I CERCA CONTRATTO. Manuel Belletti: Ho ancora qualcosa da dare
PROFESSIONISTI | 14/11/2014 | 07:36 Nelle foto scattate al mare con la sua Sara, gli amici Mauro Finetto, Marco Frapporti e le rispettive fidanzate durante le vacanze in Messico appena finite, Manuel Belletti era sorridente come un qualsiasi ragazzo che si gode una settimana di spensieratezza, ma al ritorno a casa l’umore non è dei migliori, non avendo un lavoro che lo aspetta. Romagnolo classe ’85, velocista, professionista dal 2008, ha difeso i colori della Diquigiovanni Androni, della Colnago, della Ag2r e quest’anno dell’Androni Venezuela conquistando in 7 anni 9 vittorie, tra cui spicca la tappa di Cesenatico del Giro d’Italia 2010.
È la prima volta che ti trovi in questa situazione? «Sì, non mi era mai capitato di restare a piedi. Sto aspettando qualche risposta, ma ormai la vedo sempre più dura. Siamo a metà novembre e tra le mani non ho ancora nulla di concreto, la vedo buia ma spero tanto di trovare una chance per poter continuare a correre».
Pensi di aver sbagliato qualcosa? «No, sicuramente quest’anno ho reso meno di quanto mi aspettassi ma non posso rimproverarmi nulla. In questa stagione in gara ho fatto quello che la squadra mi ha chiesto di fare, in certe occasioni mi sono sacrificato per Van Hummel e altri compagni, l’ho fatto senza problemi. Non sono andato forte come io stesso pretendevo a causa di alcuni problemi fisici, la tendinite causata da alcune cadute ha rovinato il mio rendimento al Giro d'Italia e il prosieguo della stagione dopo un’avvio già al di sotto delle attese».
Dal canto loro, i dirigenti della squadra cosa ti hanno detto? «Mi hanno comunicato le loro scelte tecniche e io ne ho preso atto. Non appena ho saputo che non sarei stato riconfermato ho iniziato a muovermi ma il tempo è quello che è. Mi sarebbe piaciuto poter dire la mia in alcuni casi, ma va bene così. Quest’anno senza volerlo mi sono ritrovato in una spirale negativa ed è andata come è andata. Ho vinto solo una corsa, una tappa al Tour du Limousin, ma ho sempre dato il massimo. Nessuno può dire che non sia stato un professionista al 110%».
Cosa pensi di poter ancora dare al ciclismo? «Guarda non voglio sfruttare l’occasione per fare una sorta di appello ai team manager, non mi piace chiedere, ma spero quanto dimostrato negli anni mi permetta di ricevere la fiducia di qualcuno. Sono certo di avere ancora parecchio da dare e margini di miglioramento. Se qualcuno si farà avanti e crederà in me farò il massimo per ripagare la sua fiducia».
Siete in tanti ad aspettare una chiamata… «Sì, tanti corridori validi. Ho letto le interviste che avete pubblicato i giorni scorsi, mi ha colpito soprattutto quella di Longo Borghini. Se uno come lui, che è una garanzia, si trova in questa situazione c’è da riflettere. Il ruolo del gregario non è più riconosciuto e se hai un’annata no è difficile avere una seconda chance. Io sono il primo che si aspettava di più da se stesso ma ho vissuto momenti non felicissimi, alla Ag2r non mi sono trovato bene e in più occasioni per poco ho sfiorato il risultato pieno, penso al secondo posto in volata dietro a Boss alla Tirreno-Adriatico 2013. A volte basta un pizzico di fortuna in più per ribaltare una stagione. Non c’è posto per tutti, egoisticamente spero di essere tra coloro che riusciranno a conquistarsi uno spazio. Non resta che aspettare e sperare».
Riesci a immaginare la tua vita senza il ciclismo agonistico? «Ora come ora faccio fatica. Prima o poi capiterà a tutti di dover smettere. C’è chi è stato bravo a costruirsi qualcosa di altro mentre correva e chi come me non ha pensato ad un’alternativa perché non si era ancora posto il problema del dopo carriera. Non pensavo di trovarmi senza contratto alla fine di quest’anno. Comunque vada, sicuramente ci sarà da rimboccarsi le maniche».
Ho sempre avuto una grande stima per Manuel Belletti che alcuni anni fa è stato definito il Cavendish italiano. Un grande talento che nella squadra giusta avrebbe potuto esprimersi al meglio e mi riferisco al passaggio alla squadra francese dopo aver lasciato la Colnago dei Reverberi. Sinceramente mi aspettato che sarebbe passato alla Lampre come si rumoreggiava e invece .... Questione di soldi? Non so, forse. E comunque da quel momento la stella di Belletti ha cominciato ad offuscarsi e purtroppo penso che ormai, non brillerà più. Peccato, un vero peccato, un grande talento sprecato.
Lattughina
14 novembre 2014 21:57Veleno
Cavendish italiano ??????? Modolo,Ferrari,Pelucchi,Bonifazio cosa sarebbero allora ??? Le frecce tricolori ??? Lattughina ... vai avanti a fare il fruttivendolo che fai più bella figura !!
x cainoeabele
15 novembre 2014 09:56lattughina
caro cainoeabele, io continuerò a fare il fruttivendolo ma tu vai a scuola di italiano e impara i verbi, io ho detto che alcuni anni fa è stato definito il Cavendish italiano, quindi in passato .... e comunque ognuno è libero di pensarla come meglio crede e tu sei solo un ignorante, sotto tutti i punti di vista. Ciao :-)
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