CUNEGO, IL PICCOLO PRINCIPE VOLA ALTO

PROFESSIONISTI | 14/01/2018 | 07:10
Sembra un ragazzino, Damiano Cunego. Stringe mani e si concede a selfie, tra il divertito e l’intimorito. Ha il volto di sempre: sereno e sognante, che si avvia però ad abbandonare il parco giochi più amato e desiderato.

«È proprio così: è arrivato il momento di dire basta e di voltare pagina. Non è stata una scelta semplice, e non sarà semplice nemmeno iniziare una nuova vita, ma è una sfida nuova e questo mi piace. È giunto il momento di cambiare: punto e a capo».

È sorridente Damiano Cunego, anche quando gli si chiede come reagirebbe se non dovesse essere invitato al Giro d’Italia (vinto nel 2004), per l’ultimo magnifico e infinito giro di giostra di una carriera bella, anche se sono in molti a rimproverargli che avrebbe potuto fare qualcosa di più.
«Io sono felice così, davvero. Sono soddisfatto di quello che sono riuscito a fare nella mia carriera. Se avessi vinto l’iride di Varese cosa mi direbbero? La stessa cosa, perché chi mi critica, critica sempre. C’è sempre qualcosa che si sarebbe potuto fare di più. In ogni caso adesso spero solo che arrivi la chiamata dal Giro d’Italia, questo sarebbe il modo migliore per iniziare la mia ultima stagione da corridore. Se non dovesse arrivare, sarebbe un grande dispiacere, questo è fuor di dubbio. Io ci conto. Noi tutti ci contiamo, ma se questo non fosse possibile cambierei i miei programmi. L’addio alle corse potrei spostarlo in un altro Continente: in Giappone, un po’ lontano dai miei tifosi, dalla mia gente, ma comunque vicino al mio sponsor, che mi darà la possibilità di proseguire la mia esperienza nel mondo del ciclismo, nel mondo che più amo».

Nel suo palmares spiccano pure 1 Amstel e 3 Lombardia, oltre all’argento iridato a Varese 2008 «una delle mie delusioni più grandi», dice. «Ho 36 anni, e non sono più un ragazzino. Il ciclismo si corre ad un livello sempre più alto e io non mi sento più adeguato, non mi sento più così competitivo. Vorrei dare il mio addio al Giro, una corsa che amo profondamente e sento mia, dove in un certo senso tutto è cominciato. La vittoria più bella? Quella di Falzes e poi il mio terzo Lombardia».

La sua ultima vittoria il 21 luglio dello scorso anno (non vinceva dal 2013, ndr) al Tour of Qinghai Lake, in Cina. Il Piccolo Principe con la testa fra le nuvole e le braccia al cielo, per un successo che arriva a 4.200 metri dal livello del mare.
«Anche questo è un piccolo record che posso vantare, non sono poi tanti i corridori ad aver vinto in carriera a quelle altitudini. Certo, non era una grande corsa, ma per vincere bisogna comunque andare forte. Quel giorno ho dimostrato che potevo ancora farcela. E ho ricambiato la fiducia dei compagni e del team con una vittoria che conservo con orgoglio. Cosa farò da grande? Sarò una guida per i giovani, un testimonial e non solo per il mio team. Continuerò gli studi di Scienze Motorie, anche perché la mia vera ambizione è quella di restare nel mondo del ciclismo come preparatore: questi sono i miei sogni e le mie ambizioni. Sono il Piccolo Principe: sogno e volo alto». Ma sempre con i piedi per terra.

da Chieti, Pier Augusto Stagi
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