McQuaid: la priorità è la lotta al doping. E i grandi giri...

| 21/12/2006 | 00:00
Tempo di bilanci per Pat McQuaid al termine del suo primo anno di presidenza UCI. Il numero uno del ciclismo mondiale ha concesso un’intervista all’agenzia francese AFP: ve ne riportiamo i passi principali. Perché avete mantenuto a 20 il numero di livenze ProTour mentre gli organizzatori ne chiedevano solo 18? «Il regolamento ci permetteva di arrivare a 20 squadre, avevamo delle domande da analizzare e nuovi sponsor importanti oltre all’ingresso del governo kazako. Ho letto che il destino della Astana non dipendeva dalla licenza, ma vi assicuro che hanno fatto di tutto per ottenerla: è la prova che il ProTour è importante innanzitutto per le squadre». Ma avevate fatto balenare l’idea di fermarvi a diciotto squadre... «Nel compromesso stilato a marzo, avevamo detto di essere disposti a fermarcia 18 squadre ma avevamo chiesto che gli organizzatori facessero marcia indietro. Ma non è successo». I grandi organizzatori hanno annunciato dei criteri nuovi per selezionare le sqadre: cosa farà in proposito l’UCI? «Un regolamento esiste e l?UCI andrà fino in fondo nell’applicarlo. E questo regolamento non l’ho fatto io, ma è stato fatto democraticamente ed è valido per tutto il mondo. Se accettassimo passivamente questa situazione, sarebbe l’anarchia, ma lo sport non può accettare di incamminarsi su questa strada. Se ne può discutere, naturalmente, ma alla fine dei dibattiti bisogna accettare le decisioni prese». Cosa significa che «l’UCI andrà fino in fondo»? «Io spero che i tre grandi giri capiscano. Io non sono stato informato delle loro intenzioni, se non dalla stampa. Da parte loro non ho ricevuto alcuna comunicazione. Ma presto invierò loro una lettera per spiegare la situazione». La federazione americana chiede di avere una prova del ProTour . Cosa ne pensa? «È una decisione che deve essere presa dal Consiglio dell’UCI ProTour. Confermo di aver ricevuto una richiesta scritta, così come l’ho avuta dall’Australia per il Tour Down Under. Il ProTour, è evidente, interessa molto fuori dall’Europa ed è una buona cosa per la globalizzazione del ciclismo. Ma se accettiamo queste prove, dovremo per forza diminuire le corse o i giorni di corsa in Europa. Ora sono 157, di più non si può». Ingressi possibili già nel 2008? «Non credo, forse nel 2009». Ieri il Tas ha respinto il vostro ricorso contro Inigo Landaluze. Si profila lo stesso per Floyd Landis? «Se leggete bene, scoprirete che il Tas non ha assolto Landaluze, m a non lo ha punito per un errore di proceduta. Un errore che non è stato commesso nel caso di Landis». Qual è l’augurio che fa al ciclismo per il 2007? «Innanzitutto di arrivare in fondo al caso Operacion Puerto: è importante riuscire ad utilizzare le prove raaccolte dalla giustizia spagnola contro i corridori coinvolti. Per il resto, spero di assistere a belle corse e che il pubblico sostenga lo sport sulla strada e davanti alla tv. Si parla tanto di doping - argomento sul quale vogliamo continuare a lottare con tutte le nostre energie - ma bisogna puntare i riflettori anche su altre discipline: mountain-bike, BMX, la pista. A Mosca, la scorsa settimana, per la Coppa del Mondo su psita c’erano 41 nazioni: un grandissimo risultato».
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