro atleta. ...Io apprezzo il contributo di tutte le Federazioni Nazionali che fanno sfozi nella lotta al doping, come quello di tutti gli organismi coinvolti in questa lotta: il Coni ne è un esempio e io l’ho sottolineato. Ma bisogna evitare di utilizzare il tema del doping per promuovere la propria causa, quella della propria Federazione o del ciclismo del proprio paese. Raramente in questo modo si riescono ad ottenere dei successi, anche elettorali, ma si finisce solo per nuocere al ciclismo. ...Lei mi accusa di scappare gli sponsor parlando di doping. Cosa mi propone? Di fcar passare tutto sotto silenzio? Di mentire agli sponsor affinché non si agitino? Non è serio. Preferisco guardare in faccia la situazione e lottare con trasparenza, senza tradire né favorire alcuno. Sponsor importanti come T Mobile e Milram hanno confermato il loro impegno e si tratta di uns egnale incoraggiante che smentisce il suo pessimismo. La lotta al doping richiede una conoscenza perfetta dei fatti, delle leggi e dei regolamenti. Ma la sua lettera mi fa dubitare che lei abbia questa conoscenza. ...Nell’Operacion Puerto l’Uci deve conformarsi alle regole della Giustizia, anche se questa ha tempi molto diversi dai nostri. E non dimentichi che tutta l’Operacion è nata da elementi forniti dall’UCI stessa al Ministero dello Sport spagnolo. Se il dossier Puerto fatica ad essere chiuso, l’accusa di immobilismo è infondata: lei ricorda un momento in cui la lotta al doping è stata più viva? È sbagliato attaccare l’UCI su questo terreno proprio quando sta raccogliendo i migliori risultati... Caro Renato, le rinnovo l’invito a venire ad Aigle per discutere tutte le sue proposte. E la invito a lascair da parte pessimismo, attacchi personali, sarcasmo e nazionalismo e a schierarsi al fianco dell’UCI perché l’Operacion Puerto deve rapppresentare un’opportunità per riguadagnare terreno sul doping e non un’occasione di dissenso.
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