I 90 ANNI DI AGOSTINO OMINI

STORIA | 03/10/2016 | 07:34
Martedì 4 ottobre 2016 taglia l’importante traguardo delle novanta primavere Agostino Omini, un nome che accompagna il ciclismo dirigenziale dal 1950, in un continuo crescendo, dalla base fino ai vertici dell’U.C.I., il massimo consesso mondiale delle due ruote.
 
Milanese di nascita, famiglia numerosa con otto fratelli (sei maschi e due femmine), è sposato con la signora Adele Guglielmetti di Mozzate, centro in provincia di Como, al limitare con quelle di Varese e di Milano, con due figlie: Antonella ed Elisabetta, “Betty” per tutti.

Vediamo di ripercorrererne la strada sportiva, almeno le tappe di maggiore significato, iniziata nel 1950 quando Agostini Omini, appassionato delle due ruote, ma senza un trascorso pedalato, dirige il gruppo sportivo Simonetta di Milano, una delle molte società che animavano l’allora vivacissimo ciclismo giovanile milanese. La sede è nella zona Sempione, parte nord-ovest di Milano, nei pressi c’è Roserio, località che si collega al ciclismo attraverso il romanzo di Giovanni Testori, “il dio di Roserio”, un racconto che offre uno spaccato – anche duro – della società e del ciclismo d’allora, intimamente legato al costume popolare e al territorio, proposti dal poliedrico intellettuale nato nella vicina Novate Milanese nel 1923 e dove ha vissuto.
Dal libro, pubblicato nel 1953, è stato tratto un film prodotto dalla Rai, nel 1970, interpretato da Piero Mazzarella e Agostina Belli.

Nel 1954 Omini assume la direzione sportiva dell’U.S. Mozzatese, dove acquisisce un vasto bagaglio d’esperienze e approda così, nel 1962, all’elezione nel direttivo del Comitato Regionale Lombardo della F.C.I. guidato da Nino Gioia. Il “presidentissimo” per antonomasia, Adriano Rodoni aveva individuato le doti del giovane dirigente e ne mette alla prova le capacità facendolo nominare responsabile del settore trasporti ai mondiali di Salò, nel 1962. Altro salto in avanti per arrivare al 1968 quando approda al professionismo quale vice-presidente dell’U.C.I.P. – Unione Ciclismo Italiano Professionistico – organo della F.C.I. che gestiva il rigoglioso professionismo, per squadre, con vari “squadroni”, e corridori di quel periodo. Qui accentua la frequentazione e la collaborazione per le iniziative organizzative nel capoluogo meneghino con Vincenzo Torriani, lui nativo di Novate Milanese dove, nel 1964, i fratelli Omini avevano impiantato l’azienda di famiglia, la Fondomini, una fonderia e dove, nel frattempo, si stabilisce la famiglia di Agostino Omini.

Dal 1973 guida il Comitato Regionale Lombardo F.C.I. e le statistiche riportano che, fino al 1980, raddoppiano i numeri delle società e, ancor più, quello dei tesserati. In abbinata, dal 1975, il presidente Rodoni e il segretario generale, Giuliano Pacciarelli, gli conferiscono l’incarico di sovraintendere per la F.C.I. agli aspetti organizzativi dei campionati del mondo in Puglia, nel 1976, di Ostuni e Monteroni. Nel 1977 c’è l’esordio, a livello dirigenziale internazionale, con la vice-presidenza della F.I.C.P., la Federazione dei Professionisti, successivamente confluita nell’U.C.I. - seguiti ancora dai meeting iridati del 1985 al Montello e a Bassano del Grappa e a quelli di Verona nel 1999, quando aveva già “scalato”, per usare una terminologia ciclistica, molte posizioni del governo del ciclismo mondiale.
Nel gennaio 1981 era stato eletto presidente della Federazione Italiana, carica che ha mantenuto, ininterrottamente fino al gennaio del 1995, con Renato Di Rocco quale segretario generale, dopo l’improvvisa scomparsa di Pacciarelli, personaggio che interpretava con competenza e valore il ruolo di “grand commis” del ciclismo. È poi ulteriormente rinforzata e definita la struttura organizzativa con la Sei Giorni al Palasport di Milano e la stretta collaborazione organizzativa, mediante l’istituzione del P.R.O.F. (Pubbliche Relazioni e Organizzazioni Federali) appositamente creata dalla Federazione, per dare supporto a manifestazioni importanti quali il Giro di Sardegna, la Sassari-Cagliari, il trofeo Laigueglia e altre ancora con, in evidenza, il Giro d’Italia dei dilettanti, vari campionati tricolori e altro ancora. Dal 1985 al 1988 c’è un altro importante passaggio per Omini chiamato quale componente eletto  nella giunta CONI, l’organo di governo dello sport italiano.

Nel 1989 è il promotore dell’Unione Europea di Ciclismo, l’U.E.C. e, dal 1993 è, nel medesimo tempo, il vice-presidente vicario U.C.I., vice-presidente U.E.C. e presidente del settore dilettanti dell’U.C.I. – Nel 1996 l’U.C.I. lo nomina presidente del suo comitato supervisore dei campionati del mondo.

Il già rilevante “cursus honorum” di Agostino Omini si arricchisce nell’aprile 2000 con la consegna, a Parigi, da parte del presidente del C.I.O, lo spagnolo  Antonio Samaranch, della più alta onorificenza del movimento olimpico, l’Ordine Olimpico, appunto. Nel 2001 il congresso dell’U.C.I. lo nomina “vice-presidente onorario a vita”.
Ancora nel 2004, sempre a Verona e a Bardolino, Omini è il coordinatore generale dell’evento iridato.

Anche sportivamente parlando è stato un lungo percorso che l’ha impegnato, quale protagonista, per molti anni, costellato da grandi soddisfazioni e riconoscimenti di pregio assoluto per il dirigente lombardo. E questo significativo traguardo lo taglia in buona forma, dopo avere superato, e convivendo con grinta, con qualche acciacco fisico degli ultimi anni, dividendo il suo tempo con la famiglia, fra Novate Milanese e l’amata riviera ligure, ad Arma di Taggia.
Quanto ciclismo attraverso le varie epoche con corridori, corse, dirigenti, appassionati, soddisfazioni e pure qualche inevitabile polemica (nel passato i comportamenti degli “attori” della politica ciclistica erano assai più movimentati e movimentisti, vivaci – eufemismo… -, rispetto al piattissimo panorama attuale) accompagna i suoi ricordi, la sua storia di primo pregio ciclistico, da quel lontano 1950, attraverso i cinque continenti.

Non scordiamoci il passato e, parafrasando e adattando così il ritornello di una notissima canzone partenopea, comunque, formuliamo tanti auguri per l’avvenire al presidente per l’importante traguardo dei novant’anni.
Un traguardo intermedio, la corsa continua.

a cura della redazione di tuttobiciweb
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