PROFESSIONISTI | 03/05/2015 | 10:30 In questi giorni al Giro di Turchia abbiamo conosciuto Eugert Zhupa, che un paio di giorni fa si è beccato un cazzotto in corsa dal kazako Grouzdev. Il neopro’ della SouthEast merita di essere ricordato per qualcosa di più e di meglio, come la sua storia: nato a Rrogozhinë il 4 aprile del 1990, vive dall’età di 5 anni a Reggio Emilia, dove da bambino ha mosso le sue prime pedalate.
Eugert sei il primo ciclista professionista albanese della storia, che effetto fa? «Un bell’effetto (sorride, ndr). Spero di essere il primo di tanti. Il ciclismo in Albania non esiste o meglio saranno giusto una trentina i ciclisti praticanti di un certo livello e io sono il primo ad essere arrivato alla massima categoria. Ne vado orgoglioso e sento anche un minimo di responsabilità verso il mio paese di origine, con il quale ammetto di avere però pochi contatti visto che io e la mia famiglia risiediamo in Italia da tanti anni. Non c’è una grande cultura sportiva, ma le gare sono seguite e gli albanesi sono molto patriottici perciò se farò qualcosa di grande diventerò un idolo nazionale».
Come hai scoperto il ciclismo? «Ho iniziato a pedalare a Reggio, un giorno accettai la sfida lanciatami da un amico di papà, appassionato di ciclismo, dovevo scalare una salitella vicino casa entro un certo tempo, vincendola mi sono guadagnato la mia prima bici e l’iscrizione alla squadra del paese. Da quel giorno ho voluto diventare un ciclista. Sono soddisfatto di aver raggiunto questo traguardo, di aver fatto del mio amore per le due ruote il mio lavoro, ma ora davanti a me ho tanti altri obiettivi da raggiungere. Non conta più quanto fatto tra i dilettanti, bisogna dimostrare tutto da capo. Insomma ora si fa sul serio e ne sono davvero felice».
Che corridore pensi di poter diventare? «Uno da classiche, ma devo perdere qualche chilo… Sono le mie corse dei sogni, nei mesi scorsi ho avuto un primo assaggio del nord e me ne sono innamorato. Sogno un giorno di far bene al Fiandre e vincere la Roubaix. Servirà del tempo, per il momento sono già molto orgoglioso di aver portato a termine la Gand di quest’anno. Il 23° posto raccolto in una giornata epica vale quanto tutte le vittorie ottenute finora, anzi di più. Non ho mai patito così tanto il freddo e il vento, ma è stata la corsa più bella che io abbia mai disputato».
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