POLISPORTIVA MOLINELLO, QUESTIONE DI AMICIZIA

SOCIETA' | 07/03/2017 | 07:38
Ha vinto di tutto e per tutti, meno la Coppa d’Oro, che in ogni caso l’ha premiato, perché Luciano Checchetto quella corsa lì l’ha corsa per ben 34 edizioni consecutive. «Mi hanno dato il premio fedeltà – dice lui con quell’aria da eterno ragazzino, a dispetto dei suoi 71 anni portati con assoluta leggerezza -. Io in mezzo ai ragazzi resto ragazzo. Sono loro ad alimentarmi, a darmi stimoli nuovi, e prima o poi la Coppa d’Oro, che è la corsa delle corse per la categoria allievi, la voglio vincere».

Luciano è il factotum della Polisportiva Molinello, una delle società fiore all’occhiello del ciclismo di base di casa nostra. Prende il nome dall’omonimo quartiere di Cesano Maderno: provincia Monza e Brianza, a due passi da Milano. Una vera e propria fucina di talenti, visti i loro ritrovi settimanali, ogni mercoledì, anche in cucina non sono secondi a nessuno. Nicola Miceli, per tutti «il Micio», Giuseppe Citterio o Stefano Allocchio, direttore di corsa e dirigente di Rcs Sport, qui sono di casa, in tutti i sensi. «Ci si trova per parlare, per liberare la mente dalla routine di tutti i giorni: siamo tutti amici – ci racconta Miceli, un più che lusinghiero passato da corridore professionista, compagno e amico di Marco Pantani nel ciclismo degli Anni Novanta -. Oggi sono imprenditore, con la mia Acm asfalto strade. Il mio destino è quello: stare perennemente all’aria aperta, ma ci sto bene. Io con le mani in mano non riesco a starci e anche in campo lavorativo mi sto togliendo le mie belle soddisfazioni. Il ciclismo mi ha insegnato a non mollare mai, anche se quando ho deciso di appendere la bici al chiodo, non ho vergogna ad ammetterlo, i miei problemi li ho avuti eccome, un po’ come tutti. Ti senti spaesato, senza punti di riferimento. Mi hanno salvato il carattere, la mia famiglia ma anche gli amici della Molinello, ai quali sono davvero molto legato. Noi lavoriamo per permettere ai ragazzini di avvicinarsi ad uno sport stupendo. Ma il mio vero sogno, un giorno, è scrivere un libro su cosa deve fare un corridore a fine carriera per non sentirsi finito o inutile. Un giorno lo farò».

Intanto di cose ne fa già adesso, più d’una, con tutti gli amici della Molinello. Ad incominciare dal presidente Roberto Carimati, succeduto a Giorgio Magagnato, il primo della storia della Molinello, nata nel 1974 solo come società organizzatrice e dall’82 come vera e propria squadra e fucina di talenti come Gianluca Bortolami, Nicola Miceli, Luca Paolini, Matteo Pelucchi, Luca Wackermann e tanti altri. «Siamo nati sulle ceneri della famosissima Isal Tessari, quella dei Dario Montani, Fabrizio Verza, Stefano Faustini e del povero Valentino Fois – racconta Carimati, che da almeno un decennio è anche componente della grande famiglia di Rcs Sport -, poi ci siamo dedicati ai bambini, al futuro di uno sport che noi tutti abbiamo nel nostro DNA. Oggi mi occupo del progetto Bici Scuola: cerco di dare il mio contributo. In tutto questo c’è un filo rosa che unisce la mia attività: mi piace stare in mezzo ai ragazzini. E promuovere il ciclismo: lo sport più bello del mondo».

E la serata scivola via in un amen, tra un racconto e un brindisi. Un piatto di trippa finita troppo in fretta e un “musso” che ci aspetta per il prossimo incontro. Il menù cucinato al Circolo del Molinello, abbondante e prelibato come pochi, ha anche prezzi più che modici che ci siano in circolazione: per il rapporto prezzo qualità siamo alle tre stelle. Un modo per autofinanziarsi. Durante il giorno è animato dai nonni, dalle famiglie, da quei nonni e quelle famiglie che hanno o hanno avuto i nipotini da far correre. C’è da pagare l’affitto del locale e dell’anello protetto al comune sul quale far correre i ragazzi. E poi l’attività, che costa quasi centomila euro all’anno e che il circolo della Polisportiva Molinello tira su a base di piatti e pietanze di assoluto livello. E tutto questo grazie all’impegno costante di molti volontari, uomini e donne, i conti tornano sempre. E tornano, ogni mercoledì, come ragazzini.
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