IL PASTO AL GIRO. UN BEL BACCIO

DILETTANTI | 10/06/2017 | 09:57
Se è vero - come scriveva Indro Montanelli - che il Giro d’Italia ha lo strano potere di trasformare ogni giorno in domenica, allora da ieri, domenica 9 giugno, e anche oggi, domenica 10 giugno, fino a domenica 15 giugno, Paolo Baccio – dorsale 115 - è uno dei protagonisti del Giro d’Italia Under 23.

Il primo Baccio non si scorda mai:
“Avola, terra di vini, mandorle, dolmen e corridori. Carmelo Barone, Paolo Tiralongo, Damiano Caruso… e anch’io. La prima bici a sei anni: una Del Tongo, blu arancione e rossa, un regalo di mio nonno, o forse di mio padre. La prima corsa a sette anni: a Floridia, a una decina di chilometri da Siracusa, un circuito, una trentina, pronti, via, a tutta, vittoria e coppa, e poi a casa, una grande festa, anche il papà, anche il nonno”.

Il Baccio dell’addio: “A 16 anni, al secondo anno da allievo, quando, per ciclismo, lasciai casa e andai in Umbria, a Perugia. Se volevo dedicarmi al ciclismo, emigrare era l’unico modo. Andai in una famiglia, venivo coccolato, scoprii un altro mondo, sempre rotondo, ma più bello. Tutto era più organizzato: le corse, le squadre, la vita. La prima volta che venni convocato per una nazionale giovanile, cominciai a pensare che il ciclismo poteva essere non soltanto un sogno, ma anche una possibilità, un progetto”.

Un bel Baccio:
“Poi mi sono trasferito in Toscana, nella Mastromarco, la squadra dov’è cresciuto Vincenzo Nibali, e tanti altri, anche Caruso. Non sto più in famiglia, ma in ritiro, in un appartamento con altri ragazzi. Nibali l’ho conosciuto lì. La squadra porta anche il suo nome: Gruppo sportivo Mastromarco Sensi Tlc Nibali. Ma Nibali lo vediamo poco: è sempre in giro per il mondo. Il nostro percorso è simile, almeno finora: tutti e due siciliani, tutti e due costretti ad abbandonare la casa e la famiglia per tentare la nostra strada nel ciclismo. Mi ha detto poche parole, qui non c’è bisogno di parlare ma di pedalare”.

Scambiarsi un Baccio
: “Studi da geometra, ma ho dovuto lasciarli, il ciclismo è impegnativo, tante ore fra allenamenti e corse, trasferimenti e viaggi, anche speranze e obiettivi. Il bello della bicicletta è la spensieratezza, il bello del ciclismo l’impegno. Il bello della bicicletta è il telaio, la sua linea, il suo colore, ed è la prima cosa che in una bicicletta guardo, il bello del ciclismo è la vittoria, alzare le mani al cielo, come per abbracciarlo. Non ho ancora 20 anni. Si vedrà”.

Marco Pastonesi
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