Longo Borghini, la regina non si stanca mai di vincere

di Giulia De Maio

La maglia tricolore al Tour de France ci sarà grazie a Elisa Longo Borghini. Né Ganna né Velasco sventoleranno la no­stra bandiera alla Grande Bou­cle, ma al TDF Femmes il ver­de-bianco-rosso sarà senz’altro nel vivo della corsa e regalerà ai tifosi italiani forti emozioni. La 31enne di Ornavas­so (VCO) era la grande favorita dei Campionati Italiani di Co­ma­no Terme e non ha tradito le attese, confermandosi la numero 1 del Bel Paese a cronometro e vincendo anche la prova in linea. Venerdì la piemontese della Trek-Segafredo ha percorso i 25,7 km del tracciato di Sarche in 37’44” alla media di 40.860 km/h, di­staccando di 47” Marta Cavalli (Fiam­me Oro) e di 1’10” Alessia Vigilia (Top Girls Fassa Bortolo). Domenica si è ripetuta vincendo allo sprint su Silvia Persico (UAE Adq) e Cavalli, centrando l’11° titolo tricolore Élite di una carriera che è ancora lontana dall’essere vicina alla parola fine.
Le quattro maglie tricolori conquistate nella prova in linea insieme alle sette a cronometro brillano di fianco a due medaglie di bronzo olimpiche conquistate ai Giochi di Rio 2016 e Tokyo 2021, altrettante meritate ai mondiali in linea nel 2012 e nel 2020, i trofei del Giro delle Fiandre 2015 e del­la Parigi-Roubaix 2022, che insieme a tanto altro compongono la bacheca di una delle cicliste italiane più forti di tutti i tempi.
Elisa in casa c’è posto per tutti questi premi?
«Certo e spero ce ne sia anche per altri in futuro. In realtà, a parte una, le maglie tricolori sono “ostaggio” dei miei genitori, il riscatto è troppo alto per trarle in salvo dalla creatività di mia mamma (ride, ndr). Pensate che il trofeo della Roubaix il Natale scorso è stato usato come montagna del presepe di famiglia...».
Famiglia che è il tuo centro del mondo.
«Esattamente. Sono felice che in Tren­tino siano venuti tutti i miei cari, a partire da Jacopo (Mosca, il fidanzato e collega che sposerà ad ottobre, ndr), che ha tra gli altri il merito di avermi insegnato a sprintare e a credere di più in me stessa quando mi trovo ad af­frontare una volata come quella che ha deciso quest’anno il Campionato Ita­lia­no. Fino all’altro ieri, in una volata a tre sarei arrivata quarta, ma a furia di sprintare ad ogni cartello di paese in allenamento sono migliorata molto. I campionati italiani sono l’unica corsa che riusciamo a di­sputare insieme, so­no speciali anche per questo».
I tuoi nipotini ultrà si sono fatti sentire.
«I miei “nani” sono i miei pri­mi tifosi. Sono i figli di Paolo, mio fratello maggiore e campione di riferimento, e della moglie Kimberly. In ordine di arrivo nel mondo: Anna, Marta, Cristian e il piccolo Pietro. D’estate pedalano tutti e d’inverno praticano sci di fondo, a ruota dei nonni. Mamma Guidina (Dal Sasso, ndr) è stata campionessa di sci di fondo, papà Ferdinando, tecnico e allenatore. A Comano ho eguagliato mam­ma in termini di Campionati Ita­liani vinti, dal prossimo anno cercherò il sorpasso. Battute a par­te, sono una ragazza fortunata ad avere la famiglia che ho, il fidanzato che ho, la vita che ho».
Hai fatto doppietta nelle due discipline per la quarta volta, dopo il 2017, 2020 e 2021.
«Per quanto riguarda la crono il percorso si è rivelato più da condizione che da specialisti, destinato ad esaltare chi è più in forma e sa guidare meglio la bici. A me è piaciuto molto. Alla vi­gilia confesso che temevo Marta Cavalli e Vittoria Bussi, alla fine mi ha sorpreso positivamente Alessia Vigilia, una ra­gazza giovane che sta crescendo bene. Nella pro­va in linea noi della Trek Segafredo eravamo solo in tre ma abbiamo corso come se fossimo in 30. Sia Gaia Realini che Ilaria Sanguineti me­ritano una parte della ma­glia che indosso. Io ho finalizzato il loro lavoro e vinto come avevo in testa di fare. Allo sprint sono migliorata molto, a livello tecnico più che per la potenza pura. Co­me detto, devo molto a Jacopo, che mi ha fatto giocare in allenamento. Le volate ai cartelli come fanno gli esordienti aiutano e poi conta molto co­me prendi la volata, in che posizione sei, quanto ci credi. Lo ringrazio an­che per quello. Io avevo visto e rivisto la volata del gior­no prima di Velasco, non sono riuscita a riproporla alla perfezione, lui ha vinto nettamente io invece di un soffio, ma è comunque andata bene. Sapevo di dover anticipare Silvia Persico, lei è come un gatto, ha sette vite e anche quando sembra morta rispunta sempre. Quando ho visto il triangolo rosso dell’ultimo chilometro ho pensato “ora le secco tutte”. A volte funziona, altre no, ma se non ci credi non ha senso nemmeno partire».
Gaia Realini ha meritato il titolo Under 23 dopo averti aiutata non poco. Qual è il segreto della vostra intesa?
«Alla base c’è la sincerità. Conosciamo le nostre caratteristiche, io so che lei è un’ottima scalatrice e lei sa che può contare su di me più o meno per tutto il resto. Ho sperato che potesse arrivare da sola, ma lo scenario della volata è sempre stato nella mia testa. Avevamo stabilito di fare forte il penultimo giro e attaccare prima una poi l’altra. Io ci ho provato con Cavalli, poi ho detto a Gaia di giocarsi le sue carte e forzare il ritmo in salita, si sarebbe meritata il t­i­tolo assoluto. Quando è stata ripresa, ho cercato di stancare Silvia Persico e poi ho vinto come pensavo di poter fare. Come Gaia si è sacrificata per me, ci saranno opportunità per lei e sarò a sua disposizione».
La prova a cronometro non è stata trasmessa in tv, ma quella in linea per la pri­ma volta è andata in diretta.
«Mi ha disturbato l’idea che nessuno abbia visto la nostra prova contro il tempo. Dispiace perché siamo sempre alle solite. Sono stufa, infastidita. An­che per il Giro d’Italia abbiamo avuto non so quanti punti di domanda fino a ridosso della partenza. Pur­troppo questa è una realtà molto italiana, il gap con gli uomini all’estero si è decisamente assottigliato. Rimango ottimista perché il nostro movimento continua a crescere, crea interesse, ci sono più corse internazionali... Cerco di ve­dere il lato buono della medaglia e re­sto speranzosa, ma non sono contenta».
Hai regalato l’ultimo successo alla Trek-Segafredo.
«Segafredo Zanetti non è più nostro sponsor, lo ringrazio per il supporto che ci ha garantito per tanti anni, e do il benvenuto a Lidl, che d’ora in poi affiancherà Trek. Con le mie compagne ho conquistato sia l’ultima vittoria per la Trek-Segafredo che la prima maglia per la nuova Lidl-Trek. In attesa che torni al nostro fianco Elisa Bal­sa­mo, avevamo in gara una squadra numericamente piccola ma dal cuore grande, con la quale sentivo che avrei vinto. A volte suc­ce­de. Un pensiero ci tengo a mandarlo anche a Luca Guer­cilena, il nostro team manager, che ultimamente ha passato un periodo difficile, ma ancora una volta ha allestito una super squadra».
In maglia Lidl-Trek ora ti aspettano Gi­ro d’Italia e Tour de France.
«Non sono ancora al cento per cento della forma, ma sono contenta di come mi sono sentita dal Tour de Suisse ad oggi. Ogni campionato è una gara a sé, la maglia non è mai scontata: questa rassegna era la prima che ho corso con il club e non più per le Fiamme Oro. Mi ha ricordato la Settimana Tricolore, l’atmosfera è unica, c’è del romanticismo quando tutte le categorie corrono nella stessa sede. Riunire i sogni di tut­ti i ragazzi e ragazze, giovani e meno giovani, fa bene al ciclismo. Per quanto riguarda i grandi giri, il Tour de France è la corsa più importante al mondo, del Giro fino a poco tempo fa non si sapeva ancora nulla, per questo viene naturale puntare alla gara che dà maggiori sicurezze e massima visibilità al team. Non ho dubbi, voglio arrivare al top della condizione alla Grande Boucle».
In cosa trovi nuove motivazioni?
«Quello che mi guida da sempre e per sempre, in ogni gara è l’opportunità di poter vincere. Io sono agonista dentro, anche se gioco a scacchi devo vincere o far vincere la mia squadra. Ho ancora traguardi da raggiungere, come la ma­glia iridata, che spero prima o poi di far mia. Intanto mi godo quella tricolore che indosserò in giro per l’Italia e poi al Tour con orgoglio ed emozione. Non ci si abitua mai ad avere gli occhi addosso dei tifosi, che non possono che applaudire i campioni nazionali con le loro maglie speciali che spiccano in gruppo».

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