GIRO. Quando Pastonesi racconta Martini...

INIZIATIVE | 16/05/2016 | 08:01
La pioggia di Greve in Chianti si asciuga al calore dei ricordi. Quelli evocati da Marco Pastonesi a Sesto Fiorentino, in una domenica sera di ciclismo e memorie, di suggestioni e riflessi. Quelli che vivono negli occhi dei familiari di Franco Ballerini: Morena Trinci e Luigi Ricasoli, suoceri dell'ex cittì azzurro. Con la figlia Jessica e il marito, Luca Bardalli. Tutti insieme per pedalare nel ricordo di Alfredo Martini, come lui uomo di azzurro e di passione.

C'è la chitarra di Guido Foddis, a toccare le corde giuste per far suonare l'emozione dei più di cento presenti. "L'ultimo giro" è il libro che Pastonesi ha dedicato al suo Alfredo, ancor prima che Martini. Lui che comunque  è "patrimonio di tutti", dicono di lui durante la serata. A quasi due anni dalla scomparsa.

Lo si evince dai ricordi che i presenti condividono, oltre che ascoltare. Si allenavano insieme, Alfredo e Gino, racconta Pastonesi. Anche più di 200 chilometri, nel Fiorentino, nel Senese o nell'Aretino. Con Bartali che parlava, Martini che ascoltava e stava a ruota. E ora Andrea Satta che canta di "quel naso triste come una salita". Perché parlare di Martini è parlare anche di Coppi. Soprattutto in una serata "cicloletteraria", come Pastonesi la definisce. E così si narra dell'incontro della ribollita, quello tra Martini e l'astrofisica Margherita Hack, che mai s'erano conosciuti, pur avendo respirato la stessa aria per tutta una vita. O dei 192 chilometri di fuga solitaria in quella Cuneo-Pinerolo che non ha bisogno di sottotitoli, ma che nello sfolgorio accecante di Coppi fa vivere di luce propria giusto lui, Martini.

La grandezza dell'Alfredo, però, non sta soltanto nella profondità dell'epos e nella eco degli anni del mito. Ma è grandezza proprio per il sorriso con cui è ricordato. Ironia, schiettezza, umorismo, genuinità. Parole semplici e grandi. Come Martini.

Stefano Arosio
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