SOFFI AL CUORE. L'IMPORTANTE È FINIRE

PROFESSIONISTI | 19/08/2017 | 07:57
La Vuelta dei campioni, quella che partirà oggi da Nimes, in Francia, con una cronosquadra, non è la stessa Vuelta di Adam Hansen.

La Vuelta Espana di Froome e Nibali, di Aru e Bardet, di Barguil e di Contador all'ultimo recital, la Vuelta dei primi, non è la Vuelta Espana di Adam Hansen, il trentaseienne ciclista australiano, cresciuto in Austria e residente nella Repubblica Ceca, che corre nella Lotto Soudal, pure gregario affidabile di Greipel, non tanto per vincere, quanto per aggiornare il suo record incredibile. Di Ironman pertinace, ed ancor più atleta  sorridente e disincantato sui riti e sui modi scanditi del milieu, lui che nella cronoscalata del Monte Grappa, al Giro 2014, ardì scambiare la borraccia con la lattina di birra che gli offriva un tifoso...

Adam Hansen, segno del Toro, un passista di qualità, un titolo nazionale contro il tempo ed una frazione (Pescara, 2013) al Giro ed una (Cangas de Onis, 2014), alla Vuelta, scende in campo metaforicamente per correre e portare a termine il suo 19 Grande Giro consecutivo.

Sì, avete letto e compreso bene. In un ciclismo dello sparagno, ed in uno sport absolutely del trionfo a tutti i costi, Adam Hansen, laureato in ingegneria industriale e talento del design, lui che corre con uno scarpino disegnato e prodotto by himself, dalla Vuelta 2011non ha mai saltato un Grande Giro che fosse uno: un Giro, una Tour, una Vuelta, one more time.

E la corsa spagnola di quest'anno, leader metaforico della belga Lotto Soudal, per lui costituirà un primato nel primato. Se saprà concuderla, a Madrid, avrà portato a termine infatti per sei anni ininterrotti (2012/2017) tutte le competizioni di tre settimane che hanno costruito la storia e la leggenda di questo sport.

Lo aspettiamo su quel traguardo emblematico, nel cuore intimo del gruppo. Per Adam Hansen, un eroe dei nostri, che alla vittoria e all' effimero crede poco, e sa che non esisterà mai qualcuno che saprà emularlo, a partire senza ritirarsi, e che in bicicletta ci va perché forse non ama davvero stare banalmente con i piedi per terra, l'importante è finire.


Gian Paolo Porreca, da Il Mattino

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