MOTORINI. Sei anni di squalifica per Femke Van Driessche
GIUSTIZIA | 26/04/2016 | 14:09 Una mazzata. L’Union Cycliste Internationale ha annunciato oggi la sentenza nei confronti della crossista belga Femke Van den Driessche.
La Commissione Disciplinare dell’UCI ha stabilito che: - Femke Van den Driessche è stata riconosciuta colpevole di violazione degli articoli 1.3.010 e 12.013 bis (frode teccnologica) - Femke Van den Driessche è squalificata per sei anni a partire dall’11 ottobre 2015 - Tutti i risultati ottenuti dall’atleta belga dall’11 ottobre 2015 in poi vengono cancellati, compresi i titoli di campionessa europea e campionessa belga Under 23 - Femke Van den Driessche deve restituire le medaglie e i premi ottenuti nel periodo indicato e dovrà versare una ammenda di CHF 20'000 all’UCI, oltreché a pagare le spese processuali.
Questa decisione è stata presa dopo la scoperta di un motore elettrico nascosto in una delle biciclette dell’atleta in occasione dei campionati mondiali di ciclocross. Il motore è stato scoperto grazie alla tecnologia della scanzione con onde magnetiche: si tratava di un motore Vivax con la batteria nascosta nel reggisella e i controlli Bluetooth sul manubrio.
Più di 100 biciclette sono state scannerizzate durante quell’evento e molte centinaia sono state controllate in occasione di tante gare su strada che si sono svolte in queste settimane.
Punirne uno, che non conta niente, per educarne cento parlando a nuora affinché suocera intenda. Aggiungerei anche un "tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino"...
PUNIZIONE RIDICOLA
26 aprile 2016 14:45jaguar
Con il doping 6 anni possono compromettere una carriera, ma con il doping meccanico sei anni sono ridicoli , intanto con il motorino puoi correre anche a 50 anni!!!!!
foxmulder
26 aprile 2016 15:47noodles
anche io penso che l'idea dell uci sia colpirne una per educarne 100. Ho delle riserve sul fatto però che diversa gente dell'ambiente sia "educabile"... Appena messa la regola del 50 % di ematocrito cominciarono ad abbassarlo prima dei controlli, cominciate le perquisizioni nascondevano i prodotti dopanti a fidanzate mogli babbi compiacenti ecc, introdotto il passaporto biologico hanno cominciato con le microdosi e altre alchimie. Fatto sta che hanno corso una Roubaix a quasi 44 di media, e una Liegi in condizioni terribili dove a 10 dall'arrivo erano ancora in 40. Non c'è da essere ottimisti. Purtroppo.
26 aprile 2016 16:19foxmulder
Non saprei. Magari il fatto che alla fine della Liegi ci fosse un livellamento importante è il buon segno che le prestazioni "sovrumane" sono sempre più difficili da ottenere barando e che da questo appiattimento (che è pur sempre verso l'alto, ma i migliori metodi di allenamento sono disponibili per tutti) spunti di volta in volta l'uomo più in forma o più motivato del momento... Come ho scritto altrove le medie sempre costanti o crescenti certo non lasciano ben sperare, ma amando lo sport voglio continuare a farlo.
punizione a metà
26 aprile 2016 16:22lattughina
Perchè punire solo il corridore? Il corridore è la fine della catena. Il sistema del motorino sulla bici è piramidale, il corridore utilizza una bici sulla quale è stato montato un pezzo non regolamentare e chi è stato a montarlo? Verosimilmente un meccanico. E chi ha dato ordine al meccanico di montarlo sulla bici? Verosimilmente un membro dello staff tecnico della squadra. Da solo il motorino non è arrivato sulla bici per opera dello spirito santo e nessuno sapeva. Per cui, per il mio modo di vedere questo problema, dare un bel colpo di scure sulla squadra, non solo sul corridore.
Ma questa è un\'altra cosa
26 aprile 2016 17:16maurop
Cari amici concordo con molto di quello che dite ma invito anche a distinguere radicalmente il doping dal motorino elettrico nascosto nel telaio. Che lo si voglia o no gli stimolanti ( la chimica di una volta, che oggi si è evoluta in biochimica) fa parte della storia del ciclismo, e chi lo dimentica rischia anche di pensare che una volta non c\'era il doping, quando invece è molto più vero che una volta ( prima di Simpson) non c\'era l\'antidoping. Questo non per giustificare chi si dopa oggi, ma per rendersi conto che una pratica antica quanto il ciclismo è molto più difficile da sradicare, ammesso che lo si voglia fare, e molto più difficile da colpevolizzare ( proprio perché cosi antica e diffusa) di quella che invece è una truffa spudorata, che non ammette nessuna giustificazione, tanto meno quella ( anche se solo presunta) del \"cosi fan tutti\". Insomma per la signorina che si è fatta installare un motorino elettrico sulla bici, perché stanca di pedalare con le proprie gambe, è del tutto ovvio che la radiazione sia l\'unica punizione possibile, insieme a una richiesta di risarcimento danni da parte di tutte quelle atlete che le sono finite dietro pedalando onestamente
sentenza ingiusta
26 aprile 2016 20:47ciclomanix
Sarebbe bello sapere le motivazioni che non hanno portato alla radiazione. In questo caso non ci sono attenuanti. Chi pedala con l'ausilio del motorino e' perfettamente cosciente di quello che sta facendo. E' come se un maratoneta ad un certo punto della gara prendesse una bici....
Radiazione
26 aprile 2016 20:50IngZanatta
In genere non sono tranchant, ma questa volta ritengo giusta la radiazione per l\'atleta ed una vertiginosa multa alla squadra. Tutta questa difficoltà ad individuare chi usa i motorini non la capisco, bisogna verificare le bici in partenza, punzonarle, verificare all\'arrivo quelle non punzonate. E gli atleti la smettano di avere paura e denuncino i colleghi che frodano, questa sarebbe la soluzione migliore!!
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