L'ORA DEL PASTO. Il Giro d'Italia? 110 e... Loda

STORIA | 24/12/2015 | 09:41
“Il Giro d’Italia, noto anche come ‘Corsa Rosa’, è la corsa a tappe di ciclismo su strada più importante del nostro Paese e la seconda a livello internazionale, dopo il Tour de France e prima della Vuelta de Espana. Dal 1909, anno della sua istituzione, si tiene ogni anno, di solito nel mese di maggio”.

Comincia così “Il linguaggio del ciclismo: gli articoli sul Giro d’Italia 2015”, tesi di laurea di Sabina Loda (relatore Arnaldo Soldani) in Editoria e giornalismo all’Università di Verona. Dopo un’introduzione alle origini dello sport moderno e del ciclismo, e dopo una premessa sul linguaggio sportivo e del ciclismo, Sabina Loda approfondisce il lessico tecnico e metaforico prima nella titolazione, poi negli articoli, saltando dalle allitterazioni agli ossimori, dalle iperboli ai neologismi, dall’uso della interpunzione ai frammenti di intervista, dall’apparato iconografico alle tipologie di impaginazione, dai forestierismi (esagerati) alle applicazioni e ai significati dell’aggettivo “rosa”.

Tre i giornali, presi come punti di riferimento: “La Gazzetta dello Sport”, “Corriere della Sera” e “la Repubblica”. Duecentottantuno gli articoli raccolti: rispettivamente 179, 71 e 31. Tre le giornate di lavoro sul campo, anzi, sulla strada, fra marciapiedi e sale-stampa: la Imola-Vicenza, la Tirano-Lugano e la Torino-Milano. Sabina si muoveva silenziosa, svelta, puntuale: una presenza leggera, un’esplorazione tempestiva, un lavoro appassionato. Al passo con i cronisti, al seguito degli inviati, al tavolo degli opinionisti. Dai pullman delle squadre al villaggio di partenza, dal quartiertappa dell’arrivo al podio conclusivo, primo Alberto Contador.

“A fine conferenza lo spagnolo è stato accompagnato, scortato, fuori dalla stanza e dal quartiertappa, letteralmente assalito dai presenti per un autografo o una foto-ricordo. Ovviamente, non posso negare che ho provato anch’io a ottenere qualcosa, ma non sono riuscita nell’impresa. A malincuore, diretta in stazione, mi sono dovuta così allontanare dalla zona del quartiertappa, mentre da lontano vedevo che anche l’auto con a bordo Contador e Keisse stava per andar via. Confesso che, in quegli ultimi momenti, mi sono sentita più come un’appassionata delusa che come una ricercatrice alla fine della sua esperienza diretta”.
 
Da “appassionata di sport e aspirante giornalista sportiva”, Sabina tornerà sulle strade del Giro. Idealmente in maglia rosa. Perché con la sua tesi sul linguaggio del ciclismo ha conquistato il massimo: 110 e lode. Anzi: 110 e… Loda.

Marco Pastonesi
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