CIPOLLINI. «Maradona leggenda, Pantani sotto terra...»

INTERVISTA | 16/03/2016 | 16:24
«Ma è mai possibile che il ciclismo italiano ce lo invidi il mondo e gli unici ai quali non interessi sono gli italiani?». Mario Cipollini, in versione Gigi Mar­zullo, si fa la domanda e si dà anche una risposta. «È inconcepibile che il nostro movimento produca due talenti di assoluta grandezza come Vincenzo Nibali e Fabio Aru e questi non riescano a trovare uno straccio di sponsor italiano e siano costretti a correre per una squadra stato come la kazaka Astana».

Re Leone torna a ruggire, ma lo fa senza mostrare né gli artigli né tantomeno le fauci: non ne ha bisogno. Ba­sta quello che dice e come lo dice per attirare il nostro interesse. Il campione del mondo di Zolder lo incontriamo a Pinerolo, in una serata di gala messa in scena da un munifico imprenditore della zona, Elvio Chiatellino, che per presentare le tappe del Giro d’Italia che passeranno di qui tra il 26 e il 27 maggio, ha invitato il meglio del ciclismo mondiale: da Bernard Hinault a Felice Gimondi, passando per Adorni, Basso, Moser, Saronni e Argentin, arrivando fino a Bu­gno, Fondriest, Bettini, Bal­lan e Cipollini, appunto. Ci sono anche Aru e Nibali, in totale si contano dodici campioni del mondo, con 30 Grandi Giri conquistati e un’infinità di classiche.

Cipollini, ma questo ciclismo le piace?
«Mi piace eccome, in modo particolare in questi ultimi anni. Quest’anno poi i grandi sono partiti subito molto bene. Anche se si tratta ancora di corse mi­no­ri, hanno già vinto Froome, Con­tador, Nibali, così come Kristoff e Kit­tel. Insomma, è un ciclismo di qualità. Quello che non mi va, è che il ciclismo in Italia fatichi ad essere apprezzato per quello che vale ed è».

Per quale ragione fatica ad incontrare in­teresse?
«È un problema mediatico, non di ap­passionati, perché la pratica è in co­stante crescita e gli appassionati continuano a seguire sulle strade questo magnifico sport. Manca appeal mediatico, forse anche per colpa del movimento italiano che fatica a proporsi nel modo giusto, con progetti ampi e mirati, ma anche per colpa di una mancanza di cultura sportiva da parte dei media».

Il ciclismo italiano ci ha messo del suo però per farsi del male, raccogliendo per anni scandali a non finire…
«È vero, ma non del tutto. Le scommesse nel calcio, le scommesse nel tennis, il doping nell’atletica, il doping amministrativo ad ogni livello e grado, insomma oggi lo sport non è più la favola bella dove tutto è lindo e pulito, il business e gli interessi hanno fagocitato tutto. Però c’è un però…».

Quale?
«Che un simbolo immenso del calcio come Diego Armando Maradona, che di problemi ne ha avuti tanti e di varia natura oggi vive da leggenda dello sport a Dubai, e Marco Pantani che è stata l’ultima vera leggenda del ciclismo mondiale è sotto terra. Questa è la differenza. Il ciclismo, in modo particolare nel nostro Paese, non ha protezioni né anticorpi. Renzi, all’epoca sindaco di Firenze, organizza i mondiali e nemmeno si fa vedere sull’uscio di casa. Nibali vince il Tour de France e al premier nemmeno viene l’idea di andare sui Campi Elisi per applaudire un ragazzo che è tra i sei corridori al mon­do di tutti i tempi ad aver vinto tutti e tre i Grandi Giri. Però per la sfida Pen­netta-Vinci, a New York ci è andato di corsa. Forse è mal consigliato, forse noi non siamo bravi a farci voler bene, ma temo che manchi a tutti gli effetti una volontà politica: da parte no­stra e da parte loro. Chiedetelo a Hinault, in Francia il Tour è strumento di promozione turistica e culturale dell’intero Paese, non è solo la corsa più importante del mondo, è molto di più. Da noi il Giro d’Italia è un’immensa op­por­tunità utilizzata solo in minima parte».

Cosa ci vorrebbe?
«Che uno Squinzi tornasse nel ciclismo. Che persone di valore come Die­go Della Valle, Barilla, Marchionne, la famiglia Agnelli o Berlusconi credessero in uno sport che è molto di più di quello che è. Un mese fa sono stato a Villa Certosa, a casa proprio del Cava­liere, per parlare anche di queste cose. Sia ben chiaro, non voglio fare una squadra io, ma mi piacerebbe vedere il mio sport più considerato e valorizzato. Lo ripeto, non mi piace affatto ve­de­re correre Aru per un team kazako e Nibali prossimo ad andare a pedalare per il principe Barhein. A Berlusconi ho chiesto semplicemente: cavaliere, creda nel ciclismo».

E Berlusconi cosa le ha detto?
«Che non è facile, che ha mille e più cose da risolvere, ma che se intercetterà qualcuno interessato a fare qualcosa per il nostro movimento, non esiterà a darci una mano».

Ora che il ciclismo ha arginato la piaga del doping, ecco spuntare i motorini.
«È una follia e più folle è chi sottovaluta il problema e utilizza questi marchingegni, ma bisogna riconoscere all’Uci, il governo mondiale della bicicletta, che non ha né dormito né tantomeno sottovalutato il fenomeno. La ragazzina belga (Femke Van Den Dries­sche, ndr), trovata ai mondiali di cross con un propulsore nei pedali è solo un capro espiatorio ed è stato un chiaro messaggio a tutti i naviganti: da oggi non si scherza più, da questo mo­mento in poi comincia tutta un’altra storia, chi sgarra fa una brutta fine».

Non ha mai pensato di entrare in politica?
«Non mi sento tagliato, sono troppo im­pulsivo».

Come sindacalista dei corridori potrebbe però avere un futuro?
«Non è una mia ambizione, anche lì abbiamo Gianni Bugno che è più bravo del sottoscritto. A me piacerebbe mol­to di più far parte di un progetto che ab­bia a cuore la crescita di giovani talenti. Lì credo di poter essere utile alla causa».

Lei è un personaggio televisivo, uno dei problemi del ciclismo è dato anche dalla mancata ripartizione dei diritti tivù che per il 90% sono prodotti dal Tour de France, il quale però non li divide assolutamente con nessuno.
«Questo è un equivoco nonché un limite. C’è da sempre, ma questo è un altro scoglio che andrebbe e andrà superato. Per questo ho parlato con Berlusconi, uno che in materia di televisione non è secondo a nessuno. In ogni caso vedo che qualcosa si sta muovendo: è di questi giorni l’intesa tra Velon - un gruppo di 11 top team mondiali - e Infront. Per ora è un accordo prettamente commerciale, domani chissà…».  

Le piace questo ciclismo sempre più mondializzato, nel quale si corre in Qatar, Oman, Argentina, Cina, Australia e via elencando?
«Il concetto di andare a intercettare nuovi mercati è giustissimo, ma guai a perdere di vista la storicità delle corse. Guai a pensare che con i soldi si possa comprare la storia: non è così. La San­remo resterà sempre la Sanremo, così come il Fiandre, la Roubaix, la Liegi o il Lombardia. Il Tour il Giro e la Vuelta non potranno mai essere il Giro dell’Oman o del Gabon. Come per il tennis Flushing Meadows, Wimbledon o il Rolland Garros resteranno sempre l’eccellenza del tennis, così cer­te corse di ciclismo devono restare mo­n­u­menti del nostro sport».

Faccia uno sforzo: per un attimo lei ha il potere di fare qualcosa per il suo sport, cosa farebbe?
«Metterei al centro di tutto il corridore, ma a loro volta i ciclisti dovrebbero imparare ad alzare anche la testa. Oggi in gruppo mancano persone carismatiche come Hinault, Moser, Saronni e anche Indurain: in modo diversi avevano personalità e idee. Hanno fatto tanto per il nostro sport, e non solo con i risultati. Ad Aru, Nibali e compagnia pedalante auguro di levare le braccia al cielo in segno di vittoria, ma spe­ro anche che abbiamo la forza di alzare la testa. Il mondo sta cambiando e loro possono contribuire a cambiarlo in meglio».

Pier Augusto Stagi, da tuttoBICI di marzo
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COMMENTI
Verità Sacrosanta
16 marzo 2016 20:18 Maverick 71
GRAZIE MARIO in poche parole hai spiegato tutto

...per dire..
16 marzo 2016 20:21 lele
Sperando di non essere bannato....ma...
Se un'intervista di questo genere iniziasse con un "mea culpa", io come tanti altri credo, cambieremmo atteggiamento nei suoi confronti.
Che il Ciclismo si sia fatto del male lo sanno tutti, ma nessuno lo ha mai ammesso!
Per cui le ricette per la sana cucina non valgono niente se ce le propone McDonald's!!!
Saluti

Per lele
16 marzo 2016 23:33 Monti1970
Cipollini andrebbe eletto presidente della federazione ciclistica italiana. Allora sì che le cose cambierebbero

Per Lele
17 marzo 2016 08:28 Ruggero
Parole sante, purtroppo in Italia far finta di niente porta la gente a dimenticare, o meglio, una parte della gente................

Per Monti
17 marzo 2016 09:59 lele
Hai ragione! Per mantenere la continuità!
In effetti il Mondiale vinto lo deve anche a chi sedeva là, quindi sarebbe giusto passasse a ritirare i gradi.
E poi diamo magari una stella Michelin a tutti i McDonald's!

Per lele
17 marzo 2016 15:58 Monti1970
Il mondiale non lo deve a nessuno semmai hai compagni di squadra. Se lo è meritato lui è tutta la squadra. Poi che ca**o c\'entra il Mc Donald ma come ragiona???. Cipollini ha detto cose sagge, è l\'unico che dice le cose in faccia. Lei ha parlare così pensa di far bene al ciclismo? Lei fa parte della categoria \"talebani del ciclismo\"

Per ruggero
17 marzo 2016 16:01 Monti1970
Anche lei continui a leggere la \"gazzetta dello sport\" , un giornale che fa progredire il ciclismo..... TALEBANI

Ma \"mea culpa\" di cosa???
17 marzo 2016 18:33 Monti1970
Il mea culpa lo deve fare la gazzetta che getta sempre letame sul ciclismo e basta,senza indagare sugli altri sport. Basta guardare la vicenda \"Lampre\", sono andati avanti per 8 anni a scrivere che era un doping di squadra e poi,quando si è chiuso il processo con un niente di fatto,hanno scritto in articolino piccolino in quarantesima pagina

E normale Mario Italia si da sempre la zappa su i piedi
17 marzo 2016 19:19 franck
E risaputo oramai si sa che nel belle paese l invidia e numero uno nel mondo , e i campioni e tutti quelli che riescono a fare qualche cose di grande e giusto sono visti mali da voi. Infatti Pantani purtroppo e un esempio di che cosa può fare un paese che ce un male affare a livello incredibile. Troppi nome si potrebbe dire di persone che hanno subito ingiustizia e cattiveria gratuito, ci vorrebbe un cambiamento di marcia enorme per un vero e onesto cambiamento. R I P grande campione Marco che tristezze che un campione un uomo come te e stato lasciato solo da tutti ex sportivi che facevano i moralisti in radio tv tutti contro. Purtroppo ecco il risultato oggi....

Complimenti Monti1970
17 marzo 2016 20:51 blardone
Parole sacro sante . Giornalisti hanno il potere Della penna . Per quanto riguarda al Grande Mario Cipollini il ciclismo ha bisogno di lui .lo vedrei bene come Ct e un uomo con le pa... e. signor Cipollini il ciclismo ha bisogno di lei anche nelle categorie giovanili . Forza Mario

Per Berg Seventy
17 marzo 2016 21:14 lele
Io sono un talebano informato.
Mi chiamo Daniele Schena e mi firmo comodamente Lele.
Per tua informazione non deve far "mea culpa" di niente visto che i suoi appunti sui trattamenti "vari" sono stati pubblicati.
Per il resto solo noia....

Ok Lele scusami
18 marzo 2016 07:32 Monti1970
Ritiro tutto quello che ho scritto. Hai ragione te, Cipollini dice solo baggianate, è giusto che il Grande Maradona sia osannato da tutti, un grande atleta e soprattutto una grande persona, mentre Pantani deve mercire sotto terra;una persona che non valeva niente. Il ciclismo è uno sport deleterio che andrebbe abolito sotto ogni forma di vita in tutte le sue forme e proporrei di distruggere tutte le biciclette del mondo. Uno sport di dopati! Il doping esiste solo nel ciclismo e basta,mentre in tutti gli altri altri sport non esiste proprio,nel calcio in particolare addirittura non conosco neppure il significato della parola doping.Hai ragione te Daniele! W il calcio è abbasso il ciclismo. Massimo Monti

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