I CERCA CONTRATTO. Roberto De Patre: una scelta, tante ragioni
PROFESSIONISTI | 09/11/2014 | 07:25 Cinque mesi fa è diventato padre di Clarissa, due mesi fa - il 13 settembre, giorno del suo ventiseiesimo compleanno - ha sposato Marta, oggi volta pagina e lascia il ciclismo professionistico. Roberto De Patre si ferma dopo cinque stagioni nella massima categoria, una con la maglia della Acqua&Saponee quattro con la formazione di Citracca e Scinto.
Roberto, spiegaci questa scelta. «Ci sono tanti piccoli motivi alla base di questa scelta che, vi assicuro, è stata molto meditata e non è arrivata per caso. Ho analizzato con calma la situazione e alla fine ho deciso che non valeva più la pena inseguire un contratto. La crisi economica fa sentire pesantemente i suoi effetti anche sul ciclismo, gli stipendi sono quello che sono... Ho parlato con Citracca, ho parlato con la Vini Fantini, ma nessuno è stato in grado di offrirmi quello che chiedevo, di evitarmi troppi compromessi, quindi ho deciso di smettere. Non è facile nemmeno trovarsi ogni anno aspettare il rinnovo del contratto, a temere di dover smettere, meglio scegliere in piena libertà».
Una decisione coraggiosa, comunque. «Da una parte sì, ma dall'altra so di avere una grande fortuna: la mia famiglia è titolare di una azienda che si occupa di smaltimento rottami, recupero di materiali e tanto altro ancora, quindi la mia strada è segnata. La mia famiglia, giustamente, mi ha sempre portato a pensare che la bicicletta sarebbe stata comunque una parentesi, breve o lunga non importa, e che poi sarebbe stato necessario entrae nel mondo del lavoro. Beh, io mi sono portato avanti, ho la patente per guidare il camion, ho già ottenuto alcune abilitazioni, insomma sono pronto a cominciare una nuova avventura».
Ma il ciclismo... «Nessun pericolo, tutti i De Patre sono cresciuti a pane e bicicletta. Mio padre e i suoi quattro fratelli hanno tutti corso e hanno trasmesso la passione ai propri figli. E da 15 anni abbiamo una squadra attiva in campo giovanile con Giovanissimi, Esordienti e Allievi. Fino allo scorso anno c'erano anche gli Juniores, ma la crisi e la diminuzione delle gare ci hanno consigliato di chiudere: nonostante tutto, continua a non essere facile fare ciclismo in Abruzzo. Ma alla bici non si scappa: il 14 novembre comincerò a frequetare il corso per diventare direttore sportivo».
E poi c'è Marta Bastianelli che ha ripreso a correre... «Dopo la maternità, a mia moglie è "ripartito l'embolo", come si dice in gergo. Ha scoperto di avere nuove motivazioni, ha provato ad allenarsi e capito che il fisico risponde bene, sente di avere ancora qualcosa da dare a questo sport ed è giusto che ci provi. Per ora ha scelto di rientrare con un piccolo team, la Vaiano Fondriest, per restare vicina a Clarissa, poi si vedrà».
Come giudichi la tua carriera? «Buona. Ho sempre fatto il lavoro che mi veniva chiesto, ho sempre saputo qual era il mio ruolo e l'ho rispettato, anche a scapito delle ambizioni personali. Ecco, l'unico rimpianto che ho è quello di aver dovuto correre spesso in Asia e quindi per i velocisti della squadra, mentre le mie caratteristiche sono più adatte alle corse del Nord, tanto è vero che quando le ho disputate mi sono sempre comportato con onore».
Per concludere, cosa ti ha lasciato in eredità il ciclismo? «Una mente più aperta, frutto di viaggi e contatti con ambienti diversi. Di questo si sono subito accorti in azienda e sono decisi a sfruttare questa mia propensione. Io sono pronto, già venerdì ho trascorso una intensa giornata in fiera a valutare macchinari e incontrare clienti. Il lavoro è come il ciclismo: bisogna sempre pedalare...».
I manager e i d.s. lo conoscevano di sicuro farlo passare professionista con un misero 9 posto come miglior piazzamento nei 3 anni da under 23, immagina te come ha fatto verita...
Infatti
9 novembre 2014 19:51verita
Il mio era un commento sarcastico. Ma vedo che nessuno commenta
No comment
9 novembre 2014 20:40easton65
Nella vita caro amico, sono molte le cose che una persona puo\' non sentire......puo\' non sentire parlar bene di un uomo come non puo\' sentire parlarne male, ma la cosa piu\' brutta e\' certamente non sentire quanto si e\' avvolte IDIOTI!! Medita.... medita....., puo\' darsi che inizi a sentire qualcosa e allora capirai anche come gli altri ti vedono!!!!!
Ahahahha
9 novembre 2014 21:07verita
Belle parole ma la verità la sai anche tu! Easton65
Bravo comunque
9 novembre 2014 22:52enrich84
Non conosco personalmente De Patre, lo conosco solo perchè ho corso nell'ambiente Citracca e Scinto per diversi anni.
Penso solo che anche se in 5 anni non si è mai parlato di lui o è sempre stato considerato un corridore di serie c tra i prof, ha comunque portato avanti la sua passione, dimostrando di mettercela tutta e non si è mai tirato indietro davanti a gli ordini. Stimo più lui che tanti altri prof che tra dilettanti hanno stra vinto e poi quando sono passati prof non li senti più oppure si accontentano di correre in squadrette pur di apparire tra i professionisti. Bravo comunque De Patre per aver portato avanti la tua passione, come dici tu il ciclismo insegna ad avere una mente più aperta per stare al passo con il mondo!
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